Il giorno della Liberazione

La pace giunse solo il 25 aprile del 1945, dopo due anni terribili di paure e sofferenze. Il giorno della Liberazione, raccontato da Mons. Varesi, nella sua Cronaca: “25 aprile. La notte, che si presentava agitata, è invece trascorsa tranquilla. Di buon mattino si odono i canti dei gruppi di partigiani che si avviano alla volta di Parma. Improvvisamente alle 6.30 si sparge la voce dell’arrivo di brasiliani e sudafricani: da prima molti rimangono dubitanti, poi, vedendo le tre macchine recanti i liberatori, la popolazione esce ad acclamarli. Le macchine provenivano da S. Polo, sostano sul piazzale antistante al Collegio di N. S. del S. Cuore. Durante la sosta i soldati vengono coperti di fiori e una bandiera tricolore viene issata, fra gli applausi, accanto all’antenna della radio. Altre bandiere nazionali appaiono dovunque, le campane suonano a festa: è una gioia generale! Alle 9 in piazza Marconi, alla folla parla il prof. Antonio Duc, membro del C.L.N., esaltando l’evento che segnerà nuovi destini alla Patria. Il discorso è accolto da grandi applausi. La gente, giubilante, si attarda nella borgata applaudendo il passaggio di numerose autoblinde. All’imbrunire passano pure grossi carri armati con truppe statunitensi parte dei quali pernotta in piazza Fanfulla e sulla Fiera.

26 aprile. La gente accorre, fin dalle prime ore, in paese per bisogno, che tutti sentono, di dare e ricevere notizie, particolarmente da Parma, dove si sa che i patrioti hanno incontrato resistenza. Ma sul mezzodì giungono nuove tranquillizzanti. Riprende il passaggio di autoblinde, mentre partono i carri armati qui di sosta.

Alle 16.30 accade un fatto curioso: alcuni, arrivati in bicicletta da S. Polo, hanno diffuso la notizia dell’armistizio. Da prima non sono stati creduti, ma poi essendo stata la notizia confermata da altri, è stata presa sul serio. Si è immediatamente formato un corteo che, dopo aver percorso al canto degli inni patriottici le vie del paese, ha sostato dinnanzi al Municipio abbandonandosi a grande giubilo. Al balcone si presentava il prof. Duc pronunciando espressioni di riconoscenza verso i partigiani, i caduti e quanti hanno contribuito col loro sacrificio ad affrettare l’ora della liberazione.

A lui segue il prof. Rodolfo Fantini, il quale, fra i morti benemeriti rievoca la figura dell’Avv. Ildebrando Cocconi, e fra i vivi addita alla pubblica riconoscenza Don Enzo Pasini, infaticabile intermediario fra tedeschi e patrioti. L’accenno al giovane sacerdote provoca una dimostrazione di simpatia che lo obbliga a parlare pure lui. Dopo aver ringraziato dell’attenzione d’affetto, ricorda le vittime innocenti della guerra ed invita tutti ad andare alla Chiesa per ringraziare insieme il Signore. Tutti infatti s’incolonnano verso la Chiesa parrocchiale dove viene cantato un solenne Te Deum, fra la generale commozione. Se non che, all’uscita, si sparge la voce che la notizia della pace non era vera … l’equivoco era derivato dal fatto che, essendo stata tolta la corrente, era stata malamente riportata la notizia dell’armistizio chiesto dal generale tedesco della Liguria. Invece di dire “I Tedeschi della Liguria hanno chiesto l’armistizio” fu detto senz’altro “I Tedeschi hanno chiesto l’armistizio”. Ma comunque, per noi, grazie a Dio, la pace era venuta!





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