Epidemie a Traversetolo

Nel 1816, secondo il nuovo regolamento territoriale stabilito dal governo di Maria Luigia, Traversetolo abbandona la connotazione di Vicariato per assumere quella di Comune e le sue frazioni, in precedenza Comuni o Comunelli, divengono Sezioni del nuovo Comune. Ad amministrare il nuovo Comune viene designato un Pretore, che sostituisce l’antico Podestà, affiancato da due o più Sindaci  per ogni Sezione del territorio comunale stesso. Secondo il nuovo ordinamento amministrativo Traversetolo diviene Comune di 2° Classe (la classe è designata in base al numero degli abitanti) e come tale può avvalersi di due impiegati: un Segretario ed un Commesso. Come Comune ha un Consiglio deliberante composto dagli Anziani eletti all’interno della Comunità.

L’anno 1816 si apre con gravi problemi sanitari che decimano la popolazione specie infantile. Il Dottor Mattioli, originario e dimorante all’epoca in Vignale, indirizza una lettera al Pretore affinché l’Amministrazione Comunale si faccia carico del problema e si attivi nei rimedi:

Egregio Sig. Pretore

Il Morbillo e la Coqueluche, ossia pertosse, che da qualche tempo aggiransi endemici per questi contorni intaccando i fanciulli, a molti de’ quali od hanno tolta la vita, od hanno lasciato su qualche viscere, oppure su tutta la costituzione delle impronte da renderli o per del tempo o per sempre nella vita cagionevoli, pure che per i varj interessanti articoli di polizia medica richieggono un qualche provvedimento, e molto più per le negligenze colle quali vengono trascurati. …

Il rimedio suggerito dal Dottor Ferdinando Mattioli è la vaccinazione, che lui stesso documenta sperimentata con successo da noti specialisti, e per questo invita il Pretore ad esortare i Parrochi ad eccitare i loro parrocchiani a far vaccinare i proprj fanciulli sì per preservarli dal vajuolo naturale, che per lo più è confluente, come pure per impedire i tristi effetti del morbillo che si fa vedere pericoloso e mortale; come pure d’incitarli ad aver cura di quelli che si trovano affetti dalle pustole per non vederli poi finir d’una lenta turbe ed idropici, ovvero per non compiangerli in mano ad una certa cachessia (sindrome da deperimento) che guasti il loro temperamento, ed offrir per questo alla società esseri i più pesanti ed inutili … .  

Ma a minacciare la popolazione è in incubazione una ben più terribile epidemia: il Tifo. Nel corso del 1816 il Governatore di Parma invia alcune disposizioni e norme sanitarie che devono essere applicate per poter arginare la diffusione del Tifo che, dal territorio reggiano, si era già diffuso in quello confinante di Vignale.

Egregio Sig. Pretore (lettera non datata ma tra le carte del 1816)

Il Morbillo e la Coqueluche, ossia pertosse, che da qualche tempo aggiransi endemici per questi contorni intaccando i fanciulli, a molti de’ quali od hanno tolta la vita, od hanno lasciato su qualche viscere, oppure su tutta la costituzione delle impronte da renderli o per del tempo o per sempre nella vita cagionevoli, pure che per i varj interessanti articoli di polizia medica richieggono un qualche provvedimento, e molto più per le negligenze colle quali vengono trascurati. Fra i molteplici soccorsi che la medica esperienza ci mette sott’occhio di non poca considerazione, di maggior facilità e di vantaggio a mio avviso si è quello del Sig. Dottor Prata Medico di Mezzana Biglia nel dipartimento dell’Agogna pubblicato nel 1810. Un tale provvedimento consiste nella vaccinazione che fu messa in pratica con successo in quella Comune in tempo che si manifestò colà ne’ fanciulli il morbillo più grave. Fu tale il vantaggio dell’innesto che di tanti che dovettero morire morbillosi un solo neppure soccombette il quale fosse stato col fluido vaccino innestato. Un simile accidente ci viene riferito per via del giornale medico-pratico di Padova dal Sig. Dottor Giambattista Rasori Medico-chirurgo in Soresina Dipartimento dell’Alto Po. Lo stesso Sig. Prfessor Brera dopo ripetute sperienze nel primo fascicolo del suo giornale invita i Pratici ad avere il vaccino in distinto pregio, e ad esaminarne gli effetti sia nel morbillo che in altra malattia contagiosa. Perciò sono a pregare la S. V. ad invitare i Parrochi ad eccitare i loro parrocchiani a far vaccinare i proprj fanciulli sì per preservarli dal vajuolo naturale, che per lo più è confluente, come pure per impedire i tristi effetti del morbillo che si fa vedere pericoloso e mortale; come pure d’incitarli ad aver cura di quelli che si trovano affetti dalle pustole per non vederli poi finir d’una lenta turbe ed idropici, ovvero per non compiangerli in mano ad una certa cachessia che guasti il loro temperamento, ed offrir per questo alla società esseri i più pesanti ed inutili.

