Santo Stefano in Torre

L’accesso alla chiesa di Torre si apre sullo slargo di via del Braccio, all’incrocio con via Nuova della Costa e strada di Berzora. La chiesa di santo Stefano presenta una semplice struttura in sasso e conci di arenaria lavorati il cui recupero e  reimpiego lascia supporre l’esistenza di un precedente edificio. L’attuale è infatti frutto di diversi interventi architettonici distribuiti nei secoli ed evidenti esternamente nell’eterogeneità dei materiali e nella loro disordinata composizione, con particolare risalto delle più recenti parti in laterizio. La disposizione dell’edificio, con fronte rivolto a nord est, è frutto del rinnovamento architettonico risalente alla fine dell’Ottocento; nei secoli precedenti l’accesso si trovava a sud, dove il percorso della strada vecchia di Torre, seguendo un itinerario diverso dalla via attuale, raggiungeva il piccolo borgo.

La facciata a capanna si presenta leggermente elevata, con portale centrale e due semplici aperture con inferriate. L’interno ad unica navata, vede l’accenno ad un transetto nei cui bracci sono ricavate due cappelle, esernamente sottolineate dalla sporgenza del muro perimetrale. Sul lato ad oriente si apre l’accesso laterale architravato.

La presenza di un edificio sacro in Torre è sicuramente molto antica; è infatti con ogni probabilità quella di Torre la chiesa citata in una bolla papale del 1144 nella quale viene confermata al monastero di san Giovanni in Parma la dipendenza di diverse chiese tra cui ecclesiam S. Michaelis de Arcu, ecclesiam S. Stephani de Torano ...ecclesiam de Provinciano...in episcopatu Parmensi .  La chiesa di santo Stefano compare ancora in  altri due documenti: il primo, risalente al 1150, è inerente l’acquisto di una pecia quidam terre (appartenente al monastero di San Sepolcro) que est posita prope S.Stefano de Torano iusta strada...cui sunt fines a mane..., de subtus S.Iohanne; il secondo, stilato in Reggio Emilia il 15 gennaio 1179, riguarda una lite in corso tra dominum Martinum, del monastero di santa Felicola, e il priore della chiesa di San Sepolcro di Parma, Petrum cruciatum, per la rivendicazione del possesso di una pecia terre que dicebatur III bubulcarum site in Torano ad S. Stephanum, cuius fines a mane de Crociatis, a meridie strada, a sera Bonifacioli, de subto generum Gondoini et Sancti Stephani . Successivamente a testimoniare con certezza la presenza  di una chiesa in Torre è il Capitulum Decimarum del 1230 nel cui elenco si legge Capelle de Turre in plebis de Traversitulo, esplicitando in tal modo che già all’epoca la chiesa era compresa nel pievato di Traversetolo del quale tuttora fa parte. A fornire notizie della chiesa è ancora l’elencazione delle decime risalenti all’anno 1299, nella quale l’Ecclesia de Ture è tuttavia ancora annotata senza la dedicazione, che non compare neppure nell’Estimo ordinato dal vescovo Ugolino Rossi nel 1354. Questo documento però, indicando Ecclesie de Turi et de Sivizanno assieme, esplicita l’unione delle due chiese per l’assolvimento delle decime, fatto che può trovare motivazione nella povertà dell’una e dell’altra, che, assieme, si dicono fornire 19 soldi e 10 denari imperiali, cifra che, per addurre un confronto, offriva da sola la già modesta chiesa di Vignale. Le due chiese rimangono unite anche nel Regestum Vetus ante anno 1493 exaratum; unica novità in questo documento è la comparsa, per Torre, della dedicazione:  Ecclesia S.Stephani de Turi et Sivizzano.

Santo Stefano, condannato alla lapidazione per per aver proclamato la sua fede in Cristo, è venerato quale primo martire dalla comunità cristiana. La festività che lo ricorda segue il giorno del Natale. Il culto del santo prese a diffondersi verso il V secolo, in connessione anche al ritrovamento delle reliquie, e molte comunità lo elessero quale protettore. Nella diocesi di Parma sono nove le parrocchie a lui dedicate. Nella tradizione popolare il suo culto è legato all’arte dello scalpellino, dei selciatori, dei tagliapietre e dei frombolieri. Per motivi connessi al suo martirio, viene invocato contro le emicranie e per la buona morte.

Ulteriori notizie sulla chiesa di Torre ci rimandano al Catalogus Beneficiorum civitatis et diocesis Parmae risalente al 1520, all’interno del quale si riporta Ecclesia S. Stefani de Turri de Sevizanno, quam tenet D.Lucas Mathiolus;  don Mattioli è dunque il primo parroco di cui si abbiano notizie. Il documento prosegue fornendo l’indicazione che la nomina del parroco è ad Episcopum.

