Il Natale nei nostri paesi

Curiosità
Accostandoci al periodo natalizio abbiamo fatto un viaggio nella storia del nostro paese e delle frazioni per conoscere come, nel tempo, si è vissuto l’avvento al Natale.

Un Natale con San Giuseppe
Il 16 dicembre 1889 il parroco di Guardasone, don Matteo Tosi, anziano e quasi cieco, chiedeva al Vescovo, Monsignor Giovanni Andrea Miotti (25 settembre 1882 aprile 1893), il consenso a concedere al proprio coadiutore, don Giovanni Reverberi, di cui non poteva fare a meno, la facoltà di benedire la statua di San Giuseppe appena acquistata per un importo di lire italiane 52 circa sostenuto con i centesimi raccolti dalla bussola e dal surriferito coadiutore. Il 22 dicembre fu benedetta coll’intervento di tutta la popolazione.

Sempre in dicembre ma nell’anno 1892, in prossimità del Natale, la statua venne collocata nell’antico altare dedicato alla Madonna della Cintura e a sant’Antonio da Padova, per desiderio di don Reverberi e con l’assenso di tutta la popolazione. Il nuovo altare venne così dedicato a san Giuseppe eletto compatrono della Chiesa. Le spese per l’ancona, colonne, cornice dorata e vetro furono sostenute dal parroco don Tosi e ancora dal cappellano don Reverberi e da alcuni parrocchiani; i muratori costruttori della struttura furono Lanzi Leopoldo di Traversetolo e Quintavalla Ercolino di Guardasone.

Natale di guerra
Ricorrendo quest’anno il centenario della fine del primo conflitto mondiale, il nostro ricordo ritorna ai tanti soldati e alle loro famiglie che vissero quel doloroso momento.

1915: un contingente di 400 granatieri si trasferisce a Traversetolo in attesa di raggiungere il fronte. Tutti i locali disponibili vengono requisiti; la chiesa, anch’essa inserita tra i locali d’accoglienza viene infine risparmiata. Ogni cittadino è invitato ad offrire alloggio alle truppe, secondo la propria disponibilità. Nell’occasione il Dottor Roberto Pigorini (fratello della signorina Albertina la quale, secondo la volontà del fratello, lasciò la sua eredità per la fondazione della casa di Riposo), così scriveva al Sindaco: Poiché nel prossimo giorno di Natale saranno fra noi i soldati che stanno preparandosi ai supremi cimenti, riterrei dovere di ospitalità porgere ad essi in tale occasione un segno dei nostri sentimenti di fratellanza nella forma che Ella crederà migliore.
Se Ella stimerà opportuna la mia proposta, ed altri vorranno aderirvi, La prego accogliere la mia offerta di Lire venticinque che qui unisco.

I soldati, nonostante l’ingente numero, trovarono adeguata sistemazione ed il giorno di Natale parteciparono alla Messa solenne.

Natale al fronte
Nel periodo bellico nella canonica di Traversetolo era stato allestito, per volontà di don Varesi, l’Ufficio Notizie, per consentire le comunicazioni tra i militari al fronte e le famiglie rimaste in attesa. L’ufficio era in contatto con la sede di Parma che a sua volta faceva riferimento alla sede centrale a Roma o ai diversi distretti sparsi sul territorio italiano.

Questo servizio agevolava in particolare tutte quelle famiglie i cui componenti erano analfabeti per cui sarebbe stato impossibile inviare lettere o leggere quelle provenienti dal fronte.

Don Varesi assunse e svolse questo onere con commovente partecipazione, prodigandosi in ogni modo non solo per chi era alle armi ma soprattutto per le famiglie bisognose rimaste prive delle uniche braccia atte al lavoro e al mantenimento dei figli.
Di seguito sono trascritte alcune lettere tratte da questa corrispondenza di guerra.
11/12/1916, lettera scritta a Don Varesi dal soldato traversetolese Ferri Alberto:

