Sono forse io, Signore?

Mercoledì della Settimana Santa

marzo 31 , 2021

1) Preghiera

Padre misericordioso, tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico; donaci di giungere alla gloria della risurrezione.

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2) Lettura: Libro di Isaia 50, 4 - 9 

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.

Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?

3) Commento su  Libro di Isaia 50, 4 - 9 

"Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato". (Is 50, 4) - Come vivere questa Parola?

È interessante questo riconoscere da parte del profeta Isaia, che il suo parlare non è quello di un maestro, ma è quello di un discepolo. Chi dunque è il suo maestro? Non è un segreto: ogni mattino lui, per primo, si dedica all'ascolto. E, badiamo, ci deve essere stata un'iniziazione all'ascolto, perché il profeta afferma che il Signore stesso gli ha aperto l'orecchio. Non deve essere stata un'operazione del tutto facile: tentazione più immediata è quella di opporre resistenza, di tirarsi indietro, evitando un coinvolgimento che implica poi l'impegno della vita. Però, superata la tentazione e prestato ascolto a mo' del discepolo che si fida del maestro, il risultato è il conseguimento di una capacità importante: quella di saper consolare chi è sfiduciato.

Le statistiche evidenziano la crescita evidente dei depressi nel mondo, oggi.

Recuperare le persone al senso sereno del vivere, è possibile? Possiamo crederlo se il nostro dire, le nostre parole nascono direttamente dal discepolato.

Sì, mio Dio, libera il mio orecchio interiore dal "cerume" di tante preoccupazioni inutili; rendimi sempre più un cuore in ascolto della Tua Parola che è luce ai miei passi e conforto al mio vivere. La mia gioia è sapermi tuo discepolo nel perseverante esercizio dell’ASCOLTO della tua Parola meditata e pregata. Così io ne divento un'eco amica presso chi è vuoto, esangue e depresso.

Grazie, Signore, com'è bello vivere da tuoi discepoli.

Ecco le parole dall'omelia del papa Francesco (19 marzo 2013): «Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!»

 

Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la guancia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso. (Is 50, 6-8) - Come vivere questa Parola?

Le parole profetiche di Isaia, che già ci hanno accompagnato in questi giorni della Settimana Santa, giungono oggi all'apice del realismo drammatico. Come in un film, ci vengono proiettate nell'anima le sequenze violente della Passione. Quelle stesse immagini già note al Maestro, che le aveva preannunciate agli apostoli increduli. Il futuro è già presente, carico di paura e di morte. Tuttavia, dentro e al di là degli eventi c'è un " Dio che assiste" e "per questo non resto confuso". C'è un Padre che rende giustizia e che dichiara l'innocenza del suo Servo. E ancora di più: Dio è ormai dalla nostra parte. La sua solidarietà col nostro dolore ci aiuta a dargli un significato.

Ecco la voce della liturgia (Fil 2,10-11) -  Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e sottoterra, perché Gesù si è fatto obbediente fino alla morte, alla morte di croce: per questo Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

 

«Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso» (Is 50,7) - Come vivere questa Parola?

Il testo descrive profeticamente lo stato d'animo di Gesù in questa imminenza della Passione.

Il tempo è questo: Gesù lo sa. La sua identità di uomo che è totalmente tale così com'è pienamente Dio gli consente, semai, quel ‘preventivo’, d'insulti d'avveranti maltrattamenti, di gravissimi offese che lo accompagneranno lungo tutto l'arco dei patimenti e della morte.

Ebbene, la profezia illustrativa di quello che poi si realizzerà pienamente è così orrida da poter stendere un uomo nella terra di una disperazione nera.

Che cosa dunque impedisce a Gesù di cadere nelle acque di tale disperazione? La chiave per capirlo è questa: ‘il Signore Dio mi assiste’.

Questa asserzione segna con grande forza il momento in cui Gesù ha dovuto affrontare quel orrore. È come quella roccia di cui Gesù parlerà a proposito della casa che, edificata su di essa, anche nell'uragano non sarà distrutta.

