In Santa Lucia la benedizione della gola

Parma, Via Cavour - Celebra Don Andrea

Sabato 3 febbraio nella chiesa di Santa Lucia (via Cavour) alle 11 e alle 18 saranno celebrate le messe solenni in onore di San Biagio vescovo, in cui sarà impartita la tradizionale benedizione della gola. Entrambe le funzioni saranno officiate dai membri del Venerando consorzio dei vivi e dei morti della Basilica Cattedrale. Per l’occasione inoltre, i fedeli potranno ammirare il prezioso busto reliquiario che raffigura San Biagio, risalente alla fine del XVII secolo. Il manufatto in terracotta dorata e argentata, è stato rinvenuto durante l’ultimo restauro della chiesa all’interno di una delle cantorie tra vari candelieri e coperto da un telo; nascosto, probabilmente, durante la prima guerra mondiale, quando l’edificio sacro era stato destinato a magazzino per le truppe. Il busto è corredato da una croce pettorale contenente la reliquia del santo e dalla mitra di seta bianca con ricami d’oro. Le poche notizie certe su San Biagio lo dicono medico. Sarebbe stato vescovo di Sebaste in Armenia e decapitato durante le persecuzioni dell’imperatore Licinio, all’inizio del IV secolo d. C. Scoppiata la persecuzione, Biagio si allontanò dalla sua sede vescovile e andò a vivere in una caverna, dove guariva con un segno di croce gli animali ammalati. Scoperto da alcuni cacciatori in mezzo a un branco di bestie e denunciato al magistrato, fu catturato e rinchiuso in prigione, dove continuò a ricevere e a sanare gli animali. Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire, essendoglisi conficcata in gola una lisca di pesce. La sua benedizione lo risanò immediatamente. Fra tanti altri miracoli, operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la sua bestia grazie all’intercessione del santo, in segno di riconoscenza gli portò dei cibi e delle candele. Torturato con pettini da cardatore, Biagio fu infine decapitato, ma prima di morire chiese a Dio di guarire chiunque, malato alla gola, l’avesse pregato in suo nome. Il suo culto è uno dei più diffusi sia in Oriente sia in Occidente, sebbene non si affermi subito dopo la sua morte. Numerose sono le chiese e gli oratori a lui dedicati in ogni parte del mondo cristiano. Dall’età medievale è sicuramente documentata l’usanza liturgica di benedire la gola dei fedeli, appoggiandole sotto il loro mento con due candele legate con un nastro rosso. Pur ricollegandosi a quelle, donate dalla vedova, le candele derivano la loro presenza anche dalla vicinanza della festività di San Biagio con quella della Presentazione di Gesù al Tempio, detta anche Candelora, perché in quell’occasione sono distribuite ai fedeli quelle stesse candele, appositamente benedette per scopi protettivi nei confronti delle calamità, utilizzate il giorno seguente per la benedizione della gola.

Dalla Gazzetta di Parma

San Michele Arcangelo in Sivizzano

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