Sperare nella felicità celeste

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, curato d'Ars - Omelia per (Omelie di Saint Jean Baptiste Marie Vianney, Curé of Ars, trad. adv@evangelizo.org )

ottobre 03 , 2026
Fratelli miei, se la fede ci fa scoprire Dio presente ovunque, la speranza ci fa fare tutto con il solo scopo di piacere a Dio, nella gioiosa certezza di una ricompensa eterna. Poiché, fratelli miei, questa virtù addolcisce così tanto le nostre sofferenze, vediamo tutti insieme in cosa consiste questa bella e preziosa virtù della speranza. Se, fratelli miei, abbiamo la felicità di sapere per fede che c'è un Dio che è nostro Creatore, nostro Salvatore e nostro Sommo Bene, che ci ha creati solo per conoscerlo, amarlo, servirlo e possederlo, la speranza ci insegna che, pur essendo indegni di questa felicità, possiamo sperare in essa per i meriti di Gesù Cristo. Perché le nostre azioni siano degne di ricompensa, fratelli miei, sono necessarie tre cose: la fede, che ci permette di vedere Dio presente in esse; la speranza, che ci fa compiere queste azioni unicamente per compiacerlo e l'amore, che ci lega a Lui come al nostro sommo bene. Sì, fratelli miei, non conosceremo mai il grado di gloria che ogni azione ci procurerà in cielo se la compiamo unicamente per Dio; neanche i santi in cielo lo comprendono. (…) Ma, chiederete, che cosa significa questa parola "speranza"? Eccola, fratelli miei. Significa desiderare ardentemente qualcosa che ci renderà felici nell'altra vita; significa desiderare ardentemente la liberazione dai mali di questa vita e desiderare il possesso di ogni sorta di beni capaci di appagarci pienamente. (…) Dico che la nostra speranza deve essere universale, vale a dire che dobbiamo ricorrere a Dio in tutto ciò che ci accade.     

“In qualunque casa entriate, prima dite:...

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La caratteristica, che desidero in maniera speciale sottolineare nella condotta tenuta dagli apostoli degli Slavi, Cirillo e Metodio, è il loro modo pacifico di edificare la Chiesa, guidati dalla loro visione della Chiesa una, santa ed universale. (...) Già ai loro tempi le differenze tra Costantinopoli e Roma avevano cominciato a profilarsi come pretesti di disunione, anche se la deplorevole scissione tra le due parti della stessa cristianità era ancora lontana....

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