Sabato della Prima Settimana di Avvento (Anno A)

San Francesco Saverio

dicembre 03 , 2022

1) Preghiera

O Dio, che hai chiamato alla fede molti popoli con la predicazione di san Francesco Saverio, concedi che il cuore dei tuoi fedeli arda dello stesso fervore missionario e che la santa Chiesa si allieti su tutta la terra di nuovi figli.

Ripensiamo al ministero apostolico di san Francesco Saverio, per ammirare il dinamismo che lo animò sempre. San Francesco Saverio fu mandato nelle Indie, come dire, allora nel 1542 all'estremità del mondo, dove si arrivava con viaggi lunghissimi e pieni di pericoli. Subito si diede all'evangelizzazione, ma non in un solo posto, bensì in numerose città e villaggi, viaggiando continuamente, senza temere né intemperie né pericoli di ogni genere. E non si accontentò delle Indie, che pure erano un campo immenso di apostolato, che sarebbe bastato per parecchie vite d'uomo. Egli era spinto dall'urgenza di estendere il regno di Dio, di preparare dovunque la venuta del Signore e così, dopo appena due anni, giunge a Ceyfon e poi ancora più lontano, alle isole Molucche. Torna in India per confermare i risultati della sua evangelizzazione, per organizzare, per dare nuovo impulso all'opera dei suoi compagni, ma non vi rimane a lungo. Vuoi andare ancora più lontano, in Giappone, perché gli hanno detto che è un regno molto importante, ed egli spera che la conversione del Giappone possa influire su tutto l'Estremo Oriente. E in Giappone riprende i suoi viaggi estenuanti, estate e inverno, sotto la neve, con fatiche estreme. Torna dal Giappone, ma il suo desiderio lo spinge verso la Cina. Ed è proprio mentre tenta di penetrare in questo immenso impero che muore nell'isola di Sanchian nel 1552.

In una decina di anni ha percorso migliaia e migliaia di chilometri, malgrado le difficoltà del tempo, si è rivolto a numerosi popoli, in tutte le lingue, con mezzi di fortuna. Tutto questo rivela un dinamismo straordinario, che egli attingeva nella preghiera e nella unione con il Signore, nella unione al mistero di Dio che vuole comunicarsi.

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2) Lettura: Isaia 30, 19 - 21. 23 - 26

Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere.

A un tuo grido di supplica [il Signore] ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta.

Anche se il Signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro, i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: «Questa è la strada, percorretela», caso mai andiate a destra o a sinistra.

Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno, e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato.  I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata con la pala e con il vaglio. Su ogni monte e su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d’acqua nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri. La luce della luna sarà come la luce del sole

e la luce del sole sarà sette volte di più, come la luce di sette giorni, quando il Signore curerà la piaga del suo popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse.

 

3) Riflessione su  Isaia 30, 19 - 21. 23 - 26

Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere. Al tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà ti darà risposta (Is 30,19) - Come vivere questa Parola?

Nella serie di annunci di sventure e di promesse di salvezza, Isaia in questo capitolo evidenza un altro aspetto della bontà di Dio: il suo perdono, la sua grazia che avvolge coloro che sinceramente si affidano al suo giusto giudizio. Questa umile fiducia che fa scorrere sul volto le lacrime del pentimento e che fa "gridare" il desiderio di ritornare nella casa di Dio e di seguire i suoi insegnamenti, suscita la risposta del Signore... appena udrà il tuo grido di supplica. La grazia che porrà fine al nostro pianto si estende su varie dimensioni del nostro essere: ci sarà la pioggia per il seme - per il pane, animali per poter lavorare la terra, l'acqua fresca da bere, la luna e il sole per illuminare le strade... Il Signore curerà ogni piaga, guarirà tutte le lividure che ci hanno indeboliti nei giorni della sventura. E soprattutto: non si nasconderà più, anzi, il nostro maestro ci manifesterà il suo volto.

Che cosa rivela il volto del Signore? Per la seconda volta in questa settimana lo manifesta l'evangelista Matteo: Gesù, vedendo le folle, ne sente la compassione ... perché erano stanche e sfinite... (cf Mt 15,32; 9,36). E si prende cura di ciascuno: provvede il pane e assicura delle guide che potranno rivelare, a coloro che piangono, il volto compassionevole del Signore, di generazione in generazione (dal Salmo responsoriale 147,3-4.6-7):

«Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite.

Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome...

Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi.

