Come si può amare un paese?

Ci possono essere tante risposte: ci si è nati, vissuti, si è trovato lavoro, offre opportunità, dà tranquillità, si respira aria buona … insomma tante potrebbero essere le motivazioni per cui dire “io a Traversetolo ci sto bene”. Ma tutto questo non vuol dire amarlo. L’amore per un paese non ha motivazioni precise, si ama semplicemente perché si amano la vita, le persone, le case, le strade, il suono delle campane, la chiesa, i bar, le piazze … si ama perché è una nostra eredità che transiterà ai nostri figli e ai loro. Il paese è una memoria vivente per cui vale la pena spendere la vita per esserne partecipi e lasciare, magari, la nostra impronta; non per ambizione ma per testimoniare il messaggio che amare il nostro paese è garanzia di continuità per la Comunità che lo vive. Se non c’è Comunità il paese muore.

Tanti anni fa, nel 1919, la Comunità di Traversetolo assunse l’impegno di rende omaggio ai propri Caduti nel Primo Conflitto Mondiale. Una decisione doverosa, una testimonianza di vero affetto e riconoscenza per chi aveva servito la Patria sacrificando la vita. Si pensò di erigere un monumento e a tal fine si interpellò Renato Brozzi che all’epoca viveva a Roma. Egli mandò un bozzetto di una piccola Vittoria Alata da porsi all’angolo del Municipio. Un’idea bella ed anche conveniente, perché l’artista avrebbe lavorato per il suo paese gratuitamente, ma il progetto non trovò accordo tra i promotori.

C’era chi, amando il paese e la sua immagine, voleva un vero monumento ed una piazza che lo meritasse, ma c’era anche chi, più attento alla parte economica, avrebbe voluto semplicemente una lapide alla memoria; il Comune aveva stanziato 1000 lire.

Si costituì un Comitato pro Monumento per realizzare l’opera di Brozzi che, per accordare gli animi, aveva proposto di aumentare le dimensioni della Vittoria che sarebbe così divenuta un vero e proprio monumento. Il Comitato, non senza difficoltà, lavorò per ben tre anni, raccogliendo fondi per pagare le spese di adeguamento dell’area dell’attuale piazza Vittorio Veneto alla collocazione della Vittoria, fusa col bronzo dei cannoni di guerra. Quando finalmente nel 1923 tutto sembrava pronto, ecco che a Renato Brozzi, tornato per l’occasione da Roma, non stava bene l’edificio del Municipio così com’era. Amare il paese vuol dire anche curarne l’estetica ed in effetti la Vittoria meritava un ulteriore lavoro.

Si abbatté così la zoccolatura dell’edificio comunale per ottenere la scalinata angolare tuttora presente, l’atrio d’entrata venne quindi chiuso da due lati da una balaustra con finiture in ferro battuto, si montarono l’asta reggibandiera, lampada e corona; si rifece l’inferriata della finestra ovale a fianco della Vittoria, si ridipinse la facciata con la scritta Municipio. I lavori in ferro vennero assegnati all’artigiano Guarnieri Rosolino.

Finalmente la festa: il 27 maggio 1923 il paese è gremito di cittadini e visitatori tutti con gli occhi puntati alla bellezza della Vittoria e con la commozione nel cuore all’alza bandiera.

La soddisfazione attenuò in parte la preoccupazione del costo finale dei lavori che dalle mille lire d’inizio si portò a 72.000 lire.

Nonostante i tanti anni trascorsi da quel giorno, tutto apparentemente era rimasto tale quale; ma in verità qualcosa mancava: era scomparsa l’asta reggibandiera, quella originale, in larice scannellato e l’effigie di s. Martino alla sommità.

Senza alcun avviso era stata sostituita da una comune asta metallica, poiché gli anni l’avevano logorata. Il sig. Pier Luigi Donati, che il suo paese lo ama davvero, si è prodigato per ritrovare l’asta o pennone reggibandiera, dimenticato per 30 anni nei magazzini comunali. Grazie alla partecipazione dell’Amministrazione comunale e offrendo un proprio contributo per le spese di restauro, sabato 9 novembre il sig. Donati, ha finalmente rivisto l’originale pennone ergersi d’innanzi al Municipio

L’inaugurazione del restauro, eseguito dagli artigiani Guglielmo Ronchini, Luca Coruzzi e Renzo Musiari, ha visto la partecipazione delle rappresentanze delle Associazioni d’arma e di volontariato nonché di numerosi traversetolesi. La presentazione del Sindaco e la benedizione di don Andrea, hanno solennizzato l’evento. Ora la memoria storica e affettiva dei tanti sforzi sostenuti dai traversetolesi per il proprio paese si è ricomposta

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