Traversetolo 1924, 6 gennaio, Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo.

Omelia rivolta da don Varesi ai suoi Parrocchiani.
“Non trovo miglior cosa, commentando l’odierna festività, che ricordare nella semplicità del Santo Testo, qui come in un ambiente familiare, il luminoso episo- dio dell’adorazione dei Magi. Dopo la nascita di Gesù, sempre al tempo di Erode Re, apparve in Oriente una stella che attirò l’ammirazione di uomini illustri e per scienza e per virtù e forse anche per autorità, chiamati allora col titolo di Magi.

Una grazia ed una ispirazione interna fece loro conoscere la ragione di quella apparizione e mosse i loro passi nel cammino che quella trainava. Ma ecco che, arrivati nella Giudea, la stella scompare. I Magi non scoraggiati punto dalla prova che per fini suoi intendeva il Signore, certi dell’ispirazione di cui li aveva fatti degni e pur tuttavia dubbiosi della meta del loro cammino, risolvono di dirigere i loro passi alla volta della città Santa dove, e la voce dei Sacerdoti e la conoscenza del popolo stesso, avrebbe dovuto illuminarli sul grande avvenimento dei giorni.

Ma quale non deve essere stata la loro meraviglia quando, chiedendo essi informazioni allo stesso Erode, questi non seppe rispondere. “Eppure abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti con doni per adorarlo, il Re nato dei Giudei”. Ed Erode allora, mosso più dalla gelosia e dall’interesse personale, che dalla presenza verso gli ospiti si dà subito a consultare i sacerdoti  e dall’interesse personale, che dalla presenza verso gli ospiti si dà subito a consultare i sacerdoti e gli scribi del popolo in quale luogo dovesse nascere il Messia. La profezia era chiara ed era di così grande importanza ed interessava tanto i Giudei che non la potevano ignorare. E risposero: “Betlem di Giuda è la città fortunata, poiché sta scritto – e tu Betlem terra di Giuda non sei la più piccola fra le città di Giuda, poiché da te nascerà il duce che regge il popolo mio Israele” (Michea, V, 1-2).

Allora Erode, convocati nascostamente i Magi, volle essere informato del tempo dell’apparizione della stella e dopo aver loro annunziato il luogo della profezia, li pregò di ritornare dopo che l’avessero trovato, affinché egli potesse recarvisi per adorare il Re dei Giudei. Ed i Re magi partiro- no e tosto che furono fuori dall’abitato, ecco comparire la stella, ricompensa della loro fedeltà. Si dettero con passo celere, affrettando col pensiero il desiderato incontro con l’Oggetto del loro amo- re. E tosto che arrivarono a Betlemme e furono entrati nella casa su cui si era posata la stella, trova- rono Gesù con la Madre sua e prostrati l’adorarono. Ed aperti i loro tesori offrirono oro incenso e mirra. Ed avvisati poi per sogno di non tornare da Erode, per altra strada se ne tornarono nella loro patria.

Ed ora, cari cristiani, che abbiamo nutrito la nostra memo- ria nel ricordo del fatto, abbiamo letiziato la coscienza nostra cristiana con il luminoso episodio oggetto della odierna festività, illuminiamo altresì la nostra intelligenza di qualche utile ammaestramento e ritempriamo la nostra volontà di qualche buon proposito. La parola domenicale del sacerdote, benché povera, benché disadorna di bei modi, deve essere il pane che settimanalmente alimenta la nostra intelligenza cristiana per farla atta a continuare la strada verso il monte santo di Dio.

I Magi che vengono dall’Oriente sospinti da una guida e- sterna e da una voce interna, rappresentano la chiamata della Gentilità alla velia di Betlemme. E la festa odierna è precisamente la nostra festa, Epifania, come suona nel vocabolo greco, significa manifestazione, e la manifestazione di Gesù dopo essersi effettuata agli Ebrei, i custodi della vera Religione, nella forma dei semplici pastori, gli unici degni di tale grazia, si è effettuata ai Gentili nostri rappresentanti.

Quella vocazione che ebbero i Magi l’avemmo anche noi e la festività odierna che ce la ricorda deve essere per noi giorno di esultanza e di riconoscenza. Di esultanza poiché la chiamata a partecipare della Redenzione è l’avvenimento più grande della vita dell’uomo, creato non per un fine temporale, ma per un fine eterno, di riconoscenza al grande dono fattoci dal Signore. E sarà tanto più grande la riconoscenza nostra quanto più grande sarà il concetto che noi avremo della vita soprannaturale, del nostro fine.

Ma quanto diversa la vocazione nostra da quella dei Magi! ... Essi, tosto che videro la stella e senti- rono la voce del Signore, lasciarono tutto e la seguirono. In una parola, furono pronti alla chiamata. E dimostrarono poi la loro riconoscenza nel riconoscere apertamente, senza rispetto umano, la divi- nità di colui che li aveva chiamati. I Magi poi nell’entrare in Giudea smarrirono la stella e tuttavia non si perdono d’animo e di fiducia, ma basandosi sulla parola di Dio si danno a ricercare il Salvatore; ci insegnano chiaramente quale debba essere la nostra condotta nei momenti di prova.

Il Signore le permette le prove e le permette per i fini suoi. Così mentre nei Magi voleva vedere la fedeltà per insegnare a noi a ricorrere ai mezzi ordinari e per occasione agli Ebrei di far conoscere l’adempimento delle profezie: così in noi il Signore, nelle prove, vuol vedere la nostra fedeltà al suo servizio, prova infatti suona esercizio di virtù.

La stessa fede e la stessa fiducia deve animare le nostre prove attuate specialmente nella mortifica- zione ... sono questi nostri sacrifici ... Per aspera ad astra. (Attraverso le asperità sino alle stelle (Cicerone -De natura deorum III). I Magi hanno poi meritato di vedere la stella. Da ultimo, i Magi che entrando nella casa si danno ad adorare il nato re dei Giudei, ci deve far vede- re la fede grande. Viderunt Puerum adoraverunt Deum ... (videro il bambino adorarono Dio - Matte- o 2.11) sine fide impossibile est placere Deo (senza fede è impossibile piacere a Dio – Lettera agli Ebrei, 11,6) ... quale non deve essere stato il conforto dei Magi! Avete mai provato venire ai piedi di Gesù ed effondervi il vostro cuore ... la fede è già premio a se stessa ... una fede che trova il suo fondamento nella profezia del miracolo ed è d’oggi il passo di Michea profeta. “Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt” (e aperti I loro scrigni, offrirono ... Matth. 2, 11) ... Non uscia- mo dal tempio senza aver fatto I nostri doni ... e dopo di esserci giustamente rallegrati e nel ricordo del fatto e della chiamata offriamo aurum (oro) alla fedeltà della riconoscenza e della riconoscenza vissuta ... mirra ... dei sacrifici ... thus (incenso) della fede alla divinità”.





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