San Lorenzo in Guardasone

La chiesa di san Lorenzo di Guardasone si trova alla sommità del monte Oca. La sua edificazione in questo luogo avvenne nella seconda metà del Cinquecento, dopo che Ottavio Farnese, nel corso della guerra contro il duca d’Este il cui esercito si era barricato in Guardasone, distrusse sia il castello che la Guardiola.

Il primo documento che attesta  la presenza di due chiese, una rovinata e l’altra da poco edificata, è il Catasto Farnesiano. In data 1561, tra le proprietà censite si elencano Santo Lorenzo da monte Lugho e  Santo Lorenzo da Guardagione

San Lorenzo di monte Lugolo fu la prima chiesa di Guardasone e, come suggerisce il toponimo Lugolo, si trovava su quello che oggi comunemente è chiamato monte della Guardiola, ma che in realtà è ricordato come Lugolo già in tempi lontani. La posizione della chiesa doveva essere a mezza costa di Lugolo, alla confluenza della strada dei Ronconi con quella di Carpanetolo, da dove prendeva avvio quella del Castello che correva sempre in posizione più elevata rispetto all’attuale. Tale posizione, che potremmo indicare poco più a sud-est dell’attuale ristorante, è confermata anche dall’estensione dei terreni che la chiesa possedeva in qualità di Beneficio sul versante nord del monte. Già al 1561 vengono descritti come appartenenti a san Lorenzo di Lugolo diversi appezzamenti in prossimità del castello: al Monticello, in Castello, al monticello delle forche e, lungo la via, in Lugolo, alle Coste di Lugolo, alla fontana di Lugolo.  Una più dettagliata indicazione proviene dai documenti conservati nelle carte della chiesa: Biolche 8; staia 4; tavole 6 di terra saldiva che in parte alias fu lavoria erborata et avidata; ma hora solamente erborata de querce et querzani et in parte anco di molti piedi di castagne, et che si renderebbe facilmente boschiva con molta utilità della chiesa, se non fossero li bestiami et li legnaroli: vi sono ancora alcune viti vecchie che vano a cimma per li corzani: confina la costa di Monte Lugolo col viazzolo che anticamente andava dalla Rocca alla Guardiola come dicono. Tutto il sitto sodetto si chiama Monte Lugolo: dalla parte dell’oriente confina a Carolo Medici; dalla parte dell’occidente confina Ippolito Zivieri con le ragioni della Bigliarda; dalla parte del meriggio confina la costa di Lugolo...dalla parte di settentrione confinano molti particolari come Silvestro e fratelli Barbieri; Gioanni di Gio. Giacomo Cavali; Francesco di Lazzaro Pazzoni con li beni della Giovanna Cavali sua moglie... Il testo continua dicendo che vi è poi un altro appezzamento di terra accanto al precedente altre volte turbata ma senza fondamento dal fu Melchiore Barbieri che poi raveduto del suo errore renuntiò...Ancora il testo prosegue annotando parimente si deve avertire che un altro spaccio di terra sopra la terra di sopra che va fino alla Costa di Lugolo in confino con Carolo Medici verso l’oriente fu turbato l’anno 1705 dal fu Gio dall’Orto con vana pretenzione, come credo, et in quell’anno avendo io Rettore Ugolotti fatto cavare alcuni querzani et fatto fabricare circa tre buon passi di legna, ello la fece condurre via di notte, dal che essendone seguiti alcuni segnali il detto Gio dall’Orto cedette ogni sua pretensione alla chiesa con un scritto di mano fatto dal signor don Ortensio Pazzoni arciprete di Cacciola sotto il dì 21 aprile 1706...quindi resta incerta la misura di tutto questo terreno.

La zona indicata, nel corso delle arature ha restituito frammenti di ceramiche di diversa fattura e qualità, comunque collocabili tra il XV e il XVI secolo.

La chiesa di san Lorenzo di Lugolo è ricordata nel Capitulum decimarum del 1230 tra le dipendenze della plebis de Traversitulo come Capelle de Guardasono; nella  decima dell’anno 1299 compare sempre nel pievato di Traversetolo come ecclesia de Guardasono. Nell’Estimo dell’anno 1354, al tempo del vescovo Ugolino Rossi, si specifica Ecclesia Sancti Laurentij de Guardasono, così come nel Regestum Vetus del 1492 e nel Catalogus Beneficiorum Civitatis et diocesis Parmae del 1520; in quest’ultimo documento  si aggiunge ecclesia s.Laurentij Guardasono, quam tenet d. Petrus de Mediis v. a.50 ad Episcopum.