Intonate al Signore un canto di grazie, sulla cetra cantate inni al nostro Dio»

I tuoi occhi vedranno il tuo maestro, i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: «Questa è la strada, percorretela». (Is 30,20-21) - Come vivere questa Parola?

Il cammino di avvento è proprio questo crescere nella fede come apertura del cuore alla parola di Gesù Maestro e come decisa volontà di tradurla nella concretezza di uno stile di vita.

"Dietro di te" dice Isaia, cioè dalla forza insita nella verità comunicata dal profeta, che è lontano nel tempo ma presente nell'urgenza di una parola non sua ma del Signore. E questa parola è lì ad indicare una strada e a invitare perentoriamente a percorrerla. Non c'è che questo da mettere in atto. Tutta la Bibbia, in sostanza, è il dispiegarsi di questo invito. Perché le strade sono due: quella del bene e quella del male. Non possiamo tenere un piede in una e l'altro piede nell'altra. Non possiamo barare. Ingannerei anzitutto noi stessi.

Signore, la tua venuta - lo sappiamo - è per renderci sempre più coscienti e responsabili di una scelta irrimandabile. Io so, per fede, che tu sei luce e salvezza. Fa', dunque che, nella trama di queste mie giornate, io veda te con l'occhio dell'interiorità e ascolti la tua parola con l'orecchio del cuore.

Dacci il tuo Santo Spirito perché noi comprendiamo quello che vuoi noi facciamo e poi noi lo compiamo con tutto l'amore.

Ecco la voce di un cardinale Carlo Maria Martini: Il bene zampilla da una sorgente più profonda di quella del male ed è tale da sanare la stessa radice del male. Per cui possiamo ancora guardarci intorno con gli occhi della speranza.

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4) Lettura: Vangelo secondo Matteo 9, 35 - 10, 1. 6 - 8 

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

 

5) Riflessione sul Vangelo secondo Matteo 9, 35 - 10, 1. 6 - 8

Anche Gesù, come San Francesco Saverio, per venire in mezzo a noi, ha superato una distanza infinita: ha lasciato il Padre, come dice il Vangelo giovanneo, per venire nel mondo. E nel suo breve ministero di tre anni ha continuato questo viaggio: si spostava continuamente, non aspettava che la gente andasse da lui, ma percorreva città e villaggi per annunciare la buona novella del regno.

E ora? Ora, se si vuole che Gesù venga, bisogna agire nello stesso modo: non aspettare che gli altri vengano da noi, ma andare noi da loro.

San Francesco Saverio ha dovuto fare viaggi enormi, è continuamente andato verso gli altri, sospinto dall'urgenza di preparare dovunque la venuta del Signore, e in questo modo ha preparato la venuta del Signore in se stesso. Dopo essersi estenuato, dopo aver speso tutte sue forze, la sua intelligenza, il suo cuore, egli riceveva il Signore a tal punto che lo supplicava di limitare un po' le grazie di cui lo inondava.

Il suo viso era radioso, il suo cuore fremeva, si dilatava: egli aveva seguito in pieno l'ispirazione che il Signore gli aveva dato e per questo il mistero di Cristo si rinnovava nel suo intimo. Andare agli altri, senza aspettare che siano essi a venire: ecco la missione della Chiesa, la missione di ogni cristiano, ognuno nella sua situazione concreta. Se vogliamo che il Signore venga a noi, noi dobbiamo preparare la sua venuta negli altri, dobbiamo andare da loro, corrispondendo al dinamismo della misericordia divina.

È questa la rivelazione del Nuovo Testamento, che completa quella dell'Antico: la rivelazione di una misericordia che si diffonde, sempre più lontano.

Accogliamo la rivelazione di questo dinamismo dell'amore che viene da Dio: se vogliamo ricevere Cristo in noi dobbiamo essere pronti a portarlo agli altri, seguendo questo movimento che ci porta sempre fuori di noi stessi, verso gli altri con grande amore.

E questo l'insegnamento che ci viene dalla vita di san Francesco Saverio, in modo impressionante. Per ricevere l'amore di Dio bisogna trasmetterlo, per riceverlo di più bisogna averlo dato agli altri molto fedelmente, molto generosamente. Domandiamo al Signore la grazia di corrispondere davvero al desiderio del suo cuore.

È bello cantare al Signore nostro Dio.

