"Nessuno gli mise le mani addosso"

Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo - Trattato di principi, libro 2, cap. 6,2: PG 11, 210-211

aprile 06 , 2019
Riscontriamo in Cristo contemporaneamente i lineamenti umani comuni alla nostra debolezza di mortali, e i lineamenti divini propri soltanto di quella natura sovrana e ineffabile. Di fronte a ciò, l'intelligenza umana, troppo piccola, è presa da tale ammirazione da non sapere che dire e come orientarsi. Sa che Cristo è Dio, e tuttavia lo vede morire ; se poi lo considera un uomo, ecco che lo vede risorgere col suo bottino di vittoria dopo aver distrutto il regno della morte. La nostra contemplazione, meditando nello stesso Gesù la verità delle due nature, deve procedere con riverente timore, evitando sia di attribuire cose indegne o sconvenienti all'ineffabile essenza divina, sia di considerare gli avvenimenti storici come apparenze illusorie. In verità spiegare tali cose a intelligenze umane e cercare di esprimere parole, è impresa superiore alle nostre forze e ai nostri meriti e supera l'intelligenza e la parola. Anzi, penso che superi le capacità degli stessi apostoli. Ancor più: la spiegazione di questo mistero trascende probabilmente tutto l'ordine delle potenze celesti.    

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