Pasqua di Risurrezione - Anno C

Il volto del cristiano - Omelia di Don Giancarlo

aprile 21 , 2019

“Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la grande quantità di pesci”. (Gv 21,4-6)

Che cosa dice il testo su Gesù? Dice come Gesù si presenta e quando. Si presenta all’alba, cioè in una luce velata, in quel momento del mattino in cui si vede sì e no. L’angoscia della notte è passata ma il sole non è ancora sfolgorante. A questa indicazione meteorologicafisica si aggiunge l’altra: che i discepoli non si erano accorti.

Gesù si presenta ma è un po’ enigmatico, da lontano. Non si sa chi è. Si vede qualcuno, una figura confusa, forse qualche presentimento, così come talora abbiamo. Questo modo velato di presentarsi di Gesù non è un’eccezione nei racconti dopo la risurrezione.

La stessa cosa è raccontata dei discepoli di Emmaus: “I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,16). E anche Maddalena piangeva ma non riconosceva che aveva davanti. Vuol dire che riconoscere Gesù quando si presenta a noi come Risorto non è così facile come riconoscerlo quando era uomo e bastava toccarlo. Qui c’è un cammino più lungo, un itinerario da percorrere. […] non è una cosa che dipende puramente dagli occhi, perché non è un’evidenza fisica: è un’evidenza morale e interiore, che richiede il cammino dell’uomo.

La conoscenza di Dio è un cammino, in cui l’uomo ascende verso la sua autenticità e ascendendo verso di essa, riconosce questa presenza. È un cammino che comporta una dinamica, uno svolgimento ordinario dei desideri […]. La presenza di Gesù è velata, enigmatica, reale, ma tale da stimolare la ricerca, che è fondamentale per l’uomo, così come lo è il cammino del desiderio purificato perché possiamo diventare noi stessi.

Qualche volta noi ci crogioliamo un po’, ci lamentiamo col Signore, che non si manifesta in maniera più chiara, che permette tante beghe nella Chiesa, che non ci dice come fare. Adagio adagio, però, si capisce che il Signore vuole che noi cerchiamo, che cresciamo in questa ricerca. Noi diventiamo veri ricercatori di Dio cercando la sua volontà, cercandola in questa Chiesa, in questo mondo, in questa società, in queste situazioni difficili, crescendo nel dialogo, nella pazienza, nella sopportazione, nell’ascolto. Così cresciamo. Se no saremmo degli automi; se ogni mattina ci svegliassimo col programma già fatto da Dio, allora non ci sarebbe più problema. Invece siamo degli operatori attivi e cresciamo responsabilmente nel Regno di Dio, cercando umilmente la sua volontà e purificandoci in questa ricerca.

Ciò vale anche per la ricerca di Dio in se stesso, che è crescita interiore purificante, faticosa, e se molti arrivano a non credere in Dio, non è perché abbiano più o meno argomenti di noi, ma perché si sono stancati di cercarlo, cioè hanno finito di fare il vero mestiere di uomo che è mettersi di fronte alla verità.

(Card. Carlo Maria Martini)

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