Don Giuseppe Celeste

Da giovane Cappellano a Traversetolo nel 1940, agli oltre venticinque anni a S.Andrea Bagni per fare ritorno nel 1967 tra noi, con la cura delle parrocchie di Cazzola, Sivizzano e Torre ma non solo. Preziosa l’opera pastorale a Villa Pigorini-Grossi. Don Giuseppe Celeste ha raggiunto il Paradiso. Lo ha meritato veramente: quasi 104 anni di vita di cui 77 di sacerdozio, interamente speso al servizio di tanti parrocchiani, dai più giovani agli anziani bisognosi di conforto e speranza. Ci ha lasciati martedì 14 febbraio 2017.

Nato a Parma, ma residente con la famiglia a Bergotto, l’11 settembre 1913, fu ordinato sacerdote il 23 marzo 1940.
Quasi contemporaneamente, il 16 aprile 1940, raggiungeva Traversetolo come Cappellano in sostituzione di don Paolino Mingardi. Nella sua “Cronaca” Don Varesi, all’epoca parroco in Traversetolo, ne annotava, entusiasta, l’attivismo e la predisposizione verso i giovani. Don Celeste organizzava pellegrinaggi con ragazze e ragazzi di Azione Cattolica e collaborava con i giovanotti della stessa Associazione che avevano fondato una propria Compagnia Teatrale.
Il 20 luglio del 1941 lasciava però il nostro paese per divenire Coadiutore nella Parrocchia di S. Andrea Bagni, divenendone poi titolare nel 1942. In quella parrocchia visse le tristezze e le miserie della guerra sempre confortando i parrocchiani provati dal dolore per i lutti frequenti e per le rovine di abitazioni e attività. Il primo giungo 1967 tornava tra noi per assumere la responsabilità della parrocchia di Cazzola a cui si aggiunse nel 1979 Sivizzano con Rivalta e nel 1986, un’ulteriore nomina, lo rendeva Amministratore della parrocchia di Torre. Pur sostenendo una così intensa e faticosa attività sacerdotale, si prestava comunque e con assiduità alle necessità del Capoluogo: celebrazioni, confessioni, insegnamento della dottrina, persino autista del pulmino dell’Asilo Infantile Paoletti. Instancabile pendolare per la sua missione, era sempre in movimento da una frazioncina all’altra; ma il suo cuore rimaneva nella sua canonica di Cazzola, dove, puntuale, ogni giorno sedeva alla scrivania del suo studiolo pronto all’ascolto e alle esigenze dei parrocchiani. Uomo mite, generoso, lettore assiduo, colto e interessato al quotidiano, arguto nel giudizio, critico assennato del presente, fu sempre testimone fiducioso della Provvidenza e della volontà di Dio.

Ormai anziano, trascorse diversi anni in paese ospite presso la Casa di Riposo Pigorini. Una presenza fondamentale per la comunità che egli curava quale una parrocchia. Qui ha continuato a celebrare ed a prestare sostegno a tutti fino a tre anni fa, quando, per ragioni di salute trovò appoggio nella Casa di Riposo dell’Opera diocesana a Porporano.

Duratnte i funerali, nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto dall’immagine dei monti innevati che si stagliano all’orizzonte per chi da Parma giunge a Traversetolo, ha ricordato che la vita del credente è così: come per il riflesso del sole sulla neve è impossibile scorgere il limite tra monte e cielo, così la vita di chi ha fede non ha un limite ma una continuità nell’eternità dei cieli. La nostra vita dovrebbe essere così, senza il timore del limite, vissuta nella fede e nella certezza dell’eternità. Ha poi ricordato il vissuto di don Celeste, il suo impegno sacerdotale condotto con estrema puntualità fino agli ultimi giorni e la sua sincera fede.

Breve ricordo di don Giuseppe Celeste predisposto da don Aldino Arcari

“Ho avuto la fortuna nei 21 anni che sono stato a Traversetolo di frequentare e conoscere abbastanza bene don Giuseppe Celeste e questo lo considero un dono del Signore. Un altro presbitero bercetese che se ne va ( ... Berceto ... fucina di tante vocazioni !); era il “decano” del presbiterio di Parma (un record il suo difficilmente superabile): 103 anni compiuti da tempo e il prossimo 23 marzo avrebbe festeggiato 77 anni di sacerdozio. Era stato infatti ordinato presbitero nella mattinata del Sabato santo del 1940 da Mons. Evasio Colli, perché c’erano venti di guerra.

Il cognome dice che non era di origini parmigiane. Infatti il papà proveniva dall’Abruzzo; venuto a Parma a lavorare nelle miniere dì Corchia; qui aveva formato una famiglia da cui erano usciti due sacerdoti: don Pietro, morto in giovane età e appunto don Giuseppe. È stato l’ultimo seminarista che ha frequentato il seminario di Berceto (“che freddo c’era” mi diceva) e aveva tanti ricordi del Vescovo Santo Mons. Conforti. Uno lo ricordava spesso: salutando la popolazione a Bergotto dopo una cresima disse: “Arrivederci tutti in Paradiso”!

Il suo primo ministero lo ha svolto a Traversetolo come cappellano di Mons. Varesi, poi è stato nominato parroco di S. Andrea Bagni negli anni difficili della guerra (Chiesa e canonica bombardata) e poi della ricostruzione; nel 1967 diventa parroco a Cazzola e in seguito a Sivizzano e a Torre; mi- nistero che ha svolto quasi fino alla fine, (almeno fino ai 100 anni) senza mai fermarsi, sempre di- sponibile per le confessioni o qualche altro piccolo servizio. Aveva un carattere forte e deciso, con la battuta pronta e tanti aneddoti e frasi in latino che ripeteva spesso. Una fede granitica; uomo di preghiera e di grande carità. Per concludere 2 immagini di don Giuseppe. La prima. Un attaccamento unico e fortissimo alle sue parrocchie. Fino a 100 anni celebrava 3 messe alla domenica per le sue tre parrocchie. Era solito ricordare il valore insostituibile e la centra- lità della Messa nella vita di un prete e di un cristiano. La seconda. Dal lunedì cominciava a preparare l’omelia della domenica e quante volte veniva a pranzo con un articolo di giornale sottolineato di blu e di rosso per chiedere chiarimenti e spiegazioni. Nel terminare posso dire che io “allora” giovane prete ho ricevuto tanto bene da questo “presbitero”: come esempio e come testimonianza. GRAZIE don Giuseppe. Dal Signore ottieni per la nostra Diocesi tante e sante vocazioni.





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