Non condannate e non sarete condannati

Lunedì della Seconda Settimana di Quaresima

marzo 01 , 2021

1) Orazione iniziale

O Dio, che hai ordinato la penitenza del corpo come medicina dell’anima, fa’ che ci asteniamo da ogni peccato per avere la forza di osservare i comandamenti del tuo amore.

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2) Lettura: Libro di Daniele 9, 4 - 10

Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all’alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.

 

3) Commento  su  Libro di Daniele 9, 4 - 10

Consapevole della debolezza e fragilità umana, il profeta Daniele nella prima lettura ci invita a sintonizzarci con lui in una supplica fiduciosa rivolta al Signore, fedele e benevolo verso coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti. Quando l'uomo riconosce non aver ascoltato la voce del Signore, confessa la propria colpa e si affida alla sua bontà, può veramente riconoscere il nostro Dio come è: misericordia e perdono (cf Dan 9,4-10). Non solo: può essere e agire come Lui!  "A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto..." (Dn 9, 7) - Come vivere questa Parola?

Bellissima la prima lettura di oggi! Una stupenda scuola di preghiera sintetizzata in poche righe: ci dice come metterci di fronte a Dio, come invocarlo, cosa dirgli, quando e perché dirglielo.

Una preghiera di richiesta di perdono, che si impasta con una lode a Dio, un riconoscimento della sua grandezza, della sua giustizia, della sua misericordia e del suo perdono. Una lode a Dio che fa la strada al riconoscimento del proprio peccato. Con onestà e precisione. Senza falsi vittimismi, ma esprimendo il sentimento più vero che segue il dirsi peccatori: la vergogna. Non basta dire che siamo peccatori ed esternare segni di pentimento. Bisogna vergognarsi, far arrivare la vergogna sul volto, come se da dentro qualcosa che si muove e si ribella possa arrivare fuori e determinare la liberazione dal male con cui si è convissuto. Credo che la vergogna sia un sentimento onesto, un riconoscimento doloroso, ma che coinvolge talmente e si rende evidente, da permettere di prendere ufficialmente la distanza da quello che ci aveva allontanato da Dio. 

Nella preghiera, sul volto dell'uomo rimane sempre la vergogna, invece Dio è riconosciuto come grande, come giusto, poi misericordioso e capace di perdono. Ancora a confermare che la giustizia di Dio è misericordia e perdono.

Signore, che non muoia la vergogna sul nostro volto, che non muoia in noi il coraggio di riconoscere il male e di prenderne le distanze.

Ecco la voce di uno scrittore Pier Luigi Celli: La cultura della vergogna è propria delle società molto intrecciate, ricche di valori condivisi, ed è una barriera potente a comportamenti incoerenti. Forse per questo è così poco di moda nel nostro paese. Senza vergogna, privi di quel sentimento imbarazzato che fa da ponte tra la colpa e l'orgoglio, una società decade rapidamente nei suoi legami di solidarietà, si disfa in un individualismo sempre più solitario e selvaggio, si corrompe.

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4) Lettura: dal Vangelo secondo Luca 6, 36 - 38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 

5) Riflessione sul Vangelo secondo Luca 6, 36 - 38

Perdonate e vi sarà perdonato.

Dopo l'invito a essere perfetti come il Padre, già riportato qualche giorno fa', oggi nel Vangelo di Luca ritorna l'esortazione a relazionarci a Dio nella misericordia. Ci potremmo sentire più vicini ad esprimere questo profondo sentimento nei confronti dei nostri fratelli, ma non è così semplice. La misericordia nell'Antico Testamento è l'attributo proprio di Dio: "eterna è la sua misericordia". E non è tutto. Il compimento della rivelazione poi l'abbiamo nel Nuovo Testamento. In Gesù il Padre si è mostrato veramente Padre, amandoci prima che noi l'amassimo. "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo". La misericordia non è un semplice attestato di benevolenza, ma il massimo amore. Ciò che Dio non ha compiuto con la potenza, l'ha compiuto con l'impotenza della sua mano inchiodata alla croce. Prima che l'uomo chiedesse perdono, Dio Padre in Gesù, già l'aveva elargito con abbondanza su di noi, e questa è misericordia. La misericordia è amore anticipato. Così si mostra Dio all'umanità. Per questo Gesù esortò i suoi discepoli a vivere secondo misericordia, a lasciarsi impietosire dalla miseria degli altri. Tre verbi ritmano il comportamento nella comunità: non giudicate, non condannate, perdonate. In essa viviamo rapporti nuovi di amore reciproco, che però sono sempre insidiati dal male. Per questo, anche all'interno della comunità, l'amore non perde mai il suo carattere di misericordia. Il nostro dare misericordia è in realtà il nostro stesso riceverne. Per essa siamo incorporati in Gesù e traspare quell'amore di Dio "riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". Nella misura in cui si dà al fratello si riceve da Dio, così come nella misura in cui si riceve da Dio si dà al fratello. Siamo chiamati ad identificarci con il mistero della misericordia del Signore.

