"Quanti lo toccavano guarivano"

San Leone Magno (? - ca 461), papa e dottore della Chiesa - Lettera 28, 3-4 a Flaviano; PL 54, 763-767

febbraio 10 , 2020
L'umiltà della nostra natura fu assunta dalla Maestà divina, la nostra debolezza dalla sua forza, la nostra mortalità da colui che è eterno; e per pagare il debito che gravava sulla nostra condizione, la natura inalterabile di Dio si è unita alla nostra natura soggetta al dolore. Tutto questo avvenne perché, per guarirci, il solo e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù (1 Tm 2,5), immune dalla morte per un verso, fosse, per l'altro, ad essa soggetto. E' dunque nella natura integrale e completa di un vero uomo che il vero Dio è nato (...). Ha preso la natura di schiavo senza la macchia del peccato; ha rialzato l'umanità senza abbassare la divinità. Spogliando se stesso (Fil 2,7), colui che era invisibile si è reso visibile; il Creatore e Signore di tutte le cose ha voluto essere mortale fra i mortali. Ma tutto ciò era la condiscendenza della sua misericordia, non la perdita della sua potenza. (...) Si tratta di una condizione nuova (...): infinito, si lascia circoscrivere; esistente prima di tutti i tempi, comincia a vivere nel tempo; padrone e signore dell'universo, nasconde la sua infinità maestà e prende la forma di servo (Fil 2,7); Dio incapace di soffrire non disdegna di farsi uomo capace di soffrire, lui che è immortale si assoggetta alle leggi della morte. Colui infatti che è vero Dio, è anche vero uomo. (...) E' vero Dio per il fatto che “in principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”; è uomo per il fatto che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14).    

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