“Quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo”

Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc), reclusa inglese - Rivelazioni dell’amore divino, cap. 36

gennaio 23 , 2020
Per tutto il tempo che vivremo, quando nella nostra insipienza volgiamo lo sguardo a ciò che è riprovevole, nostro Signore Iddio ci avverte teneramente e ci chiama con gran gioia, dicendo all’anima: «Abbandona ciò che ami, figlio mio carissimo. Volgiti a me; sono io tutto quanto desideri. Rallegrati nel tuo salvatore e nella tua salvezza». Sono certa che l’anima perspicace per la grazia vedrà e sentirà che nostro Signore agisce in noi così. Poiché, se quest’azione concerne l’umanità in genere, ogni singolo uomo non ne è escluso. (…) Ma, ancor più, Dio ha illuminato la mia intelligenza e mi ha fatto capire come Egli opera i miracoli: “Si sa che quaggiù ho già compiuto molti miracoli, straordinari e meravigliosi, grandi e gloriosi. Ciò che ho fatto allora, continuo a farlo e lo farò in avvenire”. Sappiamo che ogni miracolo è preceduto da dolori, angosce, tribolazioni. E’ perché prendiamo coscienza della nostra debolezza e delle sciocchezze che commettiamo a causa del peccato, e così diventiamo umili e ci rivolgiamo a Dio implorando il suo aiuto e la sua grazia. I miracoli vengono dopo, dall’onnipotenza, sapienza e bontà di Dio, e rivelano la forza e le beatitudini del cielo, per quanto è possibile in questa vita temporale. Così si rafforza la nostra fede e cresce la speranza nell’amore. Ecco perché piace a Dio essere conosciuto e glorificato attraverso i miracoli. Vuole che non siamo oppressi dalla tristezza e dalle tempeste che ci capitano; succede sempre così prima dei miracoli!     

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