Egregio Signore
La ringrazio del pensiero che serbi verso di me ed io le rimando questo mio scritto per farli sapere lottimo stato di mia salute io sto bene e così sarà il medesimo anche di lei e la famiglia.
Ora si siamo avvicinati anche questanno alle feste natalisie. Ci passa molta differenza da questanno a lanno scorso trovandomi così lontano da lei e alla cara famiglia a non poterci passarle insieme le feste.
Ma pasiensa basta che finisca presto questa ingrata guerra che così potremo tornare ancora un giorno tornare tranquilli e felici. Ma il trattamento di finirla per adesso non ce oggi abbiamo letto il giornale e vi è di già promosso la classe del novantotto che purtroppo presto sarà chiamata anche lei. Ma sono sempre con la speranza che finisca presto e che il novantotto non ci arriva. Ora chiudo questo mio poco scritto con dargli i più cordiali saluti e mi firmo
Suo Parochiano Ferri Alberto.
Quando se con suo comodo mi scrive mi farà il favore di mandarmi notisie del paese che tanto mi allegrano.
Mi farà il piacere di dare i più affetuosi saluti al nostro Capellano Don Giuseppe e famiglia.
Addio quando Dio Vuole.

18 dicembre 1916, lettera scritta a don Varesi dal soldato Reverberi Ormisda (coniugato e con 6 figli)

Egregio Paroco
Con piacere ricanbio miei sinceri auguri e saluti di queste Feste natalisie che io gli auguro. Lottimo stato di mia buona salute e spero che sarà anche di simile di lei e anche di suo padre e sua sorella, gli auguro buona salute per l’avenire. Mi fa il piacere di salutarvi la mia Famiglia, io sto bene di salute, gli faccia i miei saluti e auguri di più gli deve dire che io parto da Piacenza, ma non si sa dove andremo speriamo di andare in un posto di starci bene, ci dica a mia molie che non si stia in presionare, speriamo tutti noi di anda[re] in un buon posto quando verò giunto al posto dove si mandano scriverò subito. Saluti a lei e tutta la mia Famiglia sono suo divoto servo – Reverberi Ormisda saluti

27/12/1916; Lettera scritta a Don Varesi dal soldato traversetolese: Bo Arnaldo

Reverendo Sig. Arciprete
Mi scuserà se per il santo Natale non gli inviai un mio ricordo saluto causa a questo servizio continuo. Ora però vengo a lei con questa mia presente col comunicarle il mio ottimo stato e simile voglio sempre sperare di lei e la sua famiglia.
Ieri andai in chiesa, ma ancor più volentieri vorrei essere stato alla mia chiesa natia.
Spero che avrà passato un lieto natale, come ancor più le auguro una buona Fine e Meglio
Principio.
Per tanto abbia i miei più rispettosi e cordiali saluti.
Umilissimo suo Parochiano, Bo Arnaldo.

Il sodato Ravazzoni Armando, di professione giornaliero, casante, era partito per la guerra nel febbraio del 1916, lasciava la moglie, gravemente ammalata e tre figli, il maggiore di 4 anni, affidati ai nonni. In casa nessuno sapeva leggere e scrivere così Don Varesi si fa tramite per le notizie dal fronte. Nell’agosto dello stesso anno Armando viene fatto prigioniero. Il 10 Dicembre 1916 invia al parroco, affinché la consegni alla famiglia, la seguente lettera dal campo di prigionia in Ungheria (probabilmente, come accadeva nella maggioranza dei casi, qualche compagno scrive per lui):

Carissimi Genitori
Colla mia presente scrivo a voi queste due righe per darvi lotimo stato di mia salute e come spero e prego che serà anche di voi tutti asieme ai miei bambini e tutti i parenti e mia moglie.
Ora vi dirò che da 7 agosto che sono prigioniero in austria e sto molto bene ma quello che mi disturba asai dopo 3 mesi che scrivo a uno e laltro e non o ancora ricevuto vostre notisie duncue potete in maginarvi che peno abasta ora guardate di darmi subito vostre notisie per telegramma vi prego di spedirmi subito un pacco di pane con un po’ frumaggio, il pacco lo potete fare anche fino a 9 chili non dimenticarvi però di mandarmelo tutte le settimane e se fosse più convenienza abbonatevi alla croce rossa opure al comitato questo però fate come credete io sono contento soltanto che me lo spedite. Tutti i miei compagni li ricevono di già da tempo.
Riguardo poi ai miei affari per ora non posso ancora dirvi niente, fate voialtri che tutto andrà bene per mio conto sono sempre contento. E guardate di andare a levare tutta la mia roba che rimasta a guardasone il vasello che teneva montala non so se la avete ritirato e tutto il filo ferro che sostiene tutte le vite del piccollo podere è tutto mio e glialtri afari fate come potrete fare io non so che dire tanto quello che mi racomando per i pacchi e notisie che io desidero molto racomandatevi a arciprete se puo trovare il messo di farmi arrivare qualche cosa allora termino col salutarvi di caramente tutti parenti e nonni e vi auguro buone feste natalisie e buon capo danno atutti. Mille baci asieme ai miei bambini e mi dico Vostro aff.mo figlio Armando

