«Si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite»

Basilio di Seleucia (?-ca 468), vescovo - Omelia 26, sul Buon Pastore; PG 85,299 (Bouchet, Lectionnaire, p. 219, trad. italiana)

dicembre 06 , 2016
Guardiamo Gesù, il nostro pastore; osserviamo il suo amore per gli uomini e la sua dolcezza nel condurli al pascolo. Gioisce delle pecore che lo circondano, cerca quelle che si smarriscono. Non rifiuta di percorrere monti e foreste, attraversa precipizi per raggiungere quella perduta. Se la trova affaticata è mosso a compassione e, presala sulle spalle, cura la fatica della pecora con la propria fatica. E' una fatica che lo riempie di gioia, poiché ha ritrovato la pecora perduta e ciò lo guarisce dal dolore: «Chi tra voi - egli dice - se ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove nel deserto, per andare in cerca di quella perduta finché non l'ha ritrovata?» La perdita di una sola pecora turba la gioia di tutto il gregge, ma la gioia di essere di nuovo insieme scaccia ogni tristezza: «Ritrovatala, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta» (Lc 15,6). Ecco perché Cristo, che è questo pastore, diceva: «Io sono il buon pastore» (Gv 10,11). «Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata» (Ez 34,16).    

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