LA SPERANZA È LA VITA ETERNA
Giovedì della seconda settimana di quaresima (20 marzo)
Presi dalla frenesia del quotidiano, soventemente dimentichiamo il fine ultimo della nostra esistenza, ovvero la visione beatifica di Dio nella vita eterna. A tale fine è intimamente collegato il giudizio di Dio. Scrive il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo: “’Credo la vita eterna’: così professa la nostra fede e la speranza cristiana trova in queste parole un cardine fondamentale. Essa, infatti, ‘è la virtù teologale per la quale desideriamo … la vita eterna come nostra felicità’ … Un’altra realtà connessa con la vita eterna è il giudizio di Dio, sia al termine della nostra esistenza che alla fine dei tempi … Il giudizio di Dio, che è amore (cfr. 1Gv 4,8.16), non potrà che basarsi sull’amore, in special modo su quanto lo avremo o meno praticato nei riguardi dei più bisognosi, nei quali Cristo, il Giudice stesso, è presente (cfr. Mt 25,31-46). Si tratta pertanto di un giudizio diverso da quello degli uomini e dei tribunali terreni; va compreso come una relazione di verità con Dio-amore e con sé stessi all’interno del mistero insondabile della misericordia divina … Il giudizio, quindi, riguarda la salvezza nella quale speriamo e che Gesù ci ha ottenuto con la sua morte e risurrezione” (Spes non confundit, nn. 19 e 22). È quanto emerge dal brano del vangelo di oggi. Un uomo ricco, senza nome, e un povero chiamato Lazzaro. Il ricco è troppo sicuro di sé, dei suoi beni e della sua ricchezza, è troppo preoccupato di guardare in Alto durante la sua vita terrena, quando alzerà gli occhi sarà ormai troppo tardi. Tendiamo sempre a procrastinare, come se la morