Solo il Signore merita il vostro cuore

I Domenica di Avvento (Anno B) - di don Fabio Rosini

dicembre 03 , 2017

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare». (Marco 13,33-37)

«Fate attenzione, vegliate! ». Perché? «Perché non sapete quando è il momento». Sembra stressante… Ci deve essere un motivo per attendere: molti vegliano per le preoccupazioni, altri ancora per insulsaggini. Alla fin fine ognuno veglia per qualcosa, è attento a qualcosa mentre è sbadato per altro.

L’Avvento insegna l’arte di attendere la cosa giusta. È importante? A pensarci bene la vita biologica comincia dall’attesa; l’esistenza si gioca su qualcosa che non va perso. Francesco d’Assisi o Camillo de Lellis a 18 anni non meritavano un briciolo di fiducia. Invece… Bisognava attendere. Chi può amare se vuole i risultati subito? Se non dai a un bimbo il tempo di imparare, lo traumatizzi. Se non dai a una persona il tempo di pensare, la forzi. Se non do al Signore il tempo di fare le cose al Suo ritmo, non sarà mai il mio Signore. Per questo non so l’ora, perché non si muove col mio schema, ma con il Suo.

«Fate attenzione, vegliate!». È una minaccia? Ma si può aspettare anche qualcosa di bello! Per la luce che c’è nel mio Battesimo, io attendo, in quel che vivo, il Signore che viene. Non faccio le cose per le cose, ma perché sono dentro un disegno della Provvidenza; non lavoro per tirare a campare, ma perché il Signore, negli incastri delle cose, mille volte mi visita. E non so mai quando arriva, mi sorprende sempre, e so che ne vale la pena. Per non farmi scippare l’esistenza da cose da quattro soldi, quelle che sopravvaluto, che poi arrivano e non succede proprio niente.

Io non sono qui per caso, e attendo qualcosa di grosso. Attendo Dio che mi visita. Spesso sta qui il motivo della corruzione delle cose: non aspettarsi più niente, oppure aspettare vanità.

LA FIDUCIA DEL BUON PADRONE. Come fare per non perdere quel che conta e centrare il bersaglio? Il testo dice che il padrone non ha lasciato i suoi nel vuoto ma ha consegnato la sua casa, dando il suo stesso potere, a ciascuno un’opera, e al portiere di vegliare. Cosa è questo? È la fiducia del buon padrone, che affida la sua stessa autorità.

Questo è la Chiesa: il Signore ci ha dato fiducia, ci ha dato di essere strumento della Sua salvezza. In una qualche maniera, meravigliosa e inspiegabile, la felicità di una generazione dipende anche dalla nostra profezia, dal guardare oltre l’apparenza delle cose, e scrutare la notte senza superficialità: la Risurrezione avverrà di notte, la Pasqua viene di notte. Abbiamo cose belle da fare, le cose del nostro Signore da usare, non è questione di stare con gli occhi sbarrati nel buio! Attendere lo si fa compiendo la propria opera. Nelle opere che Dio ci assegna vediamo il Signore che viene, torna, si fa presente, si lascia conoscere.

C’è un unico ruolo specificato: quello del portiere. Qualcuno che faccia filtro. C’è bisogno della sentinella che fermi gli intrusi. Nel nostro cuore possono entrare inconsistenze, inganni. Che parametro ha il portiere per fermare gli estranei? Semplice: solo il padrone è il padrone. Solo il Signore si merita il nostro cuore. Non altri.

(Tratto da Famiglia Cristiana. Blog a cura di don Fabio Rosini)

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