"Tu lo chiamerai Gesù"

San Beda il Venerabile (ca 673-735), monaco, dottore della Chiesa - Omelie, 5; CCL 122,36

dicembre 18 , 2017
In ebraico, “Gesù” significa “Salvezza” o “Salvatore”, un nome che designava per i profeti una vocazione determinata. Per cui, nel grande desiderio di vederlo sono state cantate queste parole: “Il mio cuore esulterà nel Signore, la mia fronte s’innalzerà grazie al mio Dio. Io godo del beneficio che mi ha concesso” (1 Sm 2,1). “Io giorirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore” (Ab 3,18). E soprattutto: "Dio, per il tuo nome, salvami” (Sal 54,3), cioè: “Poiché ti chiami Salvatore, manifesta la gloria del tuo nome salvandomi”. Gesù perciò è il nome del Figlio della vergine, annunziato dall’angelo, a significare che egli avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati... La parola Cristo indica dignità sacerdotale o regale. Nella Legge i sacerdoti e i re erano chiamati “cristi” da “crisma”, cioè unzione con l’olio sacro: erano un segno di colui che al suo apparire nel mondo come il vero Re e Pontefice, fu “consacrato con olio di letizia a preferenza dei suoi eguali” (Sal 45,8). Da questa unzione, cioè crisma, deriva la parola “Cristo”; e coloro che partecipano all’unzione di lui, cioè alla sua grazia spirituale, sono chiamati “cristiani”. Il Signore nostro Gesù Cristo, che è il Salvatore, si degni di salvarci dai peccati; egli che è il Pontefice, ci riconcili con Dio Padre; egli che è Re, ci doni l’eterno regno del Padre suo.    

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