Il giorno di Natale, Armando, scrive un altro messaggio tramite cartolina postale sempre dalla
Baracca 19 del campo di prigionia di Nyíregyháza – Ungheria – Lì 25 Dicembre 1916

Carissimi Genitori
Il bel giorno del S. Natale scrivo queste due righe per darvi lotimo stato di mia salute e come spero che sarà di voi tutti in famiglia e dei miei cari bambini.
Cari Genitori
È già da tempo che attendo una vostra notisia ma quella consolazione non lo ancora avuta ma latendo a braccia aperte e quello che vi prego di farvi coraggio e non pensate male che io tengo sempre buona salute e preghiamo sempre idio e la beata Vergine che venga quel giorno di riabraciarsi ancora tanto termino col salutarvi e braciarvi e vi auvguro buone feste a tutti e sempre coraggio e scrivete un bacio da vostro aff. mo figlio Ravazzoni Armando
Farete tanti saluti a miei parenti e amici e mi racomando la mia roba baci baci.

Il doloroso Natale della famiglia Lazzarelli
Per la pubblicazione “I Nostri Eroi” edita nel 1922 a cura del Prof. Fantini, Don Varesi scrive il seguente ricordo del caduto Lazzarelli Luigi.


Nacque in Vignale da Ferdinando e Pedinotti Assunta il 24 Agosto dell’anno 1895. Fratello minore di Ermelindo, affezionato ai genitori e ai fratelli, crebbe docile e laborioso, di sentimenti nobili e cristiani. Scoppiata la guerra dovette coi fratelli abbandonare il padre cieco e la madre per portarsi al fronte, ciò che fece rassegnatamente nella convinzione di compiere il proprio dovere.
Aggregato al 74° Fanteria, durante la guerra seguì le vicende gloriose del suo Reggimento nei combattimenti sul Carso, rimanendo ferito, nel novembre del 1916, al pollice destro.
Dal fronte manteneva cordiali rapporti epistolari con la famiglia lontana la quale, nel Natale del 1916 cessò di ricevere sue lettere. Dopo dolorose ricerche si seppe ufficialmente che il bravo soldato
rimaneva morto sul campo il 3 Gennaio 1917 sul monte Faiti nella dolina “Bombarde”, colpito da una bombarda nemica nel corso di un’offensiva.
Così i coniugi Lazzarelli sacrificavano in guerra il secondo figlio che univasi nell’altra vita al fratello maggiore Ermelindo morto il 2 Giugno dell’anno precedente in Trentino.

Natale nel secondo conflitto mondiale
Il 21 dicembre 1942 Don Bruno Binini, che sviluppò la sua vocazione a Traversetolo dove venne ordinato Sacerdote l’undici giugno 1937, faceva il suo ingresso nella parrocchia di Soragna dove, nel 1945 accoglierà don Varesi e lo assisterà fino alla morte.

Signor Parroco, a noi, lontani dal caro tetto è sempre dolce ricordare il nostro buon Parroco che tutte le mattine salendo l’altare ricorda a Dio i soldati del paese. La vita di caserma non è per niente atta alla preghiera e al raccoglimento. Quindi sentiamo il bisogno dell’aiuto del Signore per vivere buoni in mezzo ai pericoli. E le preghiere del Parroco per i suoi figli militari è onnipotente presso il trono dell’Altissimo. Voi signor Parroco siete colui che intercede per il popolo e che placa Iddio dalle sue colere divine. La nostra fede in Dio e in voi è grande, e quando la fede vive in noi verranno le opere.
Sostenuti dal pensiero tanto affettuoso del vostro ricordo, più volentieri soffriamo i disagi della vita militare, e aspettiamo con gioia, ma anche con rassegnazione il giorno nel quale vittoriosi e felici ritorneremo a voi per dirvi tutta la nostra gratitudine e riconoscenza.
In questa viva fiducia vi saluto e chiedo la vostra paterna benedizione.
Dicembre 1942, don Varesi riceveva la seguente lettera dal soldato Enore Dall’Olio, militare in guerra:

