I Guarnieri

I Guarnieri e la tradizione della lavorazione del ferro

La tradizione della lavorazione del ferro in Traversetolo è stata per tanti anni legata al nome della famiglia Guarnieri. Gli stessi arredi in ferro, finemente lavorato, che ornano la nostra Chiesa sono opera novecentesca di Rosolino Guarnieri. Un mestiere, un’abilità artistica che ha origini lontane, ormai secolari.

Nel 1558, il 25 novembre, mastro Andrea Guarnieri, uomo discreto, figlio del fu Polidoro, stende il suo testamento. Egli si dichiara faber, sive ferrarius (fabbro, o meglio fabbro ferraio). Abita in Traversetolo ed al momento dell’atto è sano nella mente, vista, udito, intelletto e corpo. Alla sua morte egli vuole essere sepolto nella pieve di San Martino di Traversetolo e che i suoi eredi siano tenuti a far celebrare il suo funerale, la funzione nel settimo giorno dalla morte e tutti gli altri riti, ufficiati con decenza, per la cura della sua anima.

Quindi vuole ed ordina che domina Diamanta de Clerici, figlia del fu Antonio di S. Paolo (San Polo), sua moglie, sia padrona, donna di casa, governante, usufruttuaria generale della casa e di ogni bene, immobile e mobile ovunque esistente della casa dello stesso testatore e per tutto il tempo che vivrà casta e onesta in vedovanza onorando il nome del marito; se preferisse un’altra vita, ugualmente le concede la sua dote che è di scudi d’oro cinquecento come compare dal contratto matrimoniale, ed inoltre dei propri beni le dona lire imperiali trecento tre, soldi sei e denari otto.

Ai suoi fratelli, Giovanni Angelo e Giuliano, lascia cinquecento soldi a ciascuno.

Quindi vuole assegna e comanda come eredi universali il Consorzio ossia la Confraternita della Madonna Santa Maria di Traversetolo e Agnese Guarnieri, sua sorella, vedova del fu Marco Ferrari e Bernardina figlia di Pietro de Cagnoli di Mazzola e della defunta Angela, altra sua sorella.

Obbliga la Confraternita a far celebrare ogni singolo anno e in perpetuo una messa in occasione dell’anniversario della sua morte e sei messe pro anima sua. Allo stesso obbligo sono vincolati gli altri eredi.

Come si evince dal testamento, mastro Andrea era uomo di fede, benestante, generoso, particolarmente attento alla cura della sua anima; ma non aveva figli. L’attività della lavorazione del ferro sarà quindi condotta avanti dai suoi fratelli.





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