Mi scusi del disturbo e della libertà ch’io mi son preso. L’attaccamento al pubblico bene, il desiderio d’essere utile al mio simile, di corrispondere alle mire dei Medici Pratici, non che di moltiplicare i fatti all’esperienza mi vi ha condotto.

Pronto ai di Lei comandi colla più alta considerazione e stima mi protesto

Ferdinando Mattioli

Da Parma, il 21 Dicembre 1816, il Governatore invia alcune disposizioni e norme sanitarie che devono essere applicate per poter arginare la diffusione del Tifo che, dal territorio reggiano, si era diffuso in quello confinante di Vignale.

Risponde il Dottor Mattioli Ferdinando il 24 dicembre 1816

Ill.mo Signore,

sulla pregiatissima sua in data d’oggi, colla quale Ella mi significa le disposizioni prescritte coll’ossequiato dispaccio del Sig. Consigliere di Stato Governatore di Parma e Guastalla, relativamente al morbo che dal Ducato di Reggio si è pur troppo manifestato nel Comunello di Vignale attigua a questo Capo-luogo, non posso dispensarmi dal significarle, che a quest’ora conto già dieci individui affetti di detta malattia, ed uno morto nel breve spazio di due giorni, e che quelli i  quali trovansi soggetti attualmente alla stessa malatia stan molto male.

Egli è ben dificile di tener separati gli ammalati i convalescenti e gli inservienti dalle persone sane, e ciò perché o i convalescenti hanno mezzi di sussistere, non le par vero di farsi vedere e da parenti ed in pubblico, o son poveri non veggono il momento d’andare a mendicare in quello od in qualunque altro luogo la loro sussistenza; per quanto spetta agli ammalati, sian questi o ricchi o poveri, tutti hanno bisogno d’essere assistiti, mentre i poveri giacenti in letto sembrano lassi e privi d’ogni cognizione, senza riguardi le persone della famiglia, i parenti e gli amici vanno a visitarli, e non è da stupirsi se separandosi da questi restano anch’essi dal morbo suddetto , come i primi, affetti; gli inservienti poi, miserabili di natura, non veggono il momento d’aver prestati que’ pochi loro suffraggi agli ammalati per poter correre ove il bisogno gli chiama.

Ad arrestar quindi, per quanto sia possibile, un morbo così micidiale, converrebbe che le persone ammalate, atte a mantenersi a proprie spese, dovessero assolutamente provvedersi i necessari suffumigi, alimentassero gli inservienti, rimanessero separate dalle persone sane, sia della famiglia sia straniere, e ciò insin a tanto che il Medico della cura non ordinasse diversamente; ma come ottenere l’intento senza il braccio di chi può comandare?

Per quanto spetta poi a’ poveri indigenti sarebbe necessario che questi fossero tradotti all’Ospedale, o mantenuti nelle proprie case colle riserve però di cui sopra, al cui effetto, siccome questi mancano de’ necessari mezzi, i facoltosi limitrofi dovrebbero /secondo me/ o mantenerli ne’ modi come sopra prescritti, o incaricarsi del loro trasporto all’Ospedale di Parma, colle precauzioni però da suggerirsi dal Medico della cura.

Rendesi anche necessari un’altra precauzione, ed è quella dell’inumazione de’ cadaveri, col prescrivere a’ Parrochi di prestarsi a quell’ora prescritta dal Medico che prima ne deve fare eseguire l’affumicazione, ed accorrervi solo e senza concorso, col farli immediatamente interrare in un luogo affatto separato dal concorso comune; anche il corredo ed i vestiari ed altro deve essere soggetto all’ordinazione del Madico, essendovi de’ capi che devono assolutamente esser dati alle fiamme.

Poca sarebbe la spesa per ciò che riguarda i necessari suffumigi, e molto in proporzione il vantaggio che se ne potrebbe ricavare, giacché per ora potrebbesi limitare la detta spesa a due libre di muriatico di soda, ossia sal comune, a tre libre d’ossidonero di manganese, ed a libre dodici d’acido solforico concreto ossia olio di vetriolo, ed una ventina di piccioli vasi di terra atti a mettere vicino al foco, giacché queste materie messe in opera colle giuste proporzioni e persimonia dal Medico della cura ne’ luoghi ove abbisogna, si vedrebbe un assoluto miglioramento, avvertendo però che tale spesa sarebbe vana come qualunque altra precauzione, se non si otterrà la perfetta separazione tanto degli ammalati che convalescenti ed inservienti con i sani, qualunque ne fossero i motivi da comunicare gli uni colli altri, senza il consenso del medico, il quale solo potrebbe accordarglila colle necessarie precauzioni.

