Nicolino che cercò la fortuna a Roma

Qui si narra di Nicolino che cercò la fortuna a Roma, ma non fece ritorno

Nicholino de Barillis o Nicolino Barilla, abitava fin dai primi anni del 1500 in Traversetolo dove aveva una casetta con un po’ di terra ed una moglie: Caterina de Longhi. Dal loro matrimonio erano nati tre figli: Antonio, Lazarina e Maria. Nel 1527, nell’anno del sacco di Roma, assieme ad altri traversetolesi, come erano soliti fare, partì per Roma in cerca di guadagno e fortuna. Erano con lui, Peregrino del Bono figlio del fu Giovanni con Guglielmo Rizzardo e alcuni altri. Tempo dopo, mentre gli altri tornarono al paese, Nicolino prese la decisione di fermarsi a Roma. Il non ritorno del padre ed il timore della sua morte, diffusa da alcuni traversetolesi che fecero ritorno da Roma poco tempo dopo, portò sconforto nella piccola famiglia già privata della madre e dove era rimasta solo Maria a farne gramezza e pianto. Il fratello, Antonio infatti aveva abbandonato la casa per unirsi ad alcuni soldati di ventura, mentre la sorella Lazarina si era sposata con Matteo Guarnieri e con lui viveva in Panocchia dove morì poco dopo aver dato alla luce la figlia Maria.

Due anni dopo, nel 1529, Peregrino del Bono tornò a Roma con nuovi compagni e sempre per far fortuna; cercò Nicolino, ma non lo trovò. Si recò allora da don Domenico de Patti, sacerdote traversetolese che viveva in Roma godendo di un beneficio ecclesiastico presso la Chiesa di Santa Maria dell’Orto. Da questi apprese che Nicolino era morto e sepolto nel cimitero della Chiesa stessa.

Così la notizia della morte certa di Nicolino si diffuse in Traversetolo dove però anche sua figlia Maria era già morta di peste. Il fratello Antonio non fece mai più ritorno in paese, e se lo fece, racconta Giovanni Antonio Bertoletti del fu Giovanni, anche lui tra i compagni di Roma, lo fece per pochi giorni poi mai più. Si diceva, aggiunge Giovanni Antonio, che anche lui fosse morto. A tornare al paese, di tutta la disgraziata famiglia, fu soltanto Matteo Guarnieri del fu Francesco, con la figlia Maria. In Traversetolo aprì una bottega di ferramenta e aveva anche un carro con due buoi che affittava per lavoro. Matteo era detto in paese “Messerino”, ma si trova scritto anche Meserino e Miserino. Difficile risalire al significato che potrebbe essere inteso per messerino, come diminutivo di messere, signore, cioè un “signoretto”; nella grafia di miserino, invece, come chi piange miseria anche quando non c’è: un tirchio, molto attento ai suoi affari, un buon commerciante qual era infatti Matteo.

Tutta questa storia viene riportata alla luce nel 1550 in seguito ad una controversia tra Matteo Guarnieri e Zanino del Longo, abitante all’epoca in Caviano (S. Polo d’Enza) ospite dell’Ospizio. Entrambi infatti rivendicavano la cura (poi eredità) dei beni lasciati al figlio Antonio da Nicolino. Non essendo più tornato in Traversetolo Antonio e, ormai per diverse testimonianze, ritenuto morto, l’eredità transitava alle sorelle, anch’esse già defunte, e quindi per Lazarina a Matteo, legittimo consorte, per Maria a Zanino parente da parte di madre. la controversia si risolverà poi con un’intesa a favore di Matteo, già da anni curatore dei beni e definito nelle testimonianze di abitanti di Traversetolo huomo da bene et idoneo, di virtù et di fiducia.





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