"Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe"

San Giovanni XXIII (1881-1963), papa - Giornale dell'anima

luglio 13 , 2018
Occorre trattare ognuno con rispetto, con prudenza e con una semplicità evangelica... Questo è conforme all'esempio di Gesù : dar prova della semplicità più attraente, senza pure abbandonare la prudenza dei sapienti e dei santi che Dio aiuta. La semplicità può suscitare, non dico dello sdegno, ma una minore considerazione da parte dei furbi. Non importa se i furbi, di cui non si deve tenere alcun conto, infliggono qualche umiliazione con i loro giudizi e le loro battute di spirito; tutto torna a loro danno e confusione. Chi è "semplice, retto e temendo Dio" è sempre il più degno e il più forte. A condizione naturalmente, che sia sempre sostenuto da una prudenza saggia e piena di grazia. È semplice chi non si vergogna di confessare il Vangelo anche davanti a uomini che vedono in esso soltanto una debolezza e una puerilità, e di confessarlo in ogni sua parte, in ogni occasione e in presenza di chiunque. Non si lascia ingannare o trascinare dal prossimo nel suo giudizio, e non perde la serenità dell'anima qualunque sia l'atteggiamento che gli altri assumono nei suoi confronti. È prudente chi sa tacere una parte della verità che sarebbe inopportuno manifestare, e che può tacere senza che il suo silenzio alteri o falsifichi la parte della verità che ha detta; egli sa raggiungere i buoni fini che si propone, scegliendo i mezzi più efficaci...; in ogni circonstanza distingue l'essenziale e non si lascia ingombrare dall'accessorio...; all'inizio di tutto ciò, egli spera la riuscita da Dio solo. ... Non c'è nulla nella semplicità che contraddica la prudenza, e vice versa. La semplicità è amore; la prudenza è pensiero. L'amore prega, l'intelligenza veglia: "Vegliate e pregate" (Mt 26,41). In una conciliazione perfetta. L'amore è come la colomba che geme; l'intelligenza, rivolta all'azione, è come il serpente che non cade mai a terra, né si urta, perché avanza tastando con il capo ogni asperità del terreno.    

Oggi viviamo in un mondo violento, ma com’era secoli fa?

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Facciamo un salto nel tempo e spostiamoci a Castione Baratti. È il 25 giugno del 1564, domenica, siamo precisamente nella località di Orio, presso la Maestà detta “del rio” o “la Maestà di Gregorio”; sono circa le sei del pomeriggio ed è in atto una festa: è il giorno del matrimonio della figlia di Gregorio di Orio. C’è una gran folla e tutti hanno voglia di ballare e divertirsi. Giungono a cavallo due signorotti...

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