Amatrice

Nei primi giorni di giugno i giovani della parrocchia di Traversetolo hanno fatto visita alla comunità di Amatrice per donare il ricavato di tante iniziative di beneficienza realizzate in oltre sei mesi di attività. Il viaggio per raggiungere le zone terremotate è giunto a conclusione di un lungo percorso iniziato nell’ottobre 2017 quando Laura Banzi, una delle catechiste dei giovani traversetolesi, aveva conosciuto don Savino D’Amelio, parroco di Amatrice e gli aveva consegnato una piccola somma da parte dell’oratorio a sostegno della comunità colpita dal sisma del 2016. Coinvolta l’intera Parrocchia di Traversetolo, tra i giovani hanno risposto soprattutto i ragazzi di prima, seconda e terza superiore e le classi di quarta elementare e prima media. Con loro sono state realizzate diverse iniziative benefiche: vendite di biscotti, di prodotti tipici di Amatrice e di manufatti realizzati dalle volontarie dell’Oratorio. Don Giancarlo Reverberi ha scelto anche di devolvere il ricavato di un concerto. I ragazzi delle superiori si sono impegnati particolarmente anche nell’organizzazione di una cena benefica, autofinanziandosi e lavorando in prima persona. In tutto sono stati raccolti 3400 euro che i ragazzi hanno consegnato personalmente a don Savino, assieme ad un pacco di salumi offerti dal sig. Trascinelli Pietro ed altro pacco di peluches offerti dall’Asilo Paoletti, trascorrendo due giorni ad Amatrice, significativi in termini di solidarietà, di divertimento e comunione con la comunità locale. Nell’occasione non sono mancati il pranzo con ottima amatriciana e le visite a San Benedetto del Tronto e altre bellissime zone. Ma la cosa più importante è stata l’accoglienza e l’ospitalità delle persone che hanno dimostrato un eccezionale affetto, gentilezza e generosità: un ricordo che resterà indelebile nel cuore dei ragazzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco le testimonianze dirette di chi ha partecipato al viaggio:

“AMA-trice”: colei che ama. In questo caso è la città che ama. Lo possiamo ben dire noi, catechisti e ragazzi (25), che domenica 3 giugno abbiamo vissuto davvero una pagina da libro 'Cuore'. Ci siamo sentiti attesi, amati, accolti, primo fra tutti da don Savino: lui, uomo di fede, non ha mai abbandonato “il campo”, nemmeno quando la sua amata terra gli ha inghiottito 300 figli. E li ricorda tutti... Ora lotta per la ricostruzione che tarda ad arrivare. Ci affida a Gianfranco, capo della polizia, che ci fa scortare sino al paese poiché il nostro mezzo è 'fuori legge'; molto più grosso, cioè, di quanto consentito. “Chiamatemi per qualsiasi motivo” - questo il suo arrivederci. Amatrice è anche il vigile Stefano: ci guida, ci indica, ci accompagna, si mette a disposizione facendosi trovare ad ogni angolo. Amatrice è la protezione civile: il nostro Federico, alias 'Penta' è sulla seggiola a rotelle (si è infortunato proprio il giorno prima della partenza!). Senza esitazione lo trasportano, insieme a chi è ormai stanco, al campo Caritas dove alloggeremo, disposti perfino ad accompagnarci tutti quanti; basta chiedere. La notte scende rapida e al campo Caritas c'è quasi freddo. Chissà chi ha dormito e chi dormirà in questa branda che mi ospita. Certo chi ha un cuore grande così... È domenica mattina. La comunità si sveglia in festa: si celebra la prima comunione ad un gruppetto di bimbi festosi. Colazione al bar. Amatrice è la barista di questo caffè. Piange mentre dice che non serve la solidarietà se manca il rispetto; cita episodi quotidiani in cui la gente ruba sassi di case crollate come fossero cimeli, aggiungendo selfie. Con la voce rotta dal pianto ricorda Giovanna, una bimba di 8 anni, che giocava in quella corte con la mamma e Roberto, il fratellino. Poi Patrizia, Mario, Giorgio. In quel cumulo di macerie, la vita di tutti, raccolta in quegli spazi e in un attimo dissolti. La barista esige pietà. Commossi ci abbracciamo. Amatrice sono i poliziotti, che inchiodano la jeep in mezzo alla strada quando vedono il Penta che l'attraversa in carrozzina, aiutato da Marco. Uno si avvicina e abbracciandolo lo bacia: 'bravi ragazzi, studiate che è importante per il vostro futuro e complimenti per essere venuti fin qui'. Il pullman ci aspetta, si riparte. Don Savino col suo lungo abito nero ci saluta dalla strada. Grazie Signore. Siamo venuti a cercarti fin qui. Ed oggi, che è il Corpus Domini, ti abbiamo visto ovunque, qui, ad Amatrice.

