"Venga il tuo regno" (Mt 6,10)

Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo - De oratione, 25; GCS 3, 356

novembre 25 , 2018
Il regno del peccato è inconciliabile con il regno di Dio. Se quindi vogliamo che Dio regni su di noi, "il peccato non regni più nel nostro corpo mortale". Ma "facciamo morire in noi ciò che appartiene ancora alla terra", portiamo i frutti dello Spirito. Così, come in un paradiso spirituale, il Signore passeggerà con noi, regnando lui solo su di noi, con il suo Cristo. Questi "sarà assiso sul trono" in noi "alla destra della potenza spirituale", che noi desideriamo ricevere, finché tutti i suoi nemici che sono in noi "diventino sgabello dei suoi piedi" e siano scacciati lontano da noi ogni "principato, potenza e sovranità". Tutto questo può avvenire in ognuno di noi finché "sia annientato l'ultimo nemico, la morte", e Cristo dica in noi: "Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Dov'è, o inferno, la tua vittoria?". Fin d'ora quindi, "ciò che è corruttibile in noi" diventi santo e "incorruttibile; ciò che è mortale ... si rivesta dell'immortalità" del Padre. Così Dio regnerà su di noi e noi saremo già nella felicità della nuova nascita e della risurrezione. (Riferimenti biblici: Rm 6,12; Col 3,5; Gn 3,8; Mt 26,64; Sal 110,1; 1Cor 15,24.26.55.53)    

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