Oro, incenso e mirra

San Bruno di Segni (ca 1045-1123), vescovo - 1° discorso sull'Epifania; PL 165, 863

gennaio 06 , 2022
Guidati dalla stella, i Magi venuti dall'Oriente a Betlemme entrarono nella casa dove la Beata Vergine Maria stava con il bambino; aprendo i loro tesori, offrirono tre doni al Signore: oro, incenso e mirra, con i quali lo confessarono essere vero Dio, vero uomo e vero re. Questi sono i doni che la santa Chiesa non cessa di offrire a Dio suo Salvatore. Offre incenso quando confessa e crede in lui come il vero Signore, creatore dell'universo; offre mirra quando afferma che ha preso la sostanza della nostra carne, nella quale era disposto a soffrire e morire per la nostra salvezza; offre oro quando non esita a proclamare che egli regna eternamente con il Padre e lo Spirito Santo. (...) A questa offerta si può dare un altro significato mistico. Secondo Salomone, l'oro significa la saggezza celeste: "Il tesoro più prezioso si trova nella bocca del saggio" (cfr. Pr 21,20) (...) Secondo il salmista, l'incenso simboleggia la preghiera pura: "Come incenso salga a te la mia preghiera" (Sal 141,2). Perché se la nostra preghiera è pura, essa esala verso Dio una fragranza più pura del fumo dell'incenso; e come questo fumo sale verso il cielo, così la nostra preghiera è diretta verso il Signore. La mirra simboleggia la mortificazione della nostra carne. Così offriamo oro al Signore quando brilliamo davanti a lui con la luce della saggezza celeste. (...) Gli offriamo incenso quando gli eleviamo una preghiera pura. E mirra quando, attraverso l'astinenza, "mortificando la nostra carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze" (Gal 5,24), portiamo la croce sulle orme di Gesù.     

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Le letture del giorno secondo il calendario liturgico.

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