XXV Domenica TO – anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Ciò che Dio ti dà dona felicità
Ti è mai capitato di fare per bene una cosa e poi essere risentito perché qualcun altro ha ricevuto più di te o addirittura se n’è preso il merito? A me è successo tante volte e succede continuamente in ogni ambito: a scuola, con un voto quando senti di esserti impegnato più di un compagno; nel lavoro, quando qualcun altro viene scelto al posto tuo e tu che hai i titoli e l’esperienza vieni scartato. Succede perfino tra amici, quando qualcuno riceve attenzioni che avresti voluto per te dopo le tue continue dimostrazioni di amicizia. E allora si insinua una vocina fastidiosa: «Ma perché lui sì e io no?». Nel Vangelo di oggi alcuni operai lavorano tutto il giorno. Altri arrivano quasi alla fine. E il padrone dà a tutti la stessa paga. I primi protestano. Non perché abbiano ricevuto meno di quanto era stato promesso, ma perché gli altri hanno ricevuto quanto loro. È strano, vero? A volte non ci fa soffrire quello che ci manca, ma il bene che vediamo negli altri. L’invidia ci fa osservare continuamente l’altro e così smettiamo di vivere il nostro tempo. Quando anticamente delle persone attendevano di essere chiamate a lavorare da un padrone, non erano pigri che volevano riposare, ma erano persone che aspettavano qualcuno che desse loro una possibilità. E il padrone della vigna va anche da loro. Qui Dio dimostra di avere una logica diversa dalla nostra. Noi pensiamo in termini di merito, Lui guarda la persona. E questo è il fulcro del Vangelo di oggi: Dio non vuole salvare solo chi si è impegnato a seguirlo, ma anche chi all’ultimo momento ha voluto convertirsi perché ha sperimentato tardi l’amore del Padre. Isaia dice che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. Forse perché Dio non ci guarda chiedendo quanto siamo avanti rispetto agli altri. Paolo arriva a dire qualcosa di profondo: «Per me il vivere è Cristo». La sua vita non ha più bisogno di essere una gara. Smettila di contare i doni degli altri e accorgiti di quelli che hai ricevuto tu. Non sei in ritardo. Non sei fuori gara. Non devi avere la vita di qualcun altro. Hai una vigna tutta tua. E Cristo ti sta chiamando proprio lì, dove coltivare la salvezza che raccoglierai a suo tempo. Oggi prova a vivere bene il tuo tempo, invece di confrontarlo con quello degli altri.

