Lo stemma del comune

La nostra Chiesa come memoria storica dello stemma del Comune di Traversetolo

L'araldica civica italiana è vincolata da norme precise, stabilite con il Regio Decreto del 5 luglio 1896, n. 314, valide genericamente per tutti i Comuni e le città italiane. Tale documento istituì il "Libro Araldico degli Enti Morali" dove, ancora oggi, vengono inseriti tutti i decreti concessivi di stemmi, gonfaloni, sigilli e bandiere ad enti territoriali e morali. La progettazione di uno Stemma comunale per Traversetolo risale al 1922 quando venne chiesto al Prof. Fantini di condurre una ricerca storica che suggerisse gli elementi ed i colori con cui comporre l’emblema comunale. La motivazione di avere uno stemma è probabilmente connessa con la decisione di erigere, dopo la conclusione del primo conflitto mondiale, un Monumento ai Caduti (Vittoria Angolare). Fantini rispose con favore e preparò il progetto. Questo venne inoltrato all’Ufficio Amministrativo della Consulta Araldica il 23 marzo 1923, facendo presente una certa urgenza nella risposta poiché lo stemma, scriveva il Sindaco, doveva essere inserito sul vessillo che il Comune libererà al vento per l’inaugurazione (progettata pel principio maggio) del Monumento ai Caduti. L’Ufficio Amministrativo della Consulta Araldica rispondeva al Sindaco in data 14 aprile 1923:

Mi pregio di inviare alla S.V. la quietanza per L. 10, da Lei pagata per presentazione di domanda di provvedimento araldico a favore di codesto Comune. L’avverto però che per poter dare corso alla domanda stessa è indispensabile che la S. V. si compiaccia di inviare copia conforme della deliberazione comunale in proposito emessa.

Venne così indetta un’adunanza straordinaria e, con Delibera del Consiglio Comunale del due maggio 1923, lo stemma venne approvato dal Consiglio Comunale così composto: Finzi Cav. Arnaldo, Sindaco Presidente; Grossi Luigi Attilio; Montanini Massimino; Benecchi Cesare Camillo; Barbazza Luigi; Fantini Prof. Rodolfo; Pelacci Cesare; Paoletti Comm. Alessandro; Guarnieri Paride; Agresti Aurelio (Consiglieri Comunali); Alpi Dott. Vico Segretario Comunale. La documentazione inviata di nuovo faceva riferimento al disegno progettato per lo stemma, completo dei colori, ed alla relazione storica a sostegno della scelta, redatta dal prof. Fantini: Relazione storica del prof. Fantini

Cenni sulla dominazione dei Borromei nella zona Traversetolo – Guardasone (Parma)
Dai documenti delle patrie memorie chiaramente appare che, purtroppo per tutto il Medio Evo e buona parte di quello moderno, Traversetolo dipendette politicamente dal Castello di Guardasone, che ora fa parte della frazione omonima di Traversetolo. Sorvolando la dominazione dei Baratti (il cui ricordo vive tuttora nella villa di Castione Baratti al confine sud di Traversetolo) e dei primi dei Da Correggio, basterà pel nostro assunto ricordare che nel 1402 venendo a morire senza prole Giberto da Correggio, i Visconti, signori di Milano, s’impadronirono a titolo di fisco di Guardasone e luoghi limitrofi (Pezzana, Storia di Parma, vol. II p. 10). L’acquisto per quanto conteso, fu saldamente mantenuto perché, specie per gli ultimi duchi viscontei miranti per lo meno al dominio dell’Italia settentrionale e Centrale, Parma, trovandosi al punto di congiunzione di due strade mettenti capo per due diverse parti alla Toscana, fu considerata insieme ai suoi numerosi castelli, posto strategico di primordine.

Ma com’è noto, l’avidità dei Visconti determinò la coalizione VenetoToscana che non solo tarpò le ali ai voli transappenninici, ma li costrinse a ritirarsi nel loro nido del Milanese. Nel 1447 moriva Filippo Maria, senza lasciare figli; allora il popolo di Milano, avido di libertà, ritenendo estinta con lui la dipendenza legittima della Casa Viscontea, si diede un governo repubblicano. Tre anni dopo, come è noto, il Ducato di Milano passava ufficialmente agli Sforza. Immane fu la lotta che Francesco Sforza dovette sostenere per mantenersi il potere. Onde sostenere le spese di guerra, egli dovette venire nella decisione di vendere parte dei feudi avuti dai Visconti: “tra i compratori di feudi situati in Parmigiano furono Giovanni e Vitaliano Borromeo, conti di Arona, molto affezionati agli Sforzeschi” (doc. cit. vol. III p. 267).

