V Domenica di Pasqua - Anno C

Scuola di orientamento - Omelia di Don Andrea

maggio 19 , 2019

At 14,21-27 Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro
Sal 144 Benedirò il tuo nome per sempre, Signore
Ap 21,1-5 Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
Gv 13,31-35 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri

Il comandamento dell’amore del prossimo è il cuore della Torah. In Lv 19,18 infatti leggiamo “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. In che senso dunque il comandamento di Gesù è un comandamento nuovo? L’amore per il prossimo ai tempi di Gesù era inteso come non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, Gesù ci ha insegnato che amare significa qualcosa in più: fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi (Mt 7,12). Ognuno di noi desidera essere amato e sapere che qualcuno è disposto a dare la vita per noi, Gesù ci ha insegnato che non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). La novità dell’amore, che Gesù ci ha insegnato, sta proprio nel suo significato estremo: dare la vita per le persone che amiamo e che non necessariamente amano noi. Il Signore infatti ci ha comandato di amare perfino i nostri nemici e di pregare per coloro che ci perseguitano (Mt 5,44). Questa è la via per testimoniare la nostra esperienza di Dio e questa è la strada per essere riconosciuti come veri discepoli di Gesù. Nella prima lettura Paolo e Barnaba ci insegnano che chi ama è pronto a fare tanta strada per i propri amici, per evangelizzare, incoraggiare, confermare e consolare. La vita cristiana infatti non è esente da tribolazioni e sofferenze, al contrario, proprio in tali situazioni si manifesta l’amore fraterno e la Provvidenza Divina. Paolo e Barnaba, guidati dallo Spirito, ci mostrano anche che annunciare il Vangelo significa fondare e ripartire, essere apostolo comporta il dovere di creare una successione. Chi desidera invece accentrare, senza delegare alcuna responsabilità agli altri, mostra che non sta lavorando per il Regno dei Cieli, ma per se stesso. La seconda lettura poi ci apre una finestra sul senso del nostro essere Chiesa. Noi siamo la tenda di Dio in mezzo agli uomini. Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, continua ad essere presente in mezzo a noi ogni volta che siamo riuniti nel suo nome e preghiamo in comunione fraterna, creando una sinfonia gradita agli orecchi di Dio (Mt 19,19-20). Gesù con la sua dolce presenza ci consola e asciuga ogni lacrima dal nostro volto, perché Egli ha già vinto la morte e con la sua risurrezione ha fatto e fa nuove tutte le cose! A lui l’onore, la gloria, la potenza per i secoli eterni! Amen

San Michele Arcangelo in Sivizzano

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Le notizie attorno alla chiesa di Sivizzano sono scarsissime, tuttavia la sua dedicazione a San Michele, santo sovente ricordato nelle prime consacrazioni longobarde, indurrebbe a supporre un’epoca di origine molto antica. Della sua presenza però si viene a conoscenza solamente attraverso le decime del 1230. Nel Capitulum Decimarum, all’interno del pievato di san Martino di Traversetolo, si trascrive Capelle de Sivizzano. Stranamente, nel...

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