“Potete bere il calice che io sto per bere?”

San Basilio (ca 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa - Omelia sul salmo 115, §4

luglio 25 , 2020
“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12) Non sacrifici, non olocausti, né l’osservanza legale del culto, ma l’intera mia vita. E per questo, dice il salmista, “Alzerò il calice della salvezza” (v.13). Il salmista chiama suo calice lo sforzo che ha sopportato nella lotta per restare fedele a Dio e la costanza con cui ha resistito al peccato fino alla morte. A proposito di questo calice il Signore stesso dice nei vangeli: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26,39). E ancora ai discepoli: “Potete bere il calice che io sto per bere?” Parlava della morte che voleva soffrire per la salvezza del mondo. Ecco perché dice: “Alzerò il calice della salvezza”, cioè, sono tutto teso, brucio dal desiderio che si compia il martirio, al punto che tengo fra le mani non la sofferenza, ma i tormenti sofferti nella lotta dell’amore filiale per il riposo dell’anima e del corpo. Io stesso, dunque, egli dice, mi offrirò al Signore, come un sacrificio e un’oblazione (…). E sono pronto a testimoniare le promesse davanti a tutto il popolo, poiché “Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo” (v. 14).    

12. L’amore sopporta

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