I tre brevi versi del Vangelo di oggi (Lc 6,36-38) sono una parte finale di un breve discorso di Gesù (Lc 6,20-38). Nella prima parte del discorso, si rivolge ai discepoli (Lc 6,20) ed ai ricchi (Lc 6,24) proclamando quattro beatitudini per i discepoli (Lc 6,20-23), e per i ricchi quattro maledizioni (Lc 6,20-26). Nella seconda parte, si rivolge a tutti coloro che ascoltano (Lc 6,27), cioè, quella moltitudine immensa di poveri e malati, venuta da tutte le parti (Lc 6,17-19). Le parole che rivolge a questa gente ed a tutti noi sono esigenti e difficili: amare i nemici (Lc 6,27), non maledirli (Lc 6,28), offrire l’altra guancia a chi ne schiaffeggia una e non reclamare se qualcuno prende ciò che è nostro (Lc 6,29). Come capire questi consigli così esigenti? La spiegazione ci è data nei tre versi del vangelo di oggi, da cui attingiamo il centro della Buona Novella portata da Gesù. Luca 6,36: Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Le beatitudini per i discepoli (Lc 6,20-23) e le maledizioni contro i ricchi (Lc 6,24-26) non possono essere interpretate come un’occasione per i poveri di vendicarsi dei ricchi. Gesù ordina di avere l’atteggiamento contrario. Dice: "Amate i vostri nemici!" (Lc 6,27). La mutazione o la conversione che Gesù vuole compiere in noi non consiste nel dare un giro appena per invertire il sistema, perché in questo modo nulla cambierebbe. Lui vuole cambiare il sistema. La novità che Gesù vuole costruire viene dalla nuova esperienza che lui ha di Dio Padre/Madre pieno di tenerezza che accoglie tutti, buoni e cattivi, che fa brillare il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). Il vero amore non dipende, né può dipendere da ciò che io ricevo dall’altro. L’amore deve volere il bene dell’altro indipendentemente da ciò che lui fa per me. Poiché così è l’amore di Dio per noi. Lui è misericordioso non solo verso i buoni, ma con tutti, perfino con “gli ingrati ed i malvagi” (Lc 6,35). I discepoli e le discepole di Gesù devono irradiare questo amore misericordioso. Luca 6,37-38: Non giudicate e non sarete giudicati. Queste parole finali ripetono in modo più chiaro ciò che Gesù aveva detto precedentemente: “Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro” (Lc 6,31; cf. Mt 7,12). Se non vuoi essere giudicato, non giudicare! Se non vuoi essere condannato, non condannare! Se vuoi essere perdonato, perdona! Se vuoi ricevere una buona misura, dà una buona misura agli altri! Non aspettare fino a che l’altro prenda l’iniziativa, ma prendila tu e comincia già! E vedrai che è così!

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 6) Per un confronto personale

La Quaresima è un tempo di conversione. Qual'è la conversione che il vangelo di oggi mi chiede? Sei stato già misericordioso come il Padre celeste lo è?

 

7) Preghiera finale: Salmo 78

Signore, non trattarci secondo i nostri peccati.

 

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:

presto ci venga incontro la tua misericordia,

perché siamo così poveri!

 

Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,

per la gloria del tuo nome;

liberaci e perdona i nostri peccati

a motivo del tuo nome.

 

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;

con la grandezza del tuo braccio

salva i condannati a morte.

 

E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,

ti renderemo grazie per sempre;

di generazione in generazione narreremo la tua lode.

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