All’interno della Descriptio omnium civitatis et diocesis Parmae, risalente al 1564, si conferma l’avvenuta edificazione della nuova chiesa; infatti  si specifica Ecclesia s.Laurentii de Guardasono curata, estimata libras 50, vulgo nuncupata Monte l’Oca. d. Simon de Montefiorio; la chiesa  è detta dal popolo s. Lorenzo del Monte Oca.

È significativo infatti che nel corso della Visita Pastorale di monsignor Castelli in data 1578/1579 siano imposti obblighi a completamento dell’arredo interno, nonché del battistero, e si imponga l’affresco con l’immagine del santo in facciata, ma non si  accenni alla struttura architettonica che, di conseguenza, doveva essere in ottimo stato; cosa del tutto improbabile se la chiesa fosse stata  ancora quella presente al 1230.

Dal testo della Visita si apprende che all’interno vi erano tre altari di cui uno eretto dai Fani, uno dedicato a san Rocco e uno alla  Madonna. Si conferma la presenza della sagrestia e si impone la chiusura a protezione del limitrofo cimitero.

Di diverso tenore è la Visita di Nicola Pacchiani, vicario foraneo del priorato di Bannone, che, in data 1628, constata che la chiesa di san Lorenzo comincia a rovinare; egli infatti impone diverse opere urgenti: che sia costruita nel tempo di otto mesi una nuova cappella per l’altare maggiore, oppure la stessa che ora esiste e minaccia rovina, sia restaurata e ripristinata. Il pavimento sia lastricato, la sacrestia, che tutta andrà in rovina se non riparata, lo sia nel tempo di sei mesi e sia anche intonacata e vi sia il necessario per lavare le mani. L’altare detto dei Fani sia anch’esso costruito di nuovo verso mezzogiorno, sia dipinta l’immagine del santo e collocata la chiusura al fonte battesimale.

Il contenuto della Visita mette in risalto quelli che sono stati e rimarranno i problemi della chiesa di Guardasone: il terreno su cui poggia è instabile e nel lento scivolare trascina con sé parte dell’edificio che vistosamente si apre in crepe, specie all’altezza del presbiterio. Ragione per cui la chiesa attualmente è chiusa.

Lavori di restauro forse si fecero ma solo in data 1675; l’allora parroco don Pietro Giovanni Ugolotti, così la descriveva: Questa chiesa fu dedicata lì 28 marzo a s. Lorenzo Martire et è situata verso l’oriente in luogo detto Monte Oca, nella Giurisdizione di Guardasone; in essa sono tre altari; il maggiore chiamato di san Lorenzo nel quale è fondata la Compagnia del SS. Sacramento; a man destra è l’altere fondato ad honore della B.V. sotto il titolo del Rosario, nel quale pure è fondata la Compagnia della medesima; a man sinistra è l’altare chiamato di santa Agnese riedificato circa l’anno dell’1650 dalla prosapia di quelli da Fano nel quale l’anno 1651 fu fondata la Compagnia della B.V. sotto il titolo della Sacra Cintura. Dietro all’altare maggiore vi è il coro e dietro a questo vi è la torre delle campane, sotto la quale vi è la sagrestia: nel mezo della chiesa sono quattro sepolture: le due di sotto sono della Compagnia del SS. Sacramento, le due di sopra una cioè quella che è man destra è della Compagnia del SS. Sudetta (il testo in questo punto risulta corretto e integrato con calligrafia posteriore da una scritta interlineare che suggerisce la seguente lettura: quella che è  a man destra è della prosapia Fanni anticamente); l’altra cioè quella che è a man sinistra, è della Prosapia di quelli de Barbieri; e tutte hano le sue pietre sepolcrali. Tutto il vaso della chiesa è mal composto in maniera che è pericolante da diroccare, già che l’anno 1619 incominciò a diroccare nella parte di mezzo.

Segue alla descrizione l’elencazione degli arredi sacri:  all’altare della Beata Vergine del Rosario, con sua cappella costrutta l’anno 1645 un’ancona di legno parte indorata et parte colorita; dentro di essa un quadro dipinto a olio nel quale è l’immagine della Beata Vergine et il Puttino con il Rosario in mano, l’immagine di san Domenico, di santa Catterina Vergine et di santa Lucia Vergine e Martire; et finalmente all’intorno vi sono i quindici misteri del Santissimo Rosario...
All’altare di Santa Agnesa con sua capella nella quale pure è fondata la compagnia della Beata Vergine della Sacra Cintura, un’ancona con sue cornici di noce dentro la quale è un quadro sopra del quale è l’immagine della Beata Vergine et il Puttino con la sua centura in mano, l’immagine di santa Agnese, di sant’Antonio da Padova, di san Pelegrino et di san Giovanni Battista.

All’interno della chiesa, continua l’inventario, si trovano un confessionale, una balaustra di noce vicino all’altare maggiore, una gratticola con cornici di noce per le confessioni e un pulpito di pioppa col suo Crocifisso. 

Nel 1701 la chiesa venne ristrutturata, come testimonia lo stesso parroco don Ugolotti: Questa chiesa è situata in Guardasone in luogo detto Monte dell’Oca ed è fabbricata di nuovo longa braccia 22 et larga 14. A questa fabrica si diede principio nell’autunno dell’anno 1684, et nell’1685 si terminò il coro, si fornirono le muraglie delle capelle et i fondamenti del resto della chiesa mediante un tal Maestro Milanese per nome Stefano, con l’asistenza del signor Giacomo Formentini et Carolo Medici. Di poi nel 1688 si perfecciorono le capelle nel modo che sono adesso col guasto del primo disegno molto più nobile, e si coprì tutto il resto della chiesa mediante un tal Maestro Battista Bosci milanese con l’assistenza del signor Lorenzo Giuseppe Formentini; e nell’1695 si fecero li volti et s’imbiancò tutta la chiesa nel di dentro mediante Maestro Giacomo Antonio Quintavalla da Guardasone e mediante gli uomini della villa, imparticolare li Massari delle Compagnie della chiesa. Nel 1698 finalmente si fece il pianellato della chiesa mediante Maestro Giacomo Antonio predetto con l’assistenza  del signor dottor Pazzoni. In detto anno parimente si fece il cavo della sepoltura del coro destinata per gli ecclesiastici per promottione di me Rettore predetto, ne si perfezionò per disunione nata tra gli medesimi ecclesiastici; opera propria del nemico universale. Si spese in tutta questa fabrica dall’anno 1684 sino all’1698 inclusive più di diecimila lire. Questa chiesa fu dedicata da principio al prottomartire san Lorenzo. La dedicazione si celebrava lì 28 marzo; ma per essersi fabricata di nuovo tutta la chiesa, non si fa più la festa della dedicazione. Questa chiesa ha la porta maggiore verso l’occidente, entrandosi in essa con la faccia verso l’oriente, nella qual positura dicono che salì al cielo Cristo signore.
In questa chiesa vi sono tre altari: l’Altare Maggiore sittuato nel principio del coro, dedicato a san Lorenzo Martire, nel quale è fondata la Compagnia del Santissimo Sacramento. In esso vi sono due banchette di legno colorite et indorate et il Tabernacolo connesso alle Banchette, et simile a quelle vi è parimente la sua Pietra sacra con sua incerata. L’altare del ss.mo Rosario situato a man destra nell’entrar in chiesa nel quale è fondata la Compagnia del SS.mo Rosario; in esso vi è una sola banchetta di legno colorita per porvi sopra i candeglieri; e l’altare intitolato di s.Agnese, nel quale è fondata la Compagnia della Sacra Cintura, et nell’uno e nell’altro altare vi è la sua pietra sacrata con sue incerate, et questo altare è situato a man sinistra nell’entrare in chiesa. Il Fonte battesimale è situato a man sinistra nell’entrare in chiesa e la Pietra del Fonte è di marmo comprata l’anno 1675 e costò £ 22.10. Questa pietra è sopra un piedistallo di quadrelli e sopra la pietra vi è la sua Piramide di noce puoco buona et che non è ancora aggiusta a modo.
Le seraglie della porta maggiore et quella del Battesimo con suoi ornamenti si fecero l’anno 1699 et constorono con i suoi feramenti circa lire centovinticinque. Li balaustri di noce con li coloncini fatti al torlo circondano tutti tre gli altari chiudendoli di dentro, sopra quali si dispensa la sacra comunione a Fedeli; questi furono fatti l’anno 1700 nella primavera e costarono circa lire 200. Li paladini (imposte) vetrate e ramine delle sette finestre della chiesa si fecero parte l’anno 1700 et parte l’anno 1701 e costarono in tutto circa lire 350.  Cinque Cattene di ferro con quella del coro tengono incattenata tutta la chiesa, et quella di mezzo è raddopiata per maggior fortezza.  La torre della chiesa resta ancor antica fatta con quattr’occhi et ha il primo e l’ultimo tassello pianellati. Due campane sono nella sodetta torre: una di pesi n° 21.15 e la seconda di pesi n° 11, libre n°19. La prima fu rifatta tre volte in doi anni e l’ultima volta fu del 1646, nel qual anno fu comprata la seconda, che a ragione di £ 53 il peso, costò £ 623.12.   La sagrestia è situata sotto la torre, di dove pure si sonano le campane et dentro la quale vi sono doi credenzoni di noce: uno serve per li parameni, bancaria, calici et per la cera della chiesa et delle Compagnie; e l’altro serve a pallj e per candellieri e fiori finti.  Quattro sepolture sono nella sodetta chiesa: le due di fondo sono comuni; le due di sopra dicesi che siano di particolar casata, cioè una dei Fani e l’altra de’ Barbieri. L’uscio della chiesa, cioè la porta minore si trova nel di sotto alla capella del Rosario, et ha anco le seraglie, chiavatura et altri feramenti antichi et è situata verso mezzogiorno. Due pietre per l’aqua santa: una sopra una coloncina di pietra dentro la porta maggiore a man destra; et l’altra molto difficile per conservar l’aqua piantata nel muro a man destra dentro la porta minore.

Seguono a questi, altri due inventari in data 1750 e 1810, nei quali non sono riportati dati diversi dai precedenti. Si annota soltanto che nell’anno 1773 si è fatto ristaurare ed accomodare la chiesa entro e fuori, ed imbiancare, accomodare le vetrate e rifare le ramate delle finestre di detta chiesa, e si è speso ora in calzina, gesso, bianco e fattura o sia manufazione da giornalieri ed altro in tutto £ 1760.

Nel 1778 si fece pianellare la chiesa e la sagrestia.

Nel 1833, in seguito al terremoto che colpì la zona, anche la chiesa subì alcuni danni così come la vicina canonica, in seguito parzialmente ripristinata.

Nel Novecento le condizioni della chiesa divennero precarie, fino a che don Giovanni Barilla, parroco dal 1903 al 1956, non vi pose rimedio con importanti interventi di restauro.

In seguito la chiesa accolse come parroco Renato Furletti che ammodernò sia la canonica che la chiesa. Il 13 settembre 1964 fu benedetto da S.E. Monsignor Colli il dipinto raffigurante la Madonna degli Automobilisti, opera del pittore Proferio Grossi. Don Furletti fece anche restaurare  dal prof. Pasqui di Bologna i dipinti conservati nella chiesa, tra cui quattro tele importanti, attribuite al Pontormo, oggi scomparse. Lo stesso parroco, eclettico artista, lasciò opere scultoree, tra cui il bassorilievo che orna la mensa. Negli anni Sessanta don Furletti rinunciò alla parrocchia che venne affidata al parroco di Vignale, don Giovanni Bocchi.

Di fronte alla chiesa vi è la canonica.
La canonica è coeva alla chiesa e quindi risale alla metà del XVI secolo. La prima descrizione sommaria si ricava da un inventario del parroco don Pazzoni risalente al 1622: una casa con fenile, ara, et cortilo in loco detto in Monte di  Loca; biolche 8 di terra incirca parte lavorativa et parte saldiva, erborata et avidata posta in loco detto in Monte di Loca attaccata a detta casa, confina da due alla via comune dall’altro le ragioni delli signori di Guardasone; Gio. Antonio Barberi et Michelo Bonino.

Nel 1675 veniva più dettagliatamente descritta dall’allora parroco don Ugolotti: [la canonica] è situata vicino al Cimiterio circa 12 passi; ha due camere: una verso l’oriente, sotto la quale è la cantina, l’altra verso l’occidente, sotto la quale è un coverto per uso del mezzadro, e sopra l’una e l’altra è il granaio. Ha un’altra camera più piccola verso settentrione, sotto la quale è un altro camerino per uso del mezzadro; contigue a questa a man destra è il fenile, sotto il quale è la stalla. Ha duoi camini con suoi focolari: cioè uno nella camera verso l’oriente, e questa serve per la cucina; l’altro nella camera piccola verso settentrione che serve per tratenimento al Predicatore nel tempo della Quadragesima; ha duoi usci per entrare in casa  nelle parti di sotto, cioè uno verso mezzogiorno et l’altro verso settentrione. Ha finalmente una portella con vermiglio per entrare nella camera che serve di cucina come di sopra, avanti la quale è un poco di mozzetta con duoi occhi che guardano verso mezzogiorno.

Nel 1704 la canonica subì interventi migliorativi: La detta Canonica ha una mozzetta con sei occhi verso mezzogiorno longa circa 21 passi et larga solo tre passi; et in capo di essa verso sera vi è una prospettiva di san Lorenzo et di san Pietro. Questa mozzetta con molte altre spese tanto per la canonica quanto per la chiesa furono fatte fare da me rettore Pietro Giovanni Ugolotti e dentro li anni scorsi sino al presente 1704 sono costate a me lire seicento cinquanta due almeno. Il rettore Giammaria Guarnieri nel 1764 fece costruire una nuova stanza:  è stata fatta senza risparmio e questa  con decora la canonica tutta, mentre è stata fatta nel fenile che metteva orrore; parimenti feci fare una parete nella cucina che era assai grande e così si è resa del tutto comoda, mentre ha messa in libertà tutta la canonica, per aver fatto fare una porta nella loggia e per fare la ferrata che vi è sopra....

Nel 1767 la canonica è così descritta: la canonica distante dalla chiesa verso sera passi vinti in circa consiste in cinque camere a tassello con il guarda cucina, pozzo e forno, cantina, granaro, dispensa e stalla e loggia ed altri luoghi rustici, è copata e tassellata con ussi e finestre con sue serande, gangheri e catenacci, ed in alcuni con sua chiavi e scarta chiavi.

Nel 1810 la canonica si definisce sufficientemente comoda, tuttavia don Giovanni Bruni fece rifare due camere e la cucina. Nel 1832, in seguito al terremoto del 13 marzo, sia la canonica che la casa mezzadrile vennero dichiarate inabitabili. Il parroco, Girolamo Travaglino, dovette provvedersi di un alloggio temporaneo fino a che i lavori non furono terminati. La parrocchia viveva un periodo difficile poiché Guardasone, divenuto frazione di Traversetolo, aveva perso la sede amministrativa e con essa il carisma di fulcro della Giurisdizione ormai sciolta dalla soppressione dei feudi e dal conseguente allontanamento progressivo dei conti Borromeo. La zona prese a subire un lento ma inesorabile declino con conseguente decremento demografico, mantenendo come ricchezza soltanto quella legata all’economia agricola, non certo incentivata dalla natura del territorio. Di conseguenza anche le entrate della chiesa si erano di molto affievolite e in diverse occasioni si dovettero alienare campi di proprietà del Beneficio per sopperire alle esigenze più impellenti. Anche nel 1832, e ne è testimonianza un’accorata lettera del parroco al vescovo, mancavano i denari per poter dare inizio ai lavori di ripristino indispensabili dopo il terremoto. Parte dei fondi furono reperiti abbattendo legname nelle terre del Beneficio.

In seguito la canonica non subì alterazioni evidenti fino agli anni Sessanta del Novecento; negli anni seguenti, dato che il parroco non vi risiedeva più, la canonica venne affittata a privati, ognuno dei quali chiese ed ottenne di provvedere a miglioramenti interni. 

Il tempietto della Madonna del Monte Bianco.
Poco oltre la chiesa, all’incrocio con via Ariatina, si erge il tempietto della Madonna di Loreto o Madonna Nera, comunemente detta del Monte Bianco dal toponimo che indica il monte su cui sorge.

Questo tempietto, documentato dal 1630, venne edificato dalla comunità di Guardasone, come si evince dal testo di  una comunicazione inviata alla curia parmense: il Comune di Guardasone umilissimamente a Vostra Signoria Illustrissima espone che nella loro Parrocchiale di san Lorenzo è un’immagine di Maria Santissima dipinta in una capelletta, situata alla strada pubblica sopra l’angolo d’un campo della chiesa, detto Monte Bianco, d’onde detta immagine sortì il nome della Madonnina del Monta Bianco, alla quale sono state fatte dal 1630 in oggi diverse offerte e limosine non convertendosi mai queste in alcun, benché minimo ornamento della sacra imagine... Il testo da cui è tratto il brano continua col formulare  alcune richieste sul come impiegare  il danaro raccolto grazie alle offerte, suggerendo di far indorare una grande tribuna di legno per portare in processione la Santissima Vergine del Rosario e della Cintura, fare una cupola in vetro per coprire l’immagine della Madonna e pagare due candelieri per la Madonnina del Monte Bianco. Il parroco don Baistrocchi (1709-1712) diede l’assenso, nonostante la povertà della parrocchiale e le difficoltà per il mantenimento del parroco, di impiegare le offerte per ciò che la popolazione chiedeva e soprattutto  nella sistemazione della piccola cella, o sii chiesiolla, o maestà senza altare ov’è dipinta una immagine della Madonna.

Negli anni a seguire sorse la Compagnia della Beata Vergine Lauretana di Monte Bianco, di cui alla fine del Settecento era rettore don Maurizio Pazzoni e massaro Alessandro Medici.

Nel Novecento l’oratorio era ridotto in pessime condizioni per cui il rettore don Barilla provvide a restaurarlo. Fu incaricato di relazionare sull’esito dei lavori il Vicario Foraneo di Traversetolo, don Varesi. Così scrisse il 12 luglio 1911 al Vescovo di Parma:...ho compiuta la visita alla cappella della Madonna di Montebianco in Guardasone e posso riferirle quanto segue: distante una sessantina di metri dalla chiesa parrocchiale di Guardasone in una località detta Montebianco trovasi da tempo su di un crocevia una cappelletta pubblica dedicata alla B.V. di Loreto. L’attuale signor rettore di Guardasone con lodevole iniziativa per assecondare la devozione che i nostri Traversetolesi hanno per onorare la Madonna santissima in quella cappelletta, compì un artistico restauro alla medesima rinnovandola, innalzandola e ponendovi nell’interno un bell’altarino in granito di cemento con mensa e predella il tutto in proporzione. La cappella in parola rimaneva così composta di un atrio a quattro archi in stile dorico, poi un cancello in ferro con vetrate che chiude l’intero arco di entrata nella cappella e la cappelletta coll’altare avente sullo sfondo un quadro in tela ad olio rappresentante la B.V. di Loreto. L’interno della cappelletta è alquanto angusto ma l’altare è di proporzioni ordinarie per cui vi può stare comodamente anche nel solo interno a cancelli chiusi senza comprendervi l’atrio, il Sacerdote celebrante, il ministro inserviente e quattro persone; perciò celebrandosi la S. Messa in quel luogo i fedeli dovranno stare nell’atrio e dintorni. Quantunque angusta la cappella è bellissima, più che decente e mi pare che non sarebbe nulla di sconveniente se vi si dovesse celebrare il S. Sacrificio della Messa...aggiungo che i parrocchiani di Traversetolo desidererebbero fare solenni pellegrinaggi a detta cappella...

Nel corso della Visita Pastorale di monsignor Conforti, del 1930, si annotano alcuni dati interessanti: ...è lunga m. 5, alta m. 5, larga m. 2,5. Vi è un altare fatto in cemento con il quadro della B.V. di Loreto dipinto dal professor Baratta. Questo quadro è posto davanti alla vecchia pittura.

L’oratorio è tuttora completo di arredi e vi si celebrano alcune ricorrenze come la festa degli aviatori, di cui la Madonna di Loreto è la protettrice, e la ricorrenza della Madonna del Carmelo il 16 luglio, la cui celebrazione è anticipata da un pellegrinaggio che, nel primo mattino,  parte dal capoluogo per raggiungere Guardasone.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pasquale Armillotta

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