Va’ e d’ora in poi non peccare più

Lunedì della Quinta Settimana di Quaresima

marzo 22 , 2021

1) Orazione iniziale

O Padre, che con il dono del tuo amore ci riempi di ogni benedizione, trasformaci in creature nuove, per esser preparati alla Pasqua gloriosa del tuo regno.

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2) Lettura: Libro del Profeta Daniele 13, 1-9. 15-17. 19-30. 33-62

In quei giorni, la moltitudine condannò Susanna a morte. Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce. Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei». Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».

Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due». Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire». Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.

 

3) Commento  sul Libro del Profeta Daniele  13, 1-9. 15-17. 19-30. 33-62

L'episodio è ambientato a “Babilonia”, ma probabilmente il vero luogo è Samaria, visto che non era possibile ai Giudei tenere dei processi in stato di schiavitù. L'autore forse chiama Samaria Babilonia perché a Samaria vennero inseriti prima stranieri pagani condotti dagli Assiri e poi babilonesi quando la città passò sotto il dominio Babilonese. Se l'osservazione è centrata l'episodio si colloca prima della deportazione a Babilonia del re Ioiakìn.

 

“Ioakìm”, marito di Susanna è un Israelita - non un Giudeo -, un appartenente all'antico regno del Nord costituito da Geroboamo con la scissione da Gerusalemme. Il marito di Susana però aveva frequenti rapporti con i Giudei, che ne frequentavano la casa.

“Susanna” è invece una Giudea, cioè originaria della tribù di Giuda, e quindi religiosamente fedele a tempio di Gerusalemme. I due giudici anziani sono due Israeliti aderenti ai Babilonesi: “L'iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e giudici”.  L'adulterio veniva punito con la lapidazione (Lv 20,10; Dt 2,22).

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4) Lettura: dal Vangelo secondo Giovanni 8, 1 - 11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

5) Riflessione  sul Vangelo secondo Giovanni 8, 1 - 11

Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.

Un vangelo sconvolgente quello di oggi, un vangelo difficile e bello. Un’immagine di Gesù di fronte al male vinto dall’amore. E poi i farisei... e poi la donna... La malizia e l’ipocrisia hanno portato quella donna, sorpresa in peccato, dinanzi al giudizio di Gesù. Di per sé la peccatrice ha meritato la morte, ha peccato è deve essere lapidata dai testimoni. Che farà Gesù? Evidentemente è un’altra prova dei farisei e dei dottori per mettere in difficoltà Gesù. Qualunque cosa farà sarà reo... E lui? ci sta al loro gioco... nonostante la situazione terribile della donna. Invita i giudei a compiere la legge, a fare quel che la legge prescriveva in casi come questo. “Se lei è colpevole iniziate la lapidazione”. Ma Gesù pone una condizione: che la prima pietra sia lanciata da chi è senza peccato. La donna ha peccato, questo è un fatto che viene manifestamente ribadito e messo in rilievo. Gesù, però, non è venuto a giudicare, ma a salvare. Perciò pronuncia la sua sentenza, che non è di condanna, ma di perdono. «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

 

Nel vangelo di oggi, mediteremo sull’incontro di Gesù con la donna che doveva essere lapidata. Per la sua predicazione e per il suo modo di agire Gesù scomodava le autorità religiose. Per questo, cercavano tutti i mezzi possibili per accusarlo ed eliminarlo. Così, gli portano dinanzi una donna, sorpresa in flagrante adulterio. Sotto l’apparenza di fedeltà alla legge, usano la donna per avere argomenti contro Gesù. Anche oggi, sotto l’apparenza di fedeltà alle leggi della Chiesa, molte persone sono emarginate: divorziati, prostitute, malati di aids, ragazze madri, omosessuali, etc. Vediamo come reagisce Gesù:

 

Giovanni 8,1-2: Gesù e la gente. Dopo la discussione sull’origine del Messia, descritta alla fine del capitolo 7 (Gv 7,37-52), “e tornarono ciascuno a casa sua” (Gv 7,53). Gesù non aveva casa a Gerusalemme. Per questo, si recò al Monte degli Ulivi. Lì c’era un orto, dove era solito trascorrere la notte in preghiera (Gv 18,1). Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, Gesù si trovava di nuovo nel tempio. La gente veniva molto vicino per poterlo ascoltare. Loro si sedevano per terra, attorno a Gesù e lui insegnava loro. Cosa insegnava Gesù? Doveva essere molto bello perché la gente veniva prima del sorgere del sole per ascoltarlo!

