Vegliare, con la preghiera, in attesa di Dio

Attribuita a San Macario l'Egiziano (? - 390), monaco - Omelie spirituali, n. 33

agosto 26 , 2021
Per pregare, non ci vogliono gesti, né parole, né silenzio, né genuflessioni. La preghiera, saggia o fervente, deve essere attesa di Dio, fino a che Dio venga e visiti la nostra anima per tutte le sue vie, tutti sentieri, i sensi. Basta coi nostri silenzi, gemiti e singhiozzi: cerchiamo solo l'abbraccio di Dio nella preghiera. Non facciamo tutto lo sforzo possibile quando lavoriamo? Non usiamo tutte le membra? Anche l'anima nostra si consacri interamente alla preghiera e all'amore del Signore; non si lasci distrarre né importunare dai suoi pensieri; resti in profonda attesa di Cristo. Allora Cristo l'illuminerà, le insegnerà la vera preghiera, le darà la supplica pura e spirituale secondo Dio, l'adorazione "in spirito e verità" (Gv 4,24). Chi è commerciante non cerca semplicemente di realizzare un guadagno. Si sforza anche con tutti i mezzi di accrescerlo. Intraprende nuovi viaggi e rinuncia a quelli che non gli recano profitto; parte solo con la speranza di un affare. Come lui, anche noi impariamo a condurre l'anima sulle vie più diverse e più opportune, e acquisteremo - supremo e vero guadagno - Dio che ci insegna a pregare nella verità. Il Signore ama stare in un'anima fervorosa, ne fa il suo trono di gloria, vi si siede e vi dimora.     

Come si affrontava la vecchiaia nel 1500?

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