Essi comprarono tutte le terre e giurisdizione di Guardasone, stato di Parma, con tutte le sue ragioni e pertinenze (Tettoni e Saladini, Teatro araldico, vol. III – Famiglia Borromei). Lo strumento fu rogato da Giovanni Perego, notaio di Milano, il giorno 10 dicembre 1467 (doc. cit. in nota). Il dominio dei nuovi Signori fu lungo e benvoluto (Pezzana, op. cit. vol. III, 342). Non differente dovette essere quello dei successori (Litta, Famiglie celebri d’Italia, vol. III; Benassi, Storia di Parma, vol. II, pp. 65, 119, 283; vol. III, p. 342; vol. IV, p. 303) perché il loro nome è ancora sulle labbra degli abitanti accompagnato da espressioni di benevolenza.

Rimane qualche traccia della prodigalità dei Borromei in doni di paramenti sacri e di oggetti pure sacri alla Plebana di Traversetolo, ove tutt’ora sono custoditi. In un ostensorio d’argento spicca in rilievo lo stemma borromeo con l’Humilitas, insegna non comune ad altre famiglie.

Le vicende politiche dei tempi successivi hanno purtroppo saccheggiati, se non distrutti, gli archivi locali. Tuttavia, anche da uno sguardo superficiale, appare che molte cose di quel tempo e di quella dominazione potrebbero venire riconosciute. Pel caso nostro però basta la constatazione del dominio degli Arese – Borromei e dell’ancor vivo ricordo che nelle nostre terre si ha di essi per giustificare lo Stemma che accompagna questi cenni. Valgano essi, pur nella loro brevità, a farci rimirare sul vessillo nazionale i colori fatidici che da emblema di oligarchi hanno raccolto sotto di sé la grande Famiglia Italiana.

Nonostante l’integrazione documentaria la risposta ufficiale all’approvazione del progettato stemma tardò ad arrivare. Il 13 giugno 1924, dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, Gabinetto del Sottosegretario di Stato, Ufficio Amministrativo della Consulta Araldica, giungeva a Traversetolo la seguente risposta al sollecito del 10 aprile inviato dal Comune di Traversetolo:

in risposta alla nota indicata al margine (lettera del 10 aprile 1924) mi pregio di parteciparle che la domanda araldica presentata da codesto Comune trovasi tuttora in corso d’istruttoria.

La risposta ufficiale d’accettazione giunse al Sindaco il 31 luglio 1924: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Amministrativo della Consulta Araldica Roma 31 luglio 1924

Sono lieto di Parteciparle che in conformità del parere espresso dalla Giunta Araldica, S. E. il Presidente proporrà a S. M. il Re la concessione a favore di codesto Comune di uno stemma civico e di uno stendardo.

Allo stendardo richiesto sarà tolta la sbarra d’argento e in sua vece sarà aggiunto un ricordo dell’antico castello di Guardasone, e quindi sarà blasonato come appresso: Di rosso a tre fasce di verde, caricato del castello d’oro. Ora per promuovere il relativo Reale Decreto, occorre che Ella si compiaccia di eseguire il prescritto versamento della tassa erariale in L. 120. All’uopo mi pregio inviarle la unita dichiarazione da presentarsi all’ufficio del Registro, ove il pagamento sarà effettuato, e resto in attesa della quietanza che le sarà rilasciata
Il Segretario Capo della Presidenza Felice Ferrari Pallavicino

Espletate le ulteriori richieste indicate dall’Ufficio, la concessione dello stemma era ormai pronta, ma il 31 marzo 1925 il Sindaco riceveva una nuova missiva nella quale era inserita la minuta del provvedimento nobiliare, inserita per eventuali richieste di modifica, con la richiesta del pagamento dei diritti, L. 90.25, previsti dal R. Decreto 31 marzo 1921 n. 517, da effettuarsi con vaglia postale intestato al Cassiere della Consulta Araldica.