Laura Banzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 2 Giugno abbiamo conosciuto Don Savino D’Amelio, parroco di Amatrice (RI). L’occasione è stato il viaggio che abbiamo intrapreso per consegnare la raccolta fondi Pro-Amatrice. Arrivati a destinazione, siamo stati alloggiati presso il campo Caritas di Torrita, da qui abbiamo raggiunto Don Savino in parrocchia ad Amatrice: un prefabbricato adattato con amore a Chiesa e a centro di riferimento per la comunità locale. Con il sorriso dell’accoglienza ci ha atteso, insieme a Don Angel. Seduti nel giardino sul retro, disposti in cerchio, eravamo già tutti in famiglia, pronti ad ascoltare e a confrontarci, soddisfatti di aver intrapreso un viaggio un po’ lungo ma con la gratificazione di aver donato poco di materiale, ma molto di noi stessi. Don Savino ci ricorda infatti il miracolo della condivisione, la moltiplicazione dei pani e dei pesci; è un invito alla solidarietà come amplificatore di fede e carità. Poi ci si guarda e ci si concentra su Amatrice oggi. Nella voce e nel volto di Don Savino ci sono quasi due anni di storia, di paesaggi, di arte e di persone. Siamo rapiti, attenti e del tutto coinvolti. Da più di 10 anni è parroco di Amatrice; è rimasto, non si è mai fermato ed è il riferimento di tutta la comunità locale. Ha pianto i suoi 299 morti, ha benedetto, soccorso, lavorato incessantemente per dare a tutti conforto materiale e psicologico, protetto e salvato gli anziani della casa di riposo. Due anni di lotte incessanti e speranze mai sopite da parte sua e dalle associazioni di volontariato locale. Tra la passione e il coraggio si insinua poi la tristezza per la difficoltà della situazione attuale. I problemi pratici e concreti: lo stallo nella rimozione delle macerie, case e chiese quasi tutte inagibili; aree abitative impersonali, decentrate ed isolate tra loro; la mancanza di una zona industriale dove si possano riprendere le attività artigianali e manifatturiere, il colpevole silenzio della politica che guarda con distacco le immobili macerie della zona rossa. Condividendo questo dolore, tutti i ragazzi consegnano i doni raccolti, immortalati dall’improvvisato e simpatico fotografo Don Angel, in uno scambio senza fine. Nella città delle cento chiese domani è un altro giorno. Ad Amatrice si celebrano le Prime Comunioni, nei centri commerciali e nell’area food di San Cipriano c’è festa. La vita prosegue con la speranza e l’entusiasmo dei bambini e di una comunità che si è stretta attorno ai valori della solidarietà e della condivisione. Speriamo di rivederci presto.

Paola Menozzi

Gli occhi vedono. Gli orecchi ascoltano, ma la bocca rimane chiusa percorrendo, in parte, il paese di Amatrice. Gli occhi vedono un disastro, una desolazione. Gli orecchi accumulano voci attente e distratte: ascoltano l’indifferenza di una nazione chiusa in se stessa, ma anche la speranza di chi, sul posto, vuole ridare certezze con piccole gocce di carità (rugiada) per tornare a rigenerarsi. Quello che occhio non ha visto, orecchio non ha udito, è filtrato nel cuore di noi tutti. Commossi per l’ospitalità ricevuta; per l’attenzione di gente semplice ma provata dai disagi, capace di un bacio e un abbraccio a noi non dovuto.

Il gruppo di tutti i partecipanti: Chiara f.; Chiara p.; Alessia; Luca; Riky; Penta; Marco; Gioele; Nicolò; Lollo; Laura; Giorgio; Paola; Francesca; Alessia f.; Pietro; Giulia; Riccardo; Veronica; Alessandro; Anna; Marianna; Barbara; Daniela; e don Giancarlo

Santo Stefano in Torre

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L’accesso alla chiesa di Torre si apre sullo slargo di via del Braccio, all’incrocio con via Nuova della Costa e strada di Berzora. La chiesa di santo Stefano presenta una semplice struttura in sasso e conci di arenaria lavorati il cui recupero e  reimpiego lascia supporre l’esistenza di un precedente edificio. L’attuale è infatti frutto di diversi interventi architettonici distribuiti nei secoli ed evidenti esternamente...

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