 

Giovanni 8,3-6a: Gli scribi preparano un’imboscata. Improvvisamente, arrivano scribi e farisei, con una donna sorpresa in flagrante adulterio. La mettono in mezzo al circolo. Secondo la legge, la donna avrebbe dovuto essere lapidata (Lv 20,10; Dt 22,22.24). Loro chiedono: "Qual è la tua opinione?" Era una trappola. Se Gesù avesse detto: "Applicate la legge", loro avrebbero detto “Non è così buono come sembra, perché ha detto di uccidere la povera donna!” Se avesse detto: "Non l’uccidete”, avrebbero detto: "Non è così buono come sembra, perché non osserva nemmeno la legge!" Sotto l’apparenza di fedeltà a Dio, loro manipolano la legge usando la persona della donna per poter accusare Gesù.

 

Giovanni 8,6b-8: Reazione di Gesù: scrive in terra. Sembrava una strada senza uscita. Ma Gesù non si spaventa, né si innervosisce. Anzi, il contrario. Con calma, come chi domina la situazione, si inclina e comincia a scrivere in terra con il dito. Sono gli avversari che si innervosiscono. Loro insistono e vogliono che Gesù dia la sua opinione. Allora Gesù si alza e dice: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!" Ed inclinatosi di nuovo ritorna a scrivere in terra. Gesù non discute la legge. Ma cambia l’obiettivo del giudizio. Invece di permettere che loro pongano la legge al di sopra della donna per condannarla, chiede loro di esaminarsi alla luce di ciò che la legge esige da loro. L’azione simbolica dello scrivere in terra chiarisce tutto. La parola della Legge di Dio ha la sua consistenza. Una parola scritta per terra non ha consistenza. La pioggia e il vento la portano via. Il perdono di Dio toglie il peccato identificato e denunciato dalla legge.

 

Giovanni 8,9-11: Gesù e la donna. Il gesto e la risposta di Gesù mettono a terra gli avversari. I farisei e gli scribi si ritirano pieni di vergogna, uno dopo l’altro, cominciando dai più anziani. Avviene il contrario di quanto si aspettavano. La persona condannata dalla legge non era la donna, bensì loro che credevano di essere fedeli alla legge. Alla fine, Gesù rimane solo con la donna in mezzo al circolo. Gesù si alza e la guarda: "Donna, dove stanno? Nessuno ti ha condannato!" Lei risponde: "Nessuno, Signore!" E Gesù: “Nemmeno io ti condanno! Vai e d’ora in poi non peccare più!"

 

Gesù non permette che qualcuno usi la legge di Dio per condannare il fratello o la sorella quando la persona stessa che condanna è peccatore o peccatrice. Questo episodio, migliore di qualsiasi altro insegnamento, rivela che Gesù è la luce che fa brillare la verità. Lui fa apparire ciò che esiste nel segreto delle persone, nel più intimo di ognuno di noi. Alla luce della sua parola, coloro che sembravano i difensori della legge, si rivelano pieni di peccato e loro stessi lo riconoscono, e se ne vanno, cominciando dai più anziani. E la donna, considerata colpevole e meritevole della pena di morte, rimane in piedi davanti a Dio, assolta, redenta e recupera la sua dignità (cf. Gv 3,19-21).

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6) Per un confronto personale

Cerca di metterti nei panni della donna: quali erano i suoi sentimenti in quel momento? Quali sono i passi che la nostra comunità può e deve fare per accogliere gli esclusi?

  

7) Preghiera finale: Salmo 22

Con te, Signore, non temo alcun male.

 

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia.

 

Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

 

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.

 

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.

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