Cristoforo Dalla Torre, componendo nel 1564 la Descriptio Omnium Civitatis et Diocesis Parmensis Ecclesiarum, fornisce alcuni dati interessanti. Egli infatti specifica che l’ Ecclesia S. Stefani de Turre è curata, ed extimatas libras 25; ciò suggerisce che a quella data le condizioni della comunità di Torre fossero sicuramente più floride, tanto che la chiesa compare non più abbinata a Sivizzano ed inoltre, specificando che  vi sono tre parroci (D. Caesar Quintius n.r., D.Prosper de Moretis r., D. Iohannes Bertinus), lascia intuire che essendo tra questi don Moretti residente, doveva trovarsi a fianco della chiesa la canonica, edificio che, in base al decreto del Concilio di Trento che obbligava il parroco alla residenza, prese ad essere costruito presso le singole chiese. Tali migliorate condizioni della realtà di Torre potrebbero sostenere l’ipotesi che a quella data la chiesa fosse stata restaurata o, meglio, rifatta.  Nel testo redatto in seguito alla Visita Pastorale di monsignor Joannis Baptistae Castelli nel 1578,  non ci sono accenni alla struttura architettonica, lasciando intendere che la chiesa doveva essere in ordine; si impone solamente l’adeguamento ai decreti generali per alcuni arredi, come per la mensa che si dice in laterizio, e la realizzazione dell’immagine pittorica di santo Stefano in facciata. Carente è invece l’arredo: non c’è un armadio in cui riporre i paramenti, che inoltre risultano insufficienti. Si raccomanda quindi di erigere la Confraternita del Santissimo Sacramento, di adeguare le funzioni agli obblighi conciliari, di impartire l’insegnamento della dottrina ed infine di recintare e chiudere il cimitero per evitarne lo scempio col calpestio degli animali.

Come tutte le comunità, anche quella di Torre patì il triste diffondersi della peste manifestatasi nel 1630; ma per Torre l’evento fu veramente drammatico poiché la morte coinvolse il 73% della popolazione. Questo gravissimo trauma demografico ebbe ripercussioni di lunga durata: la ripresa fu infatti difficile e assai lenta. Le seguenti visite pastorali di monsignor Nembrini nel 1676 e di monsignor Saladini nel 1684, non annotano particolari di rilievo. Nel corso del XVIII secolo la comunità presenta una certa ripresa che si evidenzia positivamente nelle opere attorno alla chiesa. Risale al 1705 la realizzazione della struttura del coro mentre nel 1706 si fece la Cappellina delle anime del Purgatorio. Il 4 luglio 1712 venne eretta da monsignor Marazzani la Confraternita del Santissimo il cui atto di fondazione venne rogato nella canonica di Traversetolo. Dagli atti della visita pastorale risulta che il Vescovo Marazzani rimase favorevolmente impressionato dal nuovo altare del Suffragio e dal piccolo archivio della Parrocchia in quo asservantur scriptura ac jura Ecclesiae. L’unico difetto rilevato fu una colonna posta proprio al centro della chiesa per sostenenre la torre campanaria: il vescovo prescrisse fosse tolta.

Il 29 dicembre 1714 giunse a Torre il quadro ad olio raffigurante santo Stefano, dipinto dal pittore parmense Giovanni Bolla. Questo quadro, che nell’inventario del 1833 risulta collocato ad ornamento dell’altare maggiore, si trova ora nella retrofacciata della chiesa.  La chiesa di Torre possiede altri due dipinti di pregio. Il primo è un quadro rappresentante l’immagine di S.Antonio in tela e vi è pure S.Nicolò da Tolentino, l’immagine della B.V. e le anime del Purgatorio con cornice velata d’oro, del primo decennio del Settecento, quasi certamente anch’essa opera di Giovanni Bolla. Un tempo si trovava presso l’altare di S. Antonio (già altare del Suffragio), attualmente è in sagrestia. Il secondo è un quadro rappresentante la B.a Vergine delle Grazie con la cornice di legno marmorizzato, anche conosciuto come la Madonna col Bambino. Si tratta di un dipinto ad olio su tela, con cornice originale, delle dimensioni di cm. 144x115. L’opera, molto fine e di buona fattura, è tradizionalmente attribuita ad Alessandrino Mazzola Bedoli (ma altri critici la datano a fine Seicento). Già ad ornamento dell’altare della B.V. delle Grazie e poi collocata in sagrestia, il 24 settembre 1980 fu consegnato in custodia al Vicario generale della Diocesi per restauri. Al momento risulta irreperibile. Dall’inventario del 1833 risultavano nel Coro anche dieci otto quadretti velati d’oro attaccati al muro.

Interventi significativi di restauro alla chiesa vennero apportati nel 1888 durante l’apostolato di don Demostene Bergonzani. Il giorno 9 novembre ebbero inizio i lavori con l’abbassamento del piano, apprendo un’appertura nel coro per vuotare la chiesa, con intendimento di formarvi la porta Maggiore. Nell’eseguire il lavoro, siccome il suddetto parroco Bergonzani d.Demostene aveva designato, senza però dichiararlo, per tenere unita la popolazione, viene fatto un abbassamento nella chiesa di un metro e mezzo circa, vengono atterrati gli altari, vengono fatte due colonne per sostenere il campanile, vien fatto l’altare maggiore, ov’era prima la porta, vien fatta una porta secondaria, vien chiuso l’uscio di sagristia, altri ne vengono forati.

Nel 1958 venne demolito il vecchio altare maggiore in legno e sostituito  con uno nuovo in marmo, opera del signor Pietro Biselli di Langhirano.

Nel 1993 il pittore Proferio Grossi termina il dipinto murale (cm 180x90) raffigurante la Madonna Assunta sul muro esterno, lato sud della chiesa.

A fianco della chiesa, sul lato ovest, si trova la secentesca canonica. Realizzata in pietra e sasso, presenta l’entrata ad ovest tramite scala esterna che termina in una picola loggetta.


 

 

 

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