L'odierna pagina di Matteo sottolinea che gli apostoli sono il prolungamento di Gesù: i loro poteri sono gli stessi del Maestro che glieli trasmette. Ma perché proprio "dodici" e non sette o otto o dieci? Perché all'interno di Israele tale numero non può avere altro riferimento che alle Dodici tribù costitutive di quel popolo, il gesto di Gesù rivela una forte e originalissima intenzione: quella di rifondare l'identità della propria nazione, che è il partner di una specifica alleanza con Dio. Prima che la Scrittura racconti dei dodici figli di Giacobbe, i capostipiti delle tribù, Israele non esiste ancora come popolo. Con Abramo ed Isacco siamo di fronte ad una famiglia, non ancora a quel popolo che Dio aveva promesso. Con Giacobbe appare, nella narrazione veterotestamentaria, il "popolo di Dio". I "Dodici" scelti da Gesù sono l'inizio del "nuovo popolo di Dio". Cristo li ha legati indissolubilmente a sé. Identico è il tema della predicazione: la venuta del regno di Dio; anche l'attività per il regno è la medesima; uguale deve essere anche il disinteresse più luminoso. Il lavoro apostolico è paragonato a quello dei mietitori. Gesù ha compassione delle immense folle di uomini che attendono la liberazione e la salvezza. Vuole che questa ansia pastorale sia condivisa anche da coloro che sono stati salvati, dai suoi discepoli di oggi. Quindi il tema di questa liturgia è inerente alla salvezza che Cristo viene a portare, mediante coloro i quali ha designato a questo scopo. Nella prima lettura il profeta annuncia per i tempi futuri l'attuazione piena di una verità che, se pur già presente in tutta la storia umana, sarà però una delle prerogative dei tempi messianici: la vicinanza di Dio all'uomo. Gli abitanti di Gerusalemme invocheranno il Signore e saranno esauditi. Però è Dio stesso che precede la supplica dell'uomo e quasi la sollecita desideroso di poter usare misericordia. Il salmo 146 è un inno alla potenza e alla bontà del Signore. Tale lode deve esprimersi in modo conveniente, poiché è bello cantare al Signore nostro Dio. Dio è fedele alle sue promesse. Se ci apre gli occhi, potremo vedere quanto ha già realizzato per noi e sapremo anche attendere con fiducia quanto egli realizzerà. Beati coloro che aspettano il Signore!

«Vedendo le folle ne sentì compassione» (Mt 9, 36) - Come vivere questa Parola?

Oggi ricordiamo s. Francesco Saverio, apostolo delle Indie (ove si recò nel 1542) e poi del Giappone, poi voleva spingersi fino in Cina, ma nel 1552, prima di arrivarvi, morì nell'isola di Sanchian. Coraggioso, dinamico e intraprendente, animato dallo zelo apostolico e incurante delle difficoltà e dei pericoli, era spinto da un grande amore verso Dio e il popolo che da lui attendeva la predicazione e la testimonianza del messaggio evangelico. Nella preghiera e nell'unione con Dio, egli attingeva la forza e l'entusiasmo per la sua missione apostolica: infatti per trasmettere il Vangelo, bisogna prima di tutto averlo assimilato e averlo realizzato nella propria vita personale.

Ha concretizzato pienamente il compito della Chiesa: annunciare il vangelo e testimoniarlo nella vita quotidiana, andare agli altri, recarsi nelle "periferie", compiere concrete opere di carità a favore dei più poveri, essere coscienza critica della società.

Tutto questo dinamismo è possibile se ci apriamo alla conoscenza e all'amore di Dio e alle persone umane, soprattutto nei fratelli e sorelle più bisognosi, vediamo l'"immagine di Dio", le rispettiamo e le valorizziamo pienamente.

Dio, pieno di compassione, si china sulle miserie umane per soccorrerle e prospettare un futuro migliore e una ripresa gioiosa. Le persone sono come pecore senza pastore, avvilite e deluse nel deserto della vita: Gesù non solo se ne prende cura, ma dà ai discepoli il potere di scacciare i demoni e di guarire le infermità (cf Mt 9,35-10,1.6-8): dunque sollecita i suoi discepoli ad essere presenti fraternamente, a restituire la dignità alle persone, aiutandole con tutti i mezzi a disposizione, almeno con la comprensione e la vicinanza.

Anche a noi oggi Gesù rivolge l'invito ad essere partecipi della sua ansia di compassione e a continuare la sua missione di salvare gli uomini, a sentirci responsabili, pregando anzitutto il Padre che invii operai nella sua Messe (cf Mt 9,38), poi donando e condividendo generosamente ciò che siamo e ciò che abbiamo per essere missionari e diffondere il messaggio evangelico.

