« Questa generazione cerca un segno »
San Pietro Crisologo (ca 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa - Discorsi, 3; PL 52, 303-306; CCL 24, 211-215
E' Giona stesso che decide di essere gettato fuori dalla nave: “Prendetemi e gettatemi in mare” dice (Gn 1, 12) – il che designa la Passione volontaria del Signore. (...) Ma ecco che compare un mostro marino, un grosso pesce si avvicina, che deve pienamente compiere e manifestare la Risurrezione del Signore, o piuttosto realizzare questo mistero. Il mostro qui è immagine terrificante dell'inferno: quando la sua bocca affamata si avventa sul profeta, gusta e assimila la potenza del suo Creatore, e divorandolo si destina in effetti a non divorare più nessuno. Il soggiorno temibile delle sue viscere prepara la dimora dell'ospite dall'alto: per cui quello che era stato causa di malasorte diviene l'imbarcazione imprevedibile di una traversata necessaria, trattenendo il suo passeggero e rigettandolo dopo tre giorni sull'asciutto. Così era distribuito ai pagani quello che veniva strappato ai nemici di Cristo. E quando essi hanno domandato un segno, il Signore ha giudicato di dar loro solo questo segno, attraverso il quale avrebbero capito che la gloria che avevano sperato di ricevere da Cristo veniva data anche ai pagani. (...)
A causa della malvagità dei suoi nemici, Cristo è stato immerso negli abissi del caos dell'inferno; per tre giorni, egli ne ha percorso tutti gli anfratti; perciò, quando da là è risorto, ha manifestato allo stesso tempo la crudeltà dei suoi nemici, la propria grandezza e il trionfo sulla morte.
Perciò sarà giusto che quelli di Ninive sorgano nel Giudizio a condannare questa generazione; perché essi alla predicazione di un solo profeta naufrago, straniero, sconosciuto si convertirono; mentre questa generazione, dopo tante opere mirabili, tanti miracoli, anzi con tutto lo splendore della risurrezione, non sono divenuti credenti, né si sono convertiti.