La breve vita del PPI a Traversetolo

1919: CENTO ANNI FA NASCEVA IL PARTITO POPOLARE ITALIANO

Don Luigi Sturzo (Caltagirone, 26 novembre 1871 – Roma, 8 agosto 1959) fu ordinato sacerdote il 19 maggio del 1894. La sua attività, vicina ai giovani ed alle realtà sofferenti dell’Italia, lo condusse alla scelta di una partecipazione politica attiva intenta al rinnovamento nazionale. Il suo Impegno civile e politico culminò nel 1919 con la fondazione del Partito Popolare Italiano di cui fu segretario politico fino al 1923. Il 18 gennaio 1919, dall'albergo Santa Chiara di Roma, don Sturzo lanciava “l'Appello ai Liberi e Forti”: la carta istitutiva del Partito Popolare Italiano. “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”. L'Appello accettava ed esaltava il ruolo della Società delle Nazioni, difendeva le libertà religiose contro ogni attentato di setta, il ruolo della famiglia, la libertà d'insegnamento, il ruolo dei sindacati. I proponenti ponevano particolare attenzione a riforme democratiche come l'ampliamento del suffragio elettorale (compreso il voto alle donne) ed esaltavano il ruolo del decentramento amministrativo e della piccola proprietà rurale contro il latifondismo.

LA BREVE VITA DEL PARTITO POPOLARE ITALIANO A TRAVERSETOLO

il 22 agosto 1917 veniva definitivamente costituito nella parrocchia di Traversetolo il Gruppo Parrocchiale dell’Unione Popolare; esso traeva la sua origine dalla lettera enciclica “Il fermo proposito”, di Pio X del 1905, e dalla successiva riforma del pontefice Benedetto XV che nel 1915 aveva assegnato all’Unione «l’alto compito di imprimere all’Azione Cattolica Italiana un indirizzo programmatico e di volgere ad unità di pensiero e concordia di propositi i cattolici e le loro organizzazioni», destinando come presidente, a livello nazionale, Giuseppe Dalla Torre, come segretario don Luigi Sturzo. L’intento era quello di preparare il terreno alla ricostruzione d’Italia, nel dopoguerra, in base ai principi morali e sociali cattolici. Terminato il conflitto mondiale la situazione italiana si presentava agitatissima specie per l’incremento dei consensi a favore del socialismo anticlericale. In tale contesto, il Partito Popolare Italiano, nato ufficialmente il 18 gennaio 1919, dall’Unione Popolare e per volontà di don Sturzo, in pochi mesi si diffuse in tutta la penisola concretizzandosi anche a Traversetolo dove si costituì una sezione mandamentale. Il primo presidente fu il maestro Daniele Cisarri, Segretario il sig. Pizzaferri Pierino, Propagandista il dottor Rodolfo Fantini che venne poi chiamato ad essere Segretario Politico. Lo scontro verbale con gli altri partiti si accese particolarmente in occasione delle elezioni politiche del 6 novembre. Il Partito Popolare (scudo crociato) ottenne la maggioranza dei voti e la vittoria ebbe ripercussioni anche nella nostra piccola parrocchia dove il parroco prese ad essere additato quale artefice della vittoriosa tirannia della Chiesa poiché il Partito Popolare era detto il Partito dei preti. Ma nel giugno dello stesso 1920, per opera di alcuni giovani, anche a Traversetolo si era costituito il partito del Fascio, ufficialmente riconosciuto il 10 ottobre. In seguito alla marcia su Roma il 28 ottobre 1922 Mussolini venne nominato Presidente del Consiglio. La notizia suscitò sorpresa e sgomento tra popolari e socialisti, ma somma euforia tra i sostenitori del Fascismo

In breve tempo il Fascismo raggruppò molti sostenitori in Traversetolo costituendo quel terreno fertile per impiantare la dittatura fascista. Se per i primi tempi gli oppositori fecero sentire il loro dissenso, in breve, specie per paura, in molti preferirono il silenzio per evitare violente reazioni a cui erano soliti i fascisti. Lo scioglimento del Partito Popolare avvenne il 9 novembre 1926; ma a Traversetolo non si spensero le speranze dei promotori che continuarono la loro lotta politica, anche se in pochi.





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