Quaresima, tempo di riflessione e di rinascita

marzo 01 , 2020

L'etimologia della parola Quaresima, è da ricondursi al latino ecclesiastico quadragēsĭma, forma femminile dell’aggettivo quadragēsĭmus, quarantesimo, in riferimento al quadragesimus dies, quarantesimo giorno (prima di Pasqua). Per esteso, il suo significato esprime il periodo penitenziale di purificazione che segue immediatamente il carnevale. La Quaresima inizia dal "mercoledì delle ceneri" e si conclude il "Giovedì Santo" che apre il tempo della Passione di Cristo.

Per antichissima tradizione la Quaresima prevede la pratica del digiuno e dell'astinenza dalle carni, la rinuncia ad esteriorità e piaceri individuali, a favore dell’esercizio spirituale in preparazione della Pasqua. Il digiuno quaresimale è di istituzione apostolica e dura 40 giorni, escluse le domeniche sostituite dai quattro giorni iniziali che incominciano con il Mercoledì delle Ceneri. Oggi il digiuno è limitato al Mercoledì delle Ceneri e ai venerdì di Quaresima. Giorni quindi di penitenza come suggerisce lo stesso numero “quaranta”: Dio ha fatto piovere 40 giorni al tempo del diluvio, per dare agli uomini il tempo di pentirsi; Mosè ed Elia digiunarono per quaranta giorni; gli Israeliti errarono per 40 anni nel deserto onde espiare i loro peccati; Gesù Cristo digiunò quaranta giorni e quaranta notti nel deserto.

Cristo stesso ha inaugurato la Quaresima e se, nella sua suprema sapienza, non ne ha voluto fare un comandamento divino, l’ha però proposta come esempio. Per capire più in profondità l’esempio di Gesù facciamo riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica: “I Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni: «Lo Spirito lo sospinse nel deserto» (Mc 1,12) ed egli vi rimane quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono. Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio. Gesù respinge tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo nel paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana da lui «per ritornare al tempo fissato» (Lc 4,13). Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte per riprendergli il suo bottino. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre. La tentazione di Gesù manifesta quale sia la messianicità del Figlio di Dio, in opposizione a quella propostagli da Satana e che gli uomini desiderano attribuirgli. Per questo Cristo ha vinto il tentatore per noi: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4,15). La Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima”.

Come Gesù, anche a noi sono offerti quaranta giorni per pensare, riflettere sulla nostra esistenza, domandarci qual è il disegno di Dio su di noi, predisponendoci ad accoglierlo con serenità perché qualunque destino ci sia riservato, se è Dio che lo dona, non può essere che bene e salvezza. Oggi è difficile parlare della Quaresima come tempo riflessivo e penitenziale; per tanti è più una tradizione che altro: qualche privazione, qualche opera buona, qualche visita in Chiesa in più: “gesti” che apparentemente compensano l’incapacità di fare “deserto” intorno a noi, di vivere da protagonisti la Quaresima cercando il dialogo diretto con Dio. Il frutto dell’interiorizzazione di Dio non si palesa in opere che tranquillizzano la coscienza: faccio del bene, quando posso e come posso, dunque sono buono; se Dio è in noi l’esibizione non ha senso. Se Dio è in noi ogni attimo della nostra vita è già espressione della sua volontà. Il fare il bene per far vedere che si fa è costume dell’uomo, è frutto della tentazione di apparire, è falsa identità cristiana. La Quaresima rinnova ogni anno la stessa domanda: quanto è autentica la mia vita con Cristo? Siamo invitati a fare ritorno, a convertirci, ovvero a ridurre, almeno un po’, la distanza tra i nostri pensieri e quelli di Gesù Cristo.

Fontanazzo 2019

Close

Finalmente qualcosa di nuovo e di entusiasmante, i nostri ragazzi dell’oratorio, dopo aver organizzato ed animato il “ GREST-in tut’ insema” sono partiti per il campo estivo a Fontanazzo, piccola frazione del comune di Mazzin (TN) nella meravigliosa Val di Fassa. Per Fontanazzo, divisi in due gruppi, sono partiti 72 ragazzi e 10 animatori assistiti da alcuni adulti e dal nostro Don Giancarlo: il primo gruppo ha soggiornato dal 30 giugno al 07 luglio mentre il...

Continua...





Avvisi e Comunicazioni

Visita alle Famiglie
Martedì 7 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 7 Leggi

Visita alle Famiglie
Mercoledì 8 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi