San Michele Arcangelo in Sivizzano

Le notizie attorno alla chiesa di Sivizzano sono scarsissime, tuttavia la sua dedicazione a San Michele, santo sovente ricordato nelle prime consacrazioni longobarde, indurrebbe a supporre un’epoca di origine molto antica. Della sua presenza però si viene a conoscenza solamente attraverso le decime del 1230. Nel Capitulum Decimarum, all’interno del pievato di san Martino di Traversetolo, si trascrive Capelle de Sivizzano. Stranamente, nel documento analogo datato 1299 la chiesa di Sivizzano  non è segnata. Ricompare nel 1354 all’interno dell’Estimo del vescovo Ugolino Rossi, affiancata a quella di Torre: Ecclesie de Turi et de Sivizanno. Ancora nel Regestum Vetus, in data 1493, si riporta: Ecclesia S. Stephani de Turi et Sivizano. Il successivo  Catalogus Beneficiorum Civitatis et Diocesis Parmae, risalente al 1520, ripete Ecclesia S. Stefani de Turri de Sevizzano, quam tenet D. Lucas Mathiolus, con valore annuo di L.25 (rendita piuttosto povera se si considera che riguarda due chiese), e si specifica la collazione ad Episcopum. Il fatto che la chiesa di Sivizzano fosse stata temporaneamente unita a quella di Torre, lascia supporre che forse l’agibilità fosse precaria e non vi fossero risorse per la ristrutturazione. Ripristino che deve essere avvenuto nel corso della prima metà del XVI secolo poiché nella Descriptio Omnium di Cristoforo dalla Torre, risalente al 1564, si riporta: Ecclesia S. Michaelis Sivizzani Ripaltae; la chiesa è quindi ritornata autonoma e si specifica curata; si indica il suo valore (extimata libras 15), chiaramente inferiore al precedente quando era unita con Torre, ed infine rimane inalterata la collazione ad Episcopum. Vi è indicato il nome del sacerdote (D. Lazarus Bettagius, fratello di Jacobus Betagius, parroco di Traversetolo) che si conferma residente; viene anche indicato un impegno: solvit pensionem scutorum 14 d. Octavio Scoto.  Oltre al parroco compaiono d. Antonius de Guateris, Cremonensis, che si dice residente, e  d. Iulius de Girardis, anch’egli residente.

Queste ultime notizie indicano forse la ricostruzione della piccola chiesa di san Michele di Sivizzano che, come appare tuttora, è al vertice di una collinetta dall’aspetto artificiale, come se al di sotto vi fossero macerie precedenti. La chiesa inoltre ha dato segno spesso di instabilità, specie nella zona absidale, come se poggiasse non direttamente su solido terreno ma su di un deposito in continuo assestamento. Fenomeno che non ha coinvolto la vicina canonica che, pur a pochi metri di distanza, è ad un livello inferiore rispetto all’edificio sacro collocato più a est, dove il dosso della collina dovrebbe naturalmente degradare.

Dal testo della Visita Pastorale di monsignor Castelli (1578) la chiesa appare ben conservata. Le indicazioni contenute nella Visita sono quasi tutte inerenti particolari post conciliari, ossia si prescrive solamente l’applicazione delle nuove norme. Le uniche osservazioni riguardo la struttura sono per l’arco dell’altare che doveva essere restaurato, le pareti, sia dentro che fuori, imbiancate, e il pavimento che, anche lateralmente, doveva essere lastricato. Si impone di dipingere l’immagine di san Michele in facciata, sulla porta, e di mettere le tende alle finestre o almeno dei fogli cartacei a protezione. Si evince dalla visita che a mancare sono soprattutto gli arredi: dall’acquasantiera, al Battistero, agli abiti liturgici. Si intima inoltre al parroco di insistere presso il Reverendo Vicario Episcopale affinché le terre della chiesa che erano state occupate da Joannem de Venuto de Berzona (Berzora, località vicina) siano restituite. Ultima prescrizione quella di recintare il cimitero per impedirne la profanazione da parte degli animali.

La Visita di don Nicola Pacchiani, priore di Bannone, risalente al 1628 quando era parroco in Sivizzano dal 1620 don Angelus Coradus, indica alcuni obblighi da assolvere: il rivestimento del tabernacolo, l’apparato per il viatico agli infermi, ricavare la finestrella vicino all’altare per gli oli santi, coprire il fonte battesimale e intonacare e imbiancare i muri interni. Si aggiungono quindi altri particolari per gli abiti liturgici ed infine si annota che la cappella dell’altare maggiore, a causa del pericolo di crollo che la minaccia, deve essere ripristinata.

La Visita di monsignor Nembrini del 1666 nulla rivela di particolare interesse, appuntando soltanto alcune mancanze d’arredo liturgico.

La Visita di monsignor Saladini al 1683 attesta invece la presenza di una nuova cappella con altare dedicato a Santa Lucia e San Rocco, e raccomanda che la pietra sacra dell’altare venga ben fissata. Occorreva anche provvedere alla copertura del fonte battesimale.

Tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII secolo la chiesa visse un momento di floridezza, attestata dalla ristrutturazione architettonica e dalla collocazione di alcuni dipinti. L’interno, irregolare, è infatti tuttora preceduto da tre archi di spinta e percorso da una trabeazione risalente al Settecento.

Sulla sinistra, per chi entra, è visibile un grande dipinto ad olio che doveva costituire la pala dell’altare maggiore, come si evince anche dal confronto tra la cornice lignea marmorizzata del dipinto ed i morivi decorativi dell’altare secentesco ancora nel presbiterio. La scena rappresenta La Vergine  Maria con il Bambino in gloria adorata dai santi Rocco e Lucia martire. Il modello iconografico  del gruppo centrale è tratto da un dipinto di Bartolomeo Schedoni (Modena 1578- Parma 1615) ed è opera attribuibile alla scuola parmense del XVII secolo. Alla parete del coro è appesa un’altra tela ad olio opera di un anonimo pittore parmense del XVIII secolo, raffigurante la Vergine con il Bambino adorata dai santi Michele Arcangelo e Antonio da Padova. Quest’opera forse era destinata all’altare del Suffragio poiché san Michele è descritto nell’atto di pesare le anime dei defunti e di calpestare la testa del demonio, mentre il francescano è colto nell’atteggiamento di adorazione e di supplica verso il bambino. È probabile l’attribuzione a Pietro Melchiorre Ferrari (Sissa, Parma, 1735- Parma 1787).


 

 

 

 

 

 

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