Signore, ti prego, tiene ancorata la mia memoria a questa certezza. Soprattutto quando vivo momenti difficili e realtà dolorose.

Sì, Tu - Signore della vita - mi assisti, non faro naufragio. Anche se dentro momenti di tentazione, respirerò l'aria della speranza collegata a quella della fede nel tuo amore senza limiti.

Accompagnami con quella tua parola biblica: ‘Dio mi assiste’. Diventi sempre più la mia forza per vivere nel mondo nell'aria forte della fede della speranza dell'amore.

Ecco la voce del Papa (Parole del Santo Padre Francesco al termine della Via Crucis al Colosseo, 03/04/2015): Gesù crocifisso, Insegnaci che la Croce è via alla Risurrezione. Insegnaci che il venerdì santo è strada verso la Pasqua della luce; insegnaci che Dio non dimentica mai nessuno dei suoi figli e non si stanca mai di perdonarci e di abbracciarci con la sua infinita misericordia. Ma insegnaci anche a non stancarci mai di chiedere perdono...

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4) Lettura: dal Vangelo secondo Matteo 26, 14 - 25 

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

 

5) Riflessione sul Vangelo secondo Matteo 26, 14 - 25 

L'ultima pasqua.

Ascoltiamo di nuovo con sgomento il patteggiamento di Giuda per consegnare Cristo ai sommi sacerdoti: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo". Così viene venduto l'Agnello pasquale, così basso è il prezzo della vittima divina! Intanto si avvicina la pasqua, è la pasqua ebraica, l'ultima celebrata con quel rito antico, la prima nuova pasqua di Cristo, turgida di misteri e pregnante di amore. Proprio mentre si celebrano i grandi segni della misericordia, mentre la novità di Cristo sta per emergere in tutto il suo fulgore, lo stesso Signore deve preannunciare il tradimento di uno dei suoi discepoli. È quasi incomprensibile alla mente umana questo assurdo e meraviglioso intreccio: l'amore che perdona e il peccato che uccide. Questa è però la nostra storia più vera, la storia dell'umanità e la storia di ogni uomo, che ama, è amato, rinnega l'amore e poi diventa anche traditore. Anche se ci ripugna, dobbiamo ammettere che Giuda non è poi tanto lontano e diverso da noi. Capita anche ai prediletti di rinnegare l'amore, di vendere Cristo per poche briciole di presunta felicità e il tradimento degli amati è sempre il più doloroso. "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà". È ancora un figlio amato che lascia la casa paterna per avventurarsi, avido di libertà, nell'ignoto, nella valle dei porci. "Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Sta per consumarsi il tradimento e il sacrificio: siamo tentati di pensare che possa essere Cristo a soccombere, ma fra breve ci sarà dato di scoprire l'eterna verità: Cristo risorge glorioso e trionfante, Giuda lo vedremo impiccato ad un albero. Non vogliamo privarci della speranza che anch'egli abbia trovato la misericordia divina dall'albero della croce e della vita, ma siamo certi che il vincitore è Lui, il venduto per trenta denari, il tradito da un suo discepolo.

 

Oggi il Vangelo parla del tradimento di Giuda. Nella descrizione della passione di Gesù il vangelo di Matteo, si mette fortemente l’accento sul fallimento dei discepoli. Malgrado aver convissuto tre anni con Gesù, nessuno di loro difende Gesù. Giuda lo tradisce, Pietro lo nega, gli altri fuggono. Matteo racconta tutto ciò non per criticare o per condannare, neppure per scoraggiare i lettori, ma per sottolineare che l’accoglienza e l’amore di Gesù superano la sconfitta ed il fallimento dei discepoli! Questo modo di descrivere l’atteggiamento di Gesù era un aiuto per le Comunità all’epoca di Matteo. A causa delle frequenti persecuzioni, molti si erano scoraggiati ed avevano abbandonato la comunità e si chiedevano: "Sarà possibile ritornare? Dio ci accoglierà e perdonerà?" Matteo risponde suggerendo che noi possiamo rompere il rapporto con Gesù, ma Gesù non lo rompe mai con noi. Il suo amore è più grande della nostra infedeltà. Questo è un messaggio molto importante che cogliamo nel vangelo durante la Settimana Santa.

