Se può aiutare questa riflessione...

Una proposta aperta a discussione, sempre cercando il bene comune.

ottobre 17 , 2017

Chi ha i piedi per terra, si accorge che stiamo vivendo un periodo storico difficile, di transizione (non si sa la durata), di incontri e scontri con culture, razze e stili di vita diversi, a cui si può reagire con superficialità, oppure (sto per questa) con l’interesse di incominciare a parlare, confrontarsi, trovare punti in comune e prendere coscienza delle nostre tradizioni che, in qualche modo, sono ancora alla base del nostro modo di vivere umano e cristiano.

“Sopprimete il cristianesimo e sopprimerete l’Europa” - Nietzsche, 1844-1900.
“L’uomo può ignorare di avere una religione, come può ignorare di avere un cuore; ma senza religione, come senza cuore, non può vivere” L. Tolstoj, 1828-1910.
“Da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano più in nulla; credono in tutto” – G. K. Chesterton, 1874-1936

“Prendere coscienza”: prendo queste due parole perché credo che valga la pena “perdere tempo” per darci una sosta (una calmata), e per non vivere da stressati; alla rincorsa di che cosa? Abbiamo perso il gusto di vivere la nostra giornata, il nostro tempo, sempre alla rincorsa del prossimo obiettivo.

Quale bene vogliamo raggiungere? Che idea diamo, noi adulti, ai ragazzi e ai giovani, per quel che riguarda il tempo libero, il volersi bene, il non cadere nella schiavitù della droga, del bere, dello smartphone? Che idee creiamo attorno alla parola “solidarietà”, quando (forse) non si va d’accordo tra gli uni e gli altri? Che idea diamo loro sul vivere insieme e confrontarci, piuttosto che vivere come monadi?

Che proposte, che linguaggio usiamo per poterci guardare in faccia e crescere su solidi piastri che superano il tempo di una legislatura? Una volta si chiamavano “valori” che sono non contrattabili. Ribaltare il mondo, il nostro paesino … non lo penso neanche; ma fare emergere un po’ di umanità, un po’ di responsabilità adulta (non di 25enni di 30 anni), un desiderio che porti a qualcosa, sì!

Pensiamo troppo poco al bene che possiamo fare; pensiamo poco al bene ghettizzato da interessi personali; pensiamo troppo poco all’altro senza ricavarne interessi. Il dono e la gratuità! Il Signore non chiede compenso per i doni che ci fa, per l’aiuto che ci offre, per la vita eterna che ci ha promesso. Poi, per chi è cristiano, dovrebbe esserci qualcosa in più da offrire, da condividere.

Come cristiani dobbiamo vedere oltre l’oggi, e intuire che certe scelte hanno uno sviluppo in bene, ma anche in male. Ci impegniamo, ci affatichiamo, ma molte iniziative rimangono nell’oggi, si spengono, ci lasciano insoddisfatti.

Non è vero che “tanto è lo stesso”, “ma cosa vuoi che sia”: si pensa all’episodio e non passa il messaggio che non mi importa l’episodio ma il trend, il percorso di crescita, di formazione educativa. E ci si scontra per poco, si ha il timore del confronto per il “politicamente corretto”, sia adulti che ragazzi. Il rispetto delle regole, dei valori (sia laici che religiosi), l’impegno, il lavoro spesso faticoso: sono la nostra bussola, o ci muoviamo “come mi sento”?

Anche all’interno dei credenti si respira individualismo; nelle nostre comunità non si vive davvero insieme. Anche perché nella fraternità non ci si sceglie, ci si trova.

I mezzi di comunicazione amplificano i limiti, le brutture, ma non propongono mete; si sparla l’uno dell’altro; l’adulto invidia il giovane; il giovane non vuole crescere. All’interno della comunità cristiana ci deve pur essere chi dia vita all’esperimento del ritenere ragionevole affidare il senso e la forma della propria esistenza alla Parola di Dio. e chi, se non noi battezzati possiamo fare ciò? Facciamo memoria del nostro battesimo, rinfreschiamoci l’impegno che ci siamo presi liberamente.

Siamo chiamati a seguire Cristo (cristiani … ), a camminare con Lui, e non ad essere spettatori passivi degli eventi che ci accadono. All’inizio della messa chiediamo perdono dei peccati “in pensieri, parole, opere ed OMISSIONI”.

Fin che questo non trova visibilità in ciascuno di noi, siamo destinati a scomparire. Papa Paolo VI diceva che il mondo non ha bisogno di profeti o eroi, ma di testimoni. E questi testimoni siamo noi, ciascuno di noi. Uno dei modi di testimoniare la nostra fede è il servizio all’altro, alla famiglia, al collega, ai familiari, alla mia comunità.

Lo scorso anno pastorale, coi ragazzi, a messa, si iniziava facendo vedere, in un grande cartellone, la frase: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Ed è su questo che saremo giudicati, in “questa materia” che “faremo l’Esame”.

Anche perché “chi non serve, non serve”.

Don Giancarlo

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