Senza queste misure io son purtroppo costretto a predire, Sig. Pretore, che questa malatia si farà grande e dificile sarà l’arrestarla.

Aggredisca, Sig. Pretore, la conferma della mia distinta considerazione.

Traversetolo 24 dicembre 1816

Sottoscritto Ferdinando Mattioli

 

Parma 3 gennaio 1817 

Il Consigliere di stato Governatore al Sig. Pretore di Traversetolo

Signor Pretore,

le spedisco colla presente un pacco contenente 2624 grammi (libbre 8) di Muriata di Soda, misto a 656 grammi (libbre 2) d’ossido nero di Manganese. Una cassetta entro cui trovasi un’ampolla di vetro contenente 2952 grammi (libbre 9) d’acido solforico concentrato, diffuso in 1476 grammi (libbre 4 ½) d’acqua comune.

La conforto a disporre con sollecitudine perché con tali ingredienti, e mediante i necessari tegami di terra, vengano praticati i suffumigi proposti da codesto signor Dottor Mattioli, nelle case de’ malati di tifo assolutamente indigenti.

È avviso del Sig. Prefetto Gottardi, siccome per avventura apparisce dalla Nota sua allligata alla presente, che 68 grammi (once 2 ½) di quella prima mescolanza, e 82 grammi (once 3) della seconda, basitno a comporre una più che bastevole suffumicazione; che la dose che ora si manda sia quindi atta a suffumicazioni quarant’otto; e che ove s’andasse con un po’ d’economia, si potrebbero suffumicare con quella anche settanta stanze.

Desidero ch’ella comunichi queste nozioni al Sig. Mattioli, col quale invito lei ad intendersela pel come e pel dove e pel quando praticare i suffumigi.

Per quello che riguarda alla spesa di questi, l’autorizzo a far pagare al Sig. Gottardi la somma di Fr. 16 e Centesimi 26, secondo l’annessa Nota, ed a far comperare quel numero di tegami che il Sig. Mattioli crederà indispensabilmente necessario.

Del numero de’ tegami comperati e del prezzo loro sarà compilata una Nota, che verrà sottoscritta da lei, e dal Medico, e quindi sottoposta s me in doppia minuta.

Le spese di cui le son venuto parlando, saranno poste fra le impreviste degli ultimi otto mesi del 1816.

La prego ad accusarmi ricevuta della presente e delle cose che le mando con la medesima.

Nota de’ generi somministrati dal negozio Gotterdi ad ogetto di suffumigi per ordine de’Ill.mo Sig. Barone Governatore Mistrali

Libre 8 Muriatico di soda Lire 3.8

Libre 2 Ossido nero di Manganese di Piemonte Lire 10.0

Libre 9 Acido solforico concentrato Lire 45.0

Libre 4.6 acqua per ridurlo al grado conveniente, sfuso in un vetro atto a contenerlo, ed in una cassa per difenderlo nel trasporto Lire 10.0  

In tutto Lire 68.8 o Franchi 16.26

La quantità su indicata si è per quarantotto suffumigi molto abbondanti, cosicché facendo un poco d’economia e riscaldando bene il vaso nel quale si porranno le (parti?) 2 ½  mescolanza salina ed (parti) 3 acido solforico, profumare si potrebbero 70 camere inceve di 48, e quindi una spesa di circa 20 soldi di parma per ogni suffimiggio.

Girolamo Gottardi

 

Parma, 9 Gennaio 1817

Il Consigliere di Stato Governatore al Pretore di Traversetolo

Sig. Pretore,

le famiglie de’ malati che possono spendere, debbono essere invitate da lei a fare i suffumigi a loro spese, e quando esse ricusassero ortinatamente, i suffumigi saranno praticati ex-officio; in caso tale Ella avrebbe poi a mandarmi la nota di quanto fosse dovuto per questo da ciascun renitente, regolando la spesa secondo la mia del 3 di questo mese.

Relativamente a’ Comunelli, ne’ quali Ella mi dice andarsi manifestando il Tifo, non posso che raccomandarle d’adempiere le disposizioni datele pel Comunello di Vignale con la mia del 21 dicembre p. p., edi procurare per quanto si può che gli abitanti de’ Villaggi sani non si mescolino con que’ de’ Villaggi infetti.

 

 

 





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