XXVI Domenica TO – anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».
Ciò che amiamo è ciò che riflettiamo
Forse sarà capitato a tutti di dire «sì» a qualcuno (magari per compiacerlo) e poi fare l’esatto contrario. Succede più spesso di quanto pensiamo. Diciamo di voler cambiare, di voler essere migliori, di voler vivere secondo quello in cui crediamo. Poi arriva il momento concreto e facciamo tutt’altro. Nel Vangelo Gesù racconta di due figli. Uno dice subito di no, ma poi cambia idea e va nella vigna. L’altro dice sì, ma non ci va. Con questa parabola Gesù ci dice che non conta soltanto quello che dici, ma conta soprattutto quello che scegli di fare. Ezechièle, nella prima lettura, parla di conversione. Ma convertirsi non significa sentirsi in colpa per qualche minuto, bensì accorgersi che una strada non porta alla vita e avere il coraggio di cambiare direzione. Paolo, nella seconda lettura, ci indica come procedere: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». È come guardarsi allo specchio. Se dico di seguire Gesù, prima o poi la vita dovrebbe trasudare qualcosa del suo modo di amare, di servire, di perdonare. Davanti a Cristo non devo fingere di essere già arrivato. Posso guardarmi per quello che sono e chiedermi se quello che vedo assomiglia sempre di più a Lui. San Vincenzo de’ Paoli diceva che «l’amore è infinitamente creativo». Vivere come Gesù significa lasciare che il suo amore diventi concreto nelle nostre scelte. Oggi, nel tuo operare, chiediti “In quello che faccio, si vede Gesù?”.

