"Rendere gloria a Dio"

Vita di san Francesco d’Assisi detta “Compilazione di Perugia” (ca 1311) - § 43

novembre 15 , 2017
Due anni prima della morte, il beato Francesco era già molto malato, e soffriva soprattutto agli occhi... Ha trascorso più di cinquanta giorni, senza poter sopportare durante il giorno il chiarore del sole, né durante la notte la luce del fuoco. Rimaneva continuamente nel buio all’interno della casa, nella sua cella... Una notte, mentre rifletteva su tutte le tribolazioni che stava sopportando, ebbe pietà di sé e disse interiormente: “Signore, aiutami nelle mie infermità, affinché io abbia la fortezza di sopportarle pazientemente!” E improvvisamente, sentì dentro di sé una voce: “Dimmi, fratello: se in cambio delle tue sofferenze e tribolazioni, ti fosse dato un immenso e prezioso tesoro..., non ti rallegreresti?... Rallegrati e sii nella gioia in mezzo alle tue infermità e tribolazioni: fin d’ora vivi in pace come se condividessi già il mio Regno.” Il giorno dopo disse ai suoi compagni...: “Dio mi ha dato una tale grazia e benedizione da degnarsi, nella sua misericordia, di assicurare a me, suo povero e indegno servo che vive ancora quaggiù, che avrei condiviso il suo Regno. Per questo, per la sua gloria, per la mia consolazione e l’edificazione del prossimo, vorrei comporre una nuova “Lode del Signore” per le sue creature. Ogni giorno esse servono ai nostri bisogni, senza di esse non potremmo vivere e per loro mezzo il genere umano offende molto il Creatore. Ogni giorno, misconosciamo un così grande beneficio, non lodando come dovremmo il Creatore e Dispensatore di tutti questi doni”... Queste “Lodi del Signore” che cominciano con “Altissimo e Onnipotente e buon Signore”, le ha chiamate “Cantico di fratello Sole”. Questa è infatti la più bella di tutte le creature, quella che meglio di tutte possiamo paragonare a Dio. E diceva: “Nel sorgere del sole, ogni uomo dovrebbe lodare Dio per aver creato questo astro, che durante il giorno dà agli occhi la loro luce; la sera quando viene la notte, ogni uomo dovrebbe lodare Dio per quest’altra creatura, nostro fratello fuoco, che, nelle tenebre, permette ai nostri occhi di vedere la luce. Siamo tutti come dei ciechi, e per mezzo di queste due creature, Dio ci dà la luce. Per questo, per queste creature e per le altre che ci servono ogni giorno, dobbiamo lodare particolarmente il loro glorioso Creatore!” Lui stesso faceva questo di tutto cuore, sia malato che in buona salute e volentieri invitava gli altri a cantare la gloria del Signore. Quando è stato sopraffatto dalla malattia, intonava sovente questo cantico, facendo continuare i suoi compagni; dimenticava così, nel considerare la gloria del Signore, la violenza dei suoi dolori e dei suoi mali. Ha agito in questo modo fino al giorno della morte.    

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