"Pulisci prima l'interno"

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa - Commento alla 1a lettera di S. Giovanni - Omelia 6 § 3

agosto 28 , 2018
"Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore" (1Gv 3,18-19). Che significa: davanti a lui? Là dove lui solo vede. Per cui il Signore stesso nel Vangelo dice: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 6,1)... Sei qui davanti a Dio, ebbene interroga il tuo cuore; guarda che cosa hai fatto, che cosa hai desiderato nel tuo agire: la tua salvezza oppure la lode degli uomini che si disperde al vento? Guarda dentro la tua coscienza, poiché l'uomo non può giudicare colui che non riesce a vedere. Se vogliamo mettere in pace la nostra coscienza, facciamolo davanti a Dio. "Se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa" - se cioè ci accusa interiormente, perché non agiamo con quella intenzione che dovevamo avere - "Dio è più grande del nostro cuore e tutto conosce" (1Gv 3,20). Tu nascondi il tuo cuore agli uomini: nascondilo a Dio, se puoi! Come potrai nasconderlo a lui, a cui un certo peccatore, timoroso, confessò: "Dove troverò rifugio lontano dal tuo spirito, lontano dal tuo volto?" Costui cercava un luogo ove fuggire e sottrarsi al giudizio di Dio ma non lo trovava. Dove infatti non è Dio? "Se salirò fino al cielo, là tu sei; se scenderò negli abissi, tu sei presente" (Sal 138, 7-8). Dove andrai, dove fuggirai? Se vuoi un consiglio, rifugiati presso di lui, quando vuoi da lui fuggire. Rifugiati presso di lui con fiducia, e non già sottrarti al suo sguardo: non lo potresti fare, mentre puoi a lui aprire con fiducia il tuo cuore. Digli dunque: Tu sei il mio rifugio (Sal 31, 7); troverà allora alimento in te quell'amore che solo porta alla vita.     

Il giorno della Liberazione

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La pace giunse solo il 25 aprile del 1945, dopo due anni terribili di paure e sofferenze. Il giorno della Liberazione, raccontato da Mons. Varesi, nella sua Cronaca: “25 aprile. La notte, che si presentava agitata, è invece trascorsa tranquilla. Di buon mattino si odono i canti dei gruppi di partigiani che si avviano alla volta di Parma. Improvvisamente alle 6.30 si sparge la voce dell’arrivo di brasiliani e sudafricani: da prima molti rimangono dubitanti,...

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