V Domenica di Quaresima - Anno B

Diventare chicco - Omelia di Don Giancarlo

marzo 21 , 2021

La lezione di “vita” del chicco che “muore” - Padre Ermes Ronchi

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!»

Vogliamo vedere Gesù: domanda dell'anima eterna dell'uomo che cerca, e che sento mia. La risposta di Gesù esige occhi profondi: se volete capire guardate il chicco di grano, cercate nella croce, sintesi ultima del Vangelo. Se il chicco di grano non muore resta solo, se muore produce molto frutto. Una delle frasi più celebri e più difficili del Vangelo. Quel «se muore» fa peso sul cuore e oscura tutto il resto. Ma se ascolti la lezione del chicco, il senso si sposta; se osservi, vedi che il cuore del seme, il nucleo intimo e vivo da cui germoglierà la spiga, è il germe, e il grembo che lo avvolge è il suo nutrimento. Il chicco in realtà è un forziere di vita che lentamente si apre, un piccolo vulcano vivo da cui erompe, invece che lava, un piccolo miracolo verde. Nella terra ciò che accade non è la morte del seme (il seme marcito è sterile) ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, una donazione continua e ininterrotta, vero dono di sé: la terra dona al chicco i suoi elementi minerali,

il chicco offre al germe (e sono una cosa sola) se stesso in nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia all'intorno con le sue radici affamate di vita, si lancia verso l'alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline.

Allora il chicco muore sì, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente. “Quello che il bruco chiama fine del mondo tutti gli altri chiamano farfalla” (Lao Tze), non striscia più, vola; muore alla vita di prima per continuare a vivere in una forma più alta.

Il verbo principale che regge la parabola del seme è «produce frutto». Gloria di Dio non è il morire ma la fecondità, e il suo innesco è il dono di sé. La chiave di volta che regge il mondo, dal chicco a Cristo, non è la vittoria del più forte ma il dono.

La seconda icona offerta da Gesù è la croce, l'immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce (Karl Rahner). Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Ma dalla morte esce come germe dalla terra, forma di vita indistruttibile, e ci trascina fuori, in alto, con sé. Gesù: un chicco di grano che si consuma e germoglia; una croce nuda dove già respira la risurrezione.

“La Croce non ci fu data per capirla ma per aggrapparci ad essa” (Bonhoeffer): attratto da qualcosa che non capisco, ma che mi seduce e mi rassicura, mi aggrappo alla sua Croce, cammino con Lui, in eterno morente nei suoi fratelli, in eterno risorgente. Sulla croce l'arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica, si dona alla fecondità delle vite.

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 «Porrò la mia Torah nel loro cuore»

La quinta domenica

Infine, nella quinta domenica di Quaresima, l’ultima prima della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, con la quale inizia la Settimana Santa, troviamo la profezia di Geremia sull’alleanza che viene definita «nuova» (Ger 31,31-34). Con questa lettura il nostro sguardo non è più proiettato al passato, al rinnovamento dell’alleanza che Dio ha sempre operato in favore del suo popolo e dell’umanità in momenti ben precisi e in interventi di salvezza particolari, ma al futuro. L’alleanza è «nuova» non perché abbia destinatari differenti da quelle passate, né una Torah diversa, ma perché l’alleanza di Dio è sempre nuova, sempre rinnovabile. In questo ci riallacciamo alla lettura della domenica precedente nella quale abbiamo sottolineato la fedeltà di Dio. È l’esperienza del peccato da parte umana (Ger 31,34) che rende necessaria una alleanza rinnovata, che comprende appunto il perdono di Dio. Con questa lettura il nostro sguardo si apre al futuro e giunge fino a noi, fino al cammino quaresimale che siamo percorrendo.

(Dal Sussidio Liturgico-Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la Quaresima-Pasqua 2021: "Cristo, mia speranza, è risorto") 

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