III Domenica di Quaresima anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gesù è acqua che rinnova
Mesi fa, diverse regioni del Mediterraneo hanno lanciato nuovi allarmi sulla crisi dell’acqua: periodi di siccità sempre più lunghi e città costrette a razionarla. È paradossale: viviamo circondati da tecnologia, ma quando manca l’acqua capiamo subito quanto siamo fragili.
Anche nel deserto della Bibbia succede qualcosa di simile: il popolo ha sete e protesta. Nella prima lettura sentiamo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». In fondo è la stessa domanda che facciamo anche noi quando qualcosa non funziona: quando un’amicizia si incrina, quando qualcuno ci delude, quando ci sentiamo vuoti dentro.
Nel Vangelo Gesù arriva stanco a un pozzo e dice una frase sorprendente: «Dammi da bere». Dio che chiede da bere a una donna. È stranissimo. Al tempo di Gesù i rabbini non parlavano quasi mai in pubblico con una donna, e tanto meno con una samaritana, perché i Samaritani erano considerati eretici. Eppure Gesù rompe tutte le barriere perché sa che quella donna, come tutti noi, ha una sete più profonda dell’acqua del pozzo.
La Quaresima è proprio questo: scoprire di che cosa abbiamo davvero sete. Spesso riempiamo la vita di cose, titoli, approvazioni, relazioni superficiali, ma dentro rimane un deserto. Dio invece fa come nel deserto dell’Èsodo: colpisce la roccia e fa sgorgare acqua.
È bellissimo: proprio dalla roccia dura nasce la vita. A volte anche i momenti più duri della nostra vita possono diventare sorgenti.
Paolo lo dice chiaramente: «La speranza non delude». Perché l’amore di Dio è già stato riversato nei nostri cuori. Questa Quaresima allora ci pone una domanda semplice: da quale pozzo stiamo cercando di bere?
Gesù non promette solo acqua… promette una sorgente che non finisce più.