Sempre nel dicembre 1942 lasciava la parrocchia di Traversetolo il cappellano don Bruno Bernardelli che diveniva parroco a Martorano; a Castione Baratti giungeva il parroco don Luigi Ferrari.
A Traversetolo come cappellano entrava don Enzo Pasini che tanto si prodigherà a favore della lotta partigiana.
A guerra finita Traversetolo evidenzia tutte le sue difficoltà a rinascere. Don Affolti, che nel 1945 aveva sostituito don Varesi, mantiene, ampliandola, la Mensa dei Poveri. Nel Natale del 1946 ricevono un pasto caldo 200 poveri ai quali vennero poi distribuiti nella festa di S. Mario, il 19 gennaio, dolci e vino. La mensa, con cucina, era allestita nella palestra delle scuole. Forniva pasti giornalieri: 200 minestre ogni giorno. Ciò che serviva per il cibo: ortaggi, farina, olio, carne … era offerto dalla generosità dei cittadini e dalle ditte presenti sul territorio. Un contributo giungeva anche dal Papa.

Ladri che rubano ai poveri
Dicembre1946, Traversetolo: nella notte fra il 6 e il 7 dicembre ignoti ladri penetrati nell’edificio del Comune per l’entrata di servizio, che non è munita di porta, hanno forzato l’ingresso del Comune e hanno prelevato L. 165 dall’Ufficio Sussidi, L. 900 circa e 250 tessere dall’Ufficio annonario. Pare si tratti di persone pervenute con un camioncino dalla via di S. Polo verso le ore 0.45. la stessa notte furono perpetrati furti al Comune di S. Polo e Montechiarugolo.


Guardasone 1949. Alla fine di novembre, mentre il parroco stava cenando con i predicatori che preparavano all’Avvento, tre malviventi invasero la canonica mano armata imponendo la consegna di denari. Erano tre persone, racconta il parroco, don Giovanni Barilla, nella sua Cronaca, ritengo di Traversetolo i quali si vede che sapevano che il parroco doveva ritirare un assegno di ventimila lire, ma siccome l’assegno non era stato ancora ritirato, così se ne andarono con l’assegno non firmato e sole lire quattrocento in denaro. Tutto finì con un po’ di spavento di tutti.

Natale a Bannone nell’anno 1947.
Il secondo conflitto mondiale era da poco terminato, la vita, anche se lentamente, tornava a scorrere nella consuetudine segnata dalle solenni festività religiose. Nel Natale del 1947, a Bannone, dopo la messa solenne, tutti i bambini si radunarono sul sagrato dove era stato allestito un bell’Albero di Natale. Nei giorni seguenti, il sacerdote ed i genitori arricchirono l’albero di pacchi dono che, nel giorno dell’Epifania, dopo recite, canti e giochi di tutti i bambini presenti, vennero sorteggiati e distribuiti. Ogni bimbo ebbe così il suo pacco sorpresa.

Natale 1988:
gli auguri alla popolazione di Traversetolo vengono fatti tramite il nuovo giornale parrocchiale voluto da don Albero: Parrocchia di Traversetolo, periodico della comunità ecclesiale. Spedizione in abbonamento postale. Nel numero del Natale 1990 compariva un articolo sulla “nuova immigrazione”: alcuni ragazzi della parrocchia avevano fatto un censimento dal quale risultava che tutti gli immigrati presenti erano neri, giovanissimi e lavoravano tutti, chi da garzone cascinaio chi in aziende locali. L’assistenza sanitaria, lavoro, salute tutto andava bene ma mancavano gli alloggi e i traversetolesi, riporta lo scritto, non volevano affittare loro le case, neppure quelle vuote, agli stranieri. Gli immigrati vivevano così in condizioni precarie e spesso in abitazioni collettive. Gli “Stranieri” nel 1997 erano complessivamente 121 di cui 81 maschi e 40 femmine. Nel 2000 il numero salì a 249: maschi 150, femmine 99. Alla fine del 2017 gli stranieri nel nostro Comune sono 1.156, maschi: 559; femmine: 597. Se in sette anni gli stranieri si sono pressoché quintuplicati, è un dato positivo il fatto che ora, non solo esiste un’edilizia sociale d’accoglienza, ma anche a loro, anzi a molti di loro, vengono affittati gli alloggi liberi sul territorio comunale.





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