Non nominare Dio senza motivo

II comandamento

marzo 31 , 2019

Proseguiamo la rilettura dei Comandamenti attualizzandone il senso morale e sociale, presentando il secondo: Non nominare Dio senza motivo. 

I crociati partirono alla conquista di Gerusalemme al grido di battaglia: “Dio lo vuole!”. Sui cinturoni dei soldati di Hitler, che scatenò la seconda guerra mondiale, c’era inciso: “Gott mit uns” (Dio è con noi). Alcuni moderni califfi dichiarano “la guerra santa”, la Jihad, nel nome di Allah e lo ringraziano per le stragi delle Torri Gemelle di New York. Oppure: C’è chi se la prende con Dio per un’alluvione, o per lo Tsunami, o ancora per un incidente stradale. Lo si chiama in causa con una pubblicità irriverente: “Con una moto così … vado da Dio!”

Ma davvero Dio c’entra qualcosa in tutte queste situazioni? Oppure il suo nome è usato a sproposito. Che cosa vuol dire il Secondo Comandamento: “Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio”?

Per capirlo dobbiamo conoscere il significato delle parole nome e invano. Il nome per gli antichi indicava tutta la persona. Conoscere il nome di una persona voleva dire possedere un certo dominio su di lei. Quindi conoscere il nome di una divinità voleva dire averla magicamente in pugno. Invano, non equivale al nostro “a vanvera” o “inutilmente”, ma vuol dire falso. Se ne faceva uso durante i processi in cui si invocava Dio come testimone delle proprie affermazioni oppure dei giuramenti falsi, o delle promesse che non si sarebbero mantenute (= spergiuro). Il nome di Dio veniva anche usato “invano” nelle sedute di magia e nei riti superstiziosi. Con il tempo il divieto si è allargato alle mancanze di rispetto nei confronti di Dio, basate sul linguaggio sboccato (barzellette, modi di dire, imprecazioni …) o volgare (la bestemmia nei confronti del Signore, della Madonna, dei Santi). Per osservare e rispettare il comandamento … Dio non va strombazzato in ogni momento, ma usato solo quando ti senti di parlare con Lui (pregare). Chi se la prende con Dio e lo offende con le parole pensa di essere furbo. Ma è troppo facile attaccare chi, come Lui, lascia dire e fare. Non reagisce come noi. Preferisce “incassare perché è troppo buono. Gradirebbe comunque che qualcuno che lo rispetta, per esempio facesse presente a chi lo bestemmia che non è poi tanto intelligente. Invece di ricorrere al giuramento per salvarsi in corner quando se n’è combinata una grossa e non si ha il coraggio di ammetterlo, occorre armarsi di coraggio e dire la verità senza bisogno di giurare. Non nominare il nome di Dio invano vuol anche dire nominarlo bene. Perché non provare a vincere la vergogna e impegnarsi ogni tanto a discutere su temi che riguardano Dio. (ad es. Si può chiamare una “guerra santa” in nome suo? Cosa c’entra Dio con le vittime innocenti di un disastro?)

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