LA SPERANZA DI POTER CAMBIARE
Mercoledì della prima settimana di quaresima (12 marzo)
Ognuno di noi vorrebbe ricevere un segno che ci dia la certezza della nostra fede, se così fosse, credere non avrebbe senso in quanto “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede” (Eb 11,1). Il problema che emerge dal vangelo non è tanto la richiesta del segno, quanto la mancanza di una esigenza ad una radicale conversione che ci spinge a credere. Per questo motivo Gesù fa ricorso alla regna del sud e agli abitanti di Ninive i quali credettero alla predicazione e si convertirono. A buon motivo, Papa Francesco, nella lettera enciclica Dilexit nos, denuncia: “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. Nella società di oggi, l’essere umano «rischia di smarrire il centro, il centro di sé stesso». «L’uomo contemporaneo, infatti, si trova spesso frastornato, diviso, quasi privo di un principio interiore che crei unità e armonia nel suo essere e nel suo agire. Modelli di comportamento purtroppo assai diffusi ne esasperano la dimensione razionale-tecnologica o, all’opposto, quella istintuale». Manca il cuore” (n.9).
La mancanza del cuore, inevitabilmente, genera quell’aridità che non ci permette di entrare nel cuore del mistero, per cui – come prova – siamo costretti a richiedere un segno tangibile. La quaresima è il tempo propizio che ci richiama alla conversione, cioè al cambiamento radicale della nostra vita, per vertere cum verso il Signore Gesù, che è il segno della nostra salvezza ben più di Giona!

