XXIV Domenica TO – anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
L’amore purifica il cuore
Hai presente quando ti provocano una ferita e tu non riesci a pensare ad altre che a quella? O magari hai provocato tu una ferita e qualcuno ti ha fatto notare e sentire che quella ferita era ancora lì, anche dopo giorni, mesi, magari anni. Restare fermi sulla ferita paralizza la vita. Spesso, certe ferite anche se dopo tanto tempo non fanno più male, noi abbiamo la capacità di non permettere che si cicatrizzino. Ci abituiamo al dolore, ma il fastidio di avere una cicatrice che ci ricordi la ferita ci provoca rancore e quel rancore si traduce in azioni, pensieri e sentimenti che impediscono una vita serena e piena. Il Siràcide infatti, ricorda che il rancore non rimane fuori di noi, ma lo portiamo dentro. È come sporco che si attacca al cuore. E più lo conserviamo, e più ci entra dentro e diventa parte di noi e più pensiamo di avere ragione mentre perdiamo libertà. Gesù oggi racconta di un uomo a cui viene cancellato un debito enorme. Diecimila talenti. Una cifra volutamente spropositata! È il modo con cui Gesù ci fa capire quanto sia grande ciò che Dio perdona a ciascuno di noi. Eppure quello stesso uomo, appena esce, non riesce a perdonare un piccolo debito. Il Vangelo ci insegna che il perdono non significa dire che quello che è successo non conta, ma impedire a quello che è successo di continuare a comandare la tua vita. Torniamo alla ferita. Quando sanguina non basta coprirla. Va lavata, disinfettata, resa sterile perché possa guarire. Il sangue di Cristo fa questo: proprio come il sangue della ferita che serve a lavare, uscendo impedisce alle impurità di entrare e quindi di infettarci. E la cicatrice rende più forte la zona che era stata tagliata. Il sangue purifica, la cicatrice rinforza, ma è l’amore che sana e cura, perché l’amore, come una medicina, entra proprio dove fa male. Paolo aggiunge: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore». Non apparteniamo al nostro rancore. Non apparteniamo a ciò che ci hanno fatto. Apparteniamo a Cristo. Forse oggi Gesù ti sta chiedendo proprio questo. Quale ferita vuoi finalmente sanare affidandola al Suo amore?

