NON HO TEMPO

Cammino quaresimale

marzo 04 , 2017

«Il tempo passa…Ho perso tempo…Non ho più tempo…Il tempo è denaro…».

Siamo stressati dal tempo. Anche noi preti. E tutte le nostre relazioni ne soffrono. Oggi in particolare si sono create esigenze lavorative che hanno cancellato in pochi anni i diritti che i nostri padri avevano conquistato con lotte sociali: 8 ore per lavorare, 8 ore per riposare, 8 ore per vivere. La nostra vita familiare, sociale, comunitaria ormai è uno struscio senza volti e senza parole. Intimità violate nella grande piazza anonima dei supermercati aperti 24 h. Giochiamo una partita senza timeout o break. Si rischia così un deficit educativo nelle famiglie per tutto lo sciame dei nostri ragazzini e adolescenti vulnerabili e un deficit affettivo per tutte le coppie impossibilitate a dedicarsi reciprocamente. Oggi vince il mercato, la globalizzazione, la crisi. E nessuna organizzazione politica o sindacale alza la voce per una obiezione di coscienza collettiva. Perché, da soli, restiamo schiavi perduti del tempo.

CUSTODIRE E COLTIVARE TEMPI PER IL “GRATIS”

Nel Libro del Qoelet, la Bibbia ritma così il nostro tempo:

Per ogni cosa c’è il suo:
un tempo per piantare e un tempo per sradicare
un tempo per gemere e un tempo per ballare
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?
Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini: Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore
.

Il settimo giorno è per i cristiani il «giorno del Signore» perché celebra il Risorto presente nella comunità cristiana, nella famiglia e nella vita personale. È la Pasqua settimanale. Per capire la singolarità della domenica cristiana è necessario riferirsi al senso del comandamento ebraico del sabato. Il popolo di Dio deve dedicare un tempo riservato a Dio e all’uomo. Nell’antico testamento c’è un forte intreccio tra il settimo giorno della creazione e la legge di santificare il sabato. Il culto e la festa danno un senso anche al tempo umano. Il settimo giorno custodisce il tempo dell’uomo, il suo spazio di gratuità e relazione. È quanto mai opportuno che le famiglie riscoprano la festa come luogo della prossimità reciproca e dell’incontro con Dio. Anche i gesti della fede nel giorno di domenica e nei “tempi forti” dell’anno (Avvento, Quaresima) dovrebbero segnare la vita della famiglia, dentro la casa e nella partecipazione alla vita della comunità. Un ebreo ha scritto: “Non è tanto Israele che ha custodito il sabato, ma è il sabato che ha custodito Israele”. Così anche la domenica cristiana custodisce la famiglia perché rinnova le relazioni familiari e apre all’incontro con il mistero di Dio. In casa e nella comunità cristiana, la famiglia sperimenta la gioia di trasformare la vita di tutti giorni in liturgia vivente. La famiglia chiamata a riposare nel Signore sa riorientare la dispersione dei giorni verso il giorno della gratitudine.

Un discepolo cercò il rabbino Nahman di Braslaw e gli disse: "Non continuerò i miei studi dei Testi Sacri. Abito in una piccola casa con i miei fratelli e i genitori, e non trovo mai le condizioni ideali per concentrarmi su ciò che è importante". Nahman indicò il sole e chiese al suo discepolo di mettersi la mano davanti al viso, in modo da occultarlo. Il discepolo lo fece. Il rabbi allora gli disse: "La tua mano è piccola, eppure riesce a coprire completamente la luce e la maestosità dell’immenso sole. Così la tua mediocrità ha il potere di darti la scusa per non proseguire nella tua ricerca spirituale. Non incolpare gli altri per la tua pigrizia".

(grazie alle comunità di S. Evasio e Buon Pastore)

Don Giancarlo

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