Gli angeli troppo presto tornano in cielo

Anna Pallini

Cos’è un figlio, per un genitore, se non un angelo miracolosamente sceso dal cielo? La sua attesa, la sua venuta alla luce le sue prime parole, i primi passi, quanta gioia e felicità suscitano in papà e mamma! Un amore immenso è quello che coinvolge genitore e figlio, un amore che non ha fine e non lo avrà mai. Nessun genitore può pensare di perdere un figlio, una parte di sé, la più importante. E quando questo accade, improvvisamente, tragicamente, come farsene una ragione?

Il ricordo, il conforto, tutto sembra lontano, inutile, davanti al nulla, al vuoto incolmabile che angoscia. Nessuna parola può lenire il dolore di due giovani sposi in un momento tanto difficile in cui devono accettare un sacrificio inspiegabile a cui mente e cuore non riescono a dare un senso. Davanti a questo mistero della vita, che viviamo ma non ci appartiene, la preghiera è la speranza che il Signore, che dona e toglie, infonda il coraggio della rassegnazione.

Ricordare Anna com’era, nella dolcezza dei suoi sedici anni, nell’affetto degli amici, della famiglia, negli entusiasmi e nelle speranze che ogni giorno, sempre nuovi, nascevano in lei, non deve suscitare tristezza né rammarico, ma infondere fiducia nell’esempio che lascia con la sua semplicità e l’amore per gli altri.

Tante impronte hanno lasciato il segno nella nostra Comunità, nessuno se ne va lasciando soli gli altri. Così è una Comunità, unita nella gioia e nel dolore a chi le appartiene, come Costantino, Roberta e Matteo; a loro, ora più che mai, nel discreto silenzio della preghiera, tutti ci uniamo, nella certezza che un angelo in più veglia su di noi e accarezza dolcemente i suoi cari.

Il dolore, che coinvolge tutta la persona, è come ad un bivio: maledire o benedire, restare nell’oscurità o cercare una luce seppur debole, sprofondare nella disperazione o aggrapparsi ad una mano amica.

Il dolore, che diventa una sofferenza anche fisica, mette alla prova.
Siamo nella piena prova. Lo sono i genitori e il fratello, i famigliari, gli amici.

Ma l’essere qui è per celebrare l’inno alla vita, è cercare la guarigione. Certo, rimarranno le cicatrici della prova. Una guarigione sulle parole di Gesù “Io sono la resurrezione e la vita”; sulla parola solida: “Oggi sarai con me in paradiso”; sulla beatitudine di chi arriva sulla soglia di Casa e si sente preceduto da quel “venite benedetti del Padre mio”.

Sono parole che ricuciono la speranza che vuole cedere; la fede che vuole arrendersi; la carità che non sembra avere dato i frutti sperati.

Parole che ricompongono la nostra dignità umana e cristiana.

E allora non possiamo che dire, come professione di fede: “La morte è un sonno che attende il risveglio della resurrezione”.

(Don Giancarlo nella Veglia di preghiera di giovedì 25.10.2018)

"Conosco i suoi genitori di Anna e fratello da una vita. Anna e il fratello li ho visti nelle attività scout nautici. Anna super sportiva...dava sicurezza e allegria a tutti. Molto legata al fratello. Vivevano intensamente il legame con la parrocchia di Traversetolo, fedeli alla Messa domenicale.

Io sono molto dispiaciuto: in questo caso veramente se ne vanno sempre i migliori.

Anna riposi in pace"

(Dichiarazione di Don Andrea alla Gazzetta di Parma)

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