Il testo del Decreto era così formulato:
Vittorio Emanuele III … …
Ci piacque con Nostro Decreto del 15 Gennaio 1925 concedere al Comune di Traversetolo l’uso di un particolare stemma civico e di uno stendardo. Ed essendo stato il detto Nostro Decreto registrato, come avevamo ordinato, alla Corte dei Conti e trascritto nei registri della Consulta Araldica e dell’Archivio di Stato in Roma. Vogliamo ora spedire solenne documento dell’accordata grazia al Comune concessionario. Perciò, in virtù della Nostra Autorità Reale e Costituzionale, dichiariamo spettante al Comune di Traversetolo in Provincia di Parma: 1° la facoltà di far uso dello stemma civico miniato nel foglio annesso, che è: di rosso a tre fasce di verde, caricato del Castello d’oro. Lo scudo sarà fregiato della corona di Comune. 2° la facoltà di far uso di uno stendardo che sarà di rosso caricato dello stemma su descritto. Dovere, inoltre il detto Comune essere iscritto nel Libro Araldico degli Enti morali. Comandiamo poi alle Nostre Corti di Giustizia, ai Nostri Tribunali ed a tutte le Podestà civili e militari di riconoscere e di mantenere al Comune di Traversetolo i diritti specificati in queste Nostre lettere Patenti le quali saranno sigillate con Nostro Sigillo Reale firmato da Noi e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, e veduto alla Consulta Araldica.

Lo stemma infine, considerando le modifiche previste dal Decreto, accettate nell’interezza, veniva così definito: scudo rosso a tre fasce di verde caricato del Castello d’oro. Sormontato da corona di comune formata da una cerchia di mura aperta da quattro porte (di cui tre visibili) con due cordonate a muro sui margini che sostengono una cinta di mura aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da merli a coda di rondine (alla ghibellina), il tutto d'argento e murato di nero. Sotto lo stemma, come consuetudine, un ramo d'alloro ed uno di quercia montati a corona, sostenuti da un nastro tricolore. L’originario progetto del Prof. Fantini veniva così modificato pur restando fisso l’intento del ricordo storico della famiglia Borromeo di cui venivano mantenuti i colori rosso e verde del loro più antico stemma.

Mentre si restava in attesa della documentazione ufficiale, in data 17 maggio 1925, alle ore nove, si riuniva la Giunta Municipale per deliberare la spesa dell’acquisto di uno stendardo con le insegne del Comune.
Nel testo della delibera si legge:


Visto l’invito fatto dall’Associazione dei Comuni Fascisti affinché questi, nell’occasione del loro intervento a Roma, per la solennità del Giubileo di Regno di S.M. Vittorio Emanuele III, sian tutti provvisti di un uniforme stendardo munito dello stemma del Comune; stendardo che la Ditta Oliva di Parma si impegna di allestire, passandone tosto l’ordinazione, al prezzo modesto di circa L. 600, considerato che questo Comune, finora sprovvisto di stendardo, avrebbe dovuto acquistarlo ugualmente, sicché opportuna si presenta la suaccennata circostanza La Giunta Assunti per l’urgenza i poteri del Consiglio Delibera, come sopra, l’acquisto in parola imputando la spesa sul fondo delle impreviste.

Finalmente il 9 luglio 1925, dalla Prefettura giunse al sindaco la comunicazione che:

Dall’Ufficio amministrativo della Consulta Araldica è pervenuto a questa Prefettura un diploma riguardante codesto Comune. Prego la S. V. di mandare presso questa Prefettura un suo incaricato per ritirare il detto diploma. All’atto della consegna dovrà essere rilasciata regolare ricevuta firmata dalla S.V. e dovrà essere versata la somma di lire duecentoventi (L.220) per spese di miniatura mediante vaglia postale intestato al blasonista sig. Prof. Luigi Muccioli in Roma.





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Salmo 5 [2] Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento. [3] Sii attento alla voce del mio grido, o mio re e mio Dio, perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera. [4] Al mattino ascolta la mia voce; al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa. [5] Tu non sei un Dio che gode del male,  non è tuo ospite il malvagio; [6] gli stolti non resistono al tuo sguardo.  Tu hai in odio...

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