XXIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno c

Coltivare la filialità con il Padre - Omelia di Don Andrea

settembre 15 , 2019

(...) Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno (...).

Nessuna pagina al mondo raggiunge come questa l'essenziale del nostro vivere con Dio, con noi stessi, con gli altri. Un padre aveva due figli. Se ne va, un giorno, il giovane, in cerca di se stesso, in cerca di felicità, la cerca nelle cose che il denaro procura, ma le cose tutte hanno un fondo e il fondo delle cose è vuoto. Il libero principe diventa servo, a disputarsi l'amaro delle ghiande con i porci. Allora ritorna in sé, dice il racconto, chiamato da un sogno di pane (la casa di mio padre profuma di pane...) e si mette in cammino. Non torna per amore, torna per fame. Non torna per pentimento, ma per paura della morte. Ma a Dio non importa il motivo per cui ci mettiamo in viaggio. È sufficiente che compiamo un primo passo. L'uomo cammina, Dio corre. L'uomo si avvia, Dio è già arrivato. Infatti: il padre, vistolo di lontano, gli corse incontro... E lo perdona prima ancora che apra bocca. Il tempo della misericordia è l'anticipo. Si era preparato delle scuse, il ragazzo, ma il Padre perdona non con un decreto, ma con un abbraccio; non sono più tuo figlio, dice il ragazzo, e il padre lo interrompe perché vuole salvarlo proprio dal suo cuore di servo e restituirgli un cuore di figlio. Il padre è stanco di avere per casa dei servi invece che figli veri. Il peccato dell'uomo è uno: sentirsi schiavo anziché figlio di Dio. Il padre non domanda: dove sei stato, cosa hai fatto, da dove vieni? Chiede invece: dove sei diretto? Vuoi che ci andiamo insieme? Il territorio di Dio è il futuro. I gesti che il padre compie sono insieme materni, paterni e regali (R. Virgili): materno è il suo perdersi a guardare la strada; paterno è il suo correre incontro da lontano; regali sono l'anello e la tunica e la grande festa. Ciò che vuole è riconquistarsi i figli, anche nell'ultima scena, quando esce a pregare il figlio maggiore, che torna dai campi, vede la festa e non vi entra, sente la musica e non sorride. Un uomo nel cui cuore non c'era mai festa, perché si concepiva come un dipendente: «Io ho sempre ubbidito, io ho sempre detto di sì e a me neanche un capretto !» ; ubbidiente e infelice perché il cuore è assente, non ama ciò che fa, alle prese con l'infelicità che deriva da un cuore di servo e non di figlio, quando invece «il segreto di una vita riuscita è amare ciò che fai, e fare ciò che ami» (Dostoevskij). Il padre della parabola invece è immagine di un Dio scandalosamente buono, che preferisce la felicità dei suoi figli alla loro fedeltà, che non è giusto, è di più, esclusivamente amore. Allora Dio è così? Così eccessivo, così tanto, così esagerato? Sì, il Dio in cui crediamo è così. Immensa rivelazione per cui Gesù darà la sua vita

Nicolino che cercò la fortuna a Roma

Close

Qui si narra di Nicolino che cercò la fortuna a Roma, ma non fece ritorno Nicholino de Barillis o Nicolino Barilla, abitava fin dai primi anni del 1500 in Traversetolo dove aveva una casetta con un po’ di terra ed una moglie: Caterina de Longhi. Dal loro matrimonio erano nati tre figli: Antonio, Lazarina e Maria. Nel 1527, nell’anno del sacco di Roma, assieme ad altri traversetolesi, come erano soliti fare,...

Continua...





Avvisi e Comunicazioni

Visita alle Famiglie
Mercoledì 8 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi

Visita alle Famiglie
Mercoledì 15 Leggi

Visita alle Famiglie
Mercoledì 15 Leggi