LA SPERANZA È ESSERE NOI STESSI
Martedì della seconda settimana di quaresima (18 marzo)
Quanto sono dure le parole pronunciate da Gesù ne vangelo di oggi, ma dobbiamo ammettere che sono molto veritiere. La logica dell’apparire tende a prevalere quasi sempre sull’essere e, come ricorda Papa Francesco in un aneddoto di famiglia, riusciamo financo a mentire a noi stessi. “Per carnevale, quando eravamo bambini, la nonna ci faceva delle frittelle, ed era una pasta molto sottile quella che faceva. Poi la buttava nell’olio e quella pasta si gonfiava, si gonfiava… E quando noi incominciavamo a mangiarla, era vuota. Quelle frittelle in dialetto si chiamavano ‘bugie’ (noi le chiamiamo ‘chiacchere’, ndr). Ed era proprio la nonna che ci spiegava il motivo: ‘Queste frittelle sono come le bugie, sembrano grandi, ma non hanno niente dentro, non c’è niente di vero, non c’è niente di sostanza’” (Dilexit nos, n.7). “Dicono e non fanno”. Impetuose queste parole, che ci inducono a leggerci dentro e chiederci se il nostro agire corrisponde a ciò che siamo e, soprattutto, a ciò che crediamo. Il rischio di riempirci la bocca di belle frasi e citazioni, è ricorrente, ma se ciò che celebriamo nella fede non si esprime nella vita, siamo solo dei ciarlatani, dei banditori di turno, dei funzionari anche del sacro, ma non testimoni credibili. Siamo, come ci ricorda il Papa nella citata enciclica, fortemente condizionati da una “società liquida” che poco, o nulla, “ascolta il cuore”. “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. Nella società di oggi, l’essere umano ‘rischia di smarrire il centro, il centro di se stesso’. ‘L’uomo contemporaneo, infatti, si trova spesso frastornato, diviso, quasi privo di un principio interiore che crei unità e armonia nel suo essere e nel suo agire. Modelli di comportamento purtroppo assai diffusi ne esasperano la dimensione razionale-tecnologica o, all’opposto, quella istintuale’. Manca il cuore.” (op. cit. n. 9). La quaresima è il momento opportuno per “ritornare al cuore”, all’essenza del nostro essere e tolta la maschera di pirandelliana memoria, decidere di essere più che di apparire, perché non ci sia dicotomia alcuna nel nostro agire quotidiani. Ricordiamoci che non basta “essere ammirati dalla gente”, l’essenziale è essere ammirati con compiacenza da Dio.