 

Matteo 26,14-16: La decisione di Giuda di tradire Gesù. Giuda prese la decisione dopo che Gesù non accettò la critica dei discepoli rispetto alla donna che spreca un profumo carissimo solo per ungere Gesù (Mt 26,6-13). Si recò perfino dai sacerdoti e chiese: “Quanto mi darete se ve lo consegno?Combinarono la somma di trenta monete d’argento. Matteo evoca le parole del profeta Zaccaria per descrivere il prezzo combinato (Zc 11,12). Allo stesso tempo, il tradimento di Gesù per trenta monete evoca la vendita di Giuseppe da parte dei suoi fratelli, decisa dai compratori per venti monete (Gn 37,28). Evoca anche il prezzo di trenta monete da pagarsi per il ferimento di uno schiavo (Es 21,32).

 

Matteo 26,17-19: La preparazione della Pasqua. Gesù veniva dalla Galilea. Non aveva casa a Gerusalemme. Passava le notti nell’Orto degli Ulivi (cf. Gv 8,1). Nei giorni di festa della pasqua la popolazione di Gerusalemme si triplicava a causa dell’enorme quantità di pellegrini che venivano da ogni parte. Per Gesù non era facile trovare una grande sala dove celebrare la pasqua insieme ai pellegrini venuti dalla Galilea, come lui. Ordina ai suoi discepoli di trovare una persona nella cui casa lui aveva deciso di celebrare la Pasqua. Il vangelo non offre ulteriori informazioni e lascia che l’immaginazione completi ciò che manca nelle informazioni. Era una persona conosciuta da Gesù? Un parente? Un discepolo? Lungo i secoli, l’immaginazione degli apocrifi seppe completare questa informazione, ma con scarsa credibilità.

 

Matteo 26,20-25: L’annuncio del tradimento di Giuda. Gesù sa che sarà tradito. Malgrado Gesù facesse le cose in segreto, Gesù sapeva. Ma malgrado ciò vuole fraternizzare con il circolo di amici a cui Giuda appartiene. Quando erano tutti riuniti per l’ultima volta, Gesù annuncia chi è il traditore "colui che ha intinto con me la mano nel piatto". Questo modo di annunciare il tradimento rende ancora più chiaro il contrasto. Per i giudei comunione attorno alla tavola, intingere insieme la mano nello stesso piatto, era la massima espressione di intimità e di fiducia. Matteo suggerisce così che malgrado il tradimento fatto da qualcuno molto amico, l’amore di Gesù è più grande del tradimento!

 

Cosa colpisce nel modo che Matteo ha di descrivere questi fatti. Tra la negazione ed il tradimento c’è l’istituzione dell’Eucaristia (Mt 26,26-29): il tradimento di Giuda, prima (Mt 25,20-25); la negazione di Pietro e la fuga dei discepoli, dopo (Mt 25,30-35). Così lui mette in risalto per tutti noi l’incredibile gratuità dell’amore di Gesù, che supera il tradimento, la negazione e la fuga degli amici. Il suo amore non dipende da ciò che gli altri fanno per lui.

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6) Per un confronto personale

Sono capace di essere come Giuda e di negare e tradire Dio, Gesù, gli amici e le amiche? Nella Settimana Santa è importante riservarmi qualche momento per rendermi conto dell’incredibile gratuità dell’amore di Dio per me.

 

7) Preghiera finale: Salmo 68

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi.

 

Per te io sopporto l’insulto

e la vergogna mi copre la faccia;

sono diventato un estraneo ai miei fratelli,

uno straniero per i figli di mia madre.

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,

gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

 

Mi sento venir meno.

Mi aspettavo compassione, ma invano,

consolatori, ma non ne ho trovati.

Mi hanno messo veleno nel cibo

e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

 

Loderò il nome di Dio con un canto,

lo magnificherò con un ringraziamento,

Vedano i poveri e si rallegrino;

voi che cercate Dio, fatevi coraggio,

perché il Signore ascolta i miseri

e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

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