Infiammaci, o Signore, dello zelo apostolico, perché, vincendo ogni paura ed esitazione, possiamo offrire una testimonianza viva del nostro cristianesimo 

Ecco la voce di Francesco Saverio (Lettera del 20 settembre 1542 al padre Ignazio di Lodola):

Termino così pregando Cristo nostro Signore perché, avendoci unito in questa vita per la sua infinita misericordia, ci porti dopo la morte alla Sua santissima gloria.

«Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!... Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». (Mt 9, 35-38; 10, 8) - Come vivere questa Parola?

Il Vangelo di oggi celebra l'amore gratuito di Dio. «Vedendo le folle stanche e sfinite» a forza di seguirlo, Gesù «ne sentì compassione». Ritorna quel verbo assai raro già trovato in Matteo (cfr. lectio di mercoledì scorso, Mt 15, 32) e che esprime "le viscere di compassione" di una madre verso il figlio. Gli uomini, afferma l'Evangelista, sono apparsi a Gesù stanchi e sfiniti, «come pecore senza pastore». Ma nello stesso tempo l'umanità sembra a Gesù come una messe promettente e pronta per essere raccolta, ma che attende invano i mietitori, perché gli «operai sono pochi». Tuttavia, non deve mai prevalere lo sconforto, ma l'umile e insistente preghiera: «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

Stiamo passando un periodo storico assai buio. Non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto. Nessuna epoca è troppo buia per la misericordia di Dio, nessuna tempesta potrà scuotere la Chiesa fino a farla sommergere. Siamo certi che Dio ci ama e non ci abbandona: Egli rinnova sempre il prodigio della sua gratuità salvando la Chiesa nel momento stesso in cui essa pare che stia per affondare.

Dio, ci assicura Gesù, ha un cuore di Pastore e manda pastori al suo popolo sfinito. Come il Salvatore, appena si rese conto della stanchezza della folla che lo seguiva, inviò i dodici apostoli, così anche oggi, l'amorosa misericordia di Dio è pronta a suscitare i profeti e i pastori di cui il suo popolo ha bisogno. E infatti la divina Provvidenza ha inviato alla nostra Chiesa tanti pastori santi nel nostro tempo, e in particolare oggi, un Pastore saggio e sapiente che la guida e la sorregge: il nostro Papa Francesco. Egli ci ha fatto un enorme dono indicendo il Giubileo della Misericordia che ci accompagnerà.

Ecco la voce di un Abate e Autore spirituale del nostro tempo   André Louf, Abate di Monts-de-Cats: "Lo sconforto e la miseria che talvolta ci assalgono, non sono mai troppo grandi da superare la misericordia di Dio, che soverchia e ricopre tutte le debolezze della Chiesa".

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6) Per un confronto personale

-  Signore, la tua Chiesa gusta ogni giorno il pane dell'afflizione e l'acqua della tribolazione: donale forza, perché ti sia fedele nel cammino della passione. Preghiamo?

- Signore, il tuo popolo ha fame della Parola che salva: non fargli mancare maestri e testimoni del tuo vangelo. Preghiamo?

- Signore, il male dilaga nel mondo e i piccoli e i poveri ne sono le prime vittime: scuoti le nostre coscienze, perché ci impegniamo in prima persona. Preghiamo?

- Signore, di fronte alle disgrazie e alle prove della vita spesso restiamo smarriti e sconvolti: donaci di credere che, per la tua grazia, niente è perduto nella vita dell'uomo. Preghiamo?

- Signore, nel nostro mondo nessuno fa nulla per nulla: aiuta la nostra comunità parrocchiale a dar prova di gratuità e di vero amore. Preghiamo?

- Preghiamo per i malati incurabili?

- Preghiamo per gli animatori della pastorale?

 

7) Preghiera finale: Salmo 146

Beati coloro che aspettano il Signore.

 

È bello cantare inni al nostro Dio,

è dolce innalzare la lode.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme,

raduna i dispersi d’Israele.

 

Risana i cuori affranti

e fascia le loro ferite.

Egli conta il numero delle stelle

e chiama ciascuna per nome.

 

Grande è il Signore nostro,

grande nella sua potenza;

la sua sapienza non si può calcolare.

Il Signore sostiene i poveri,

ma abbassa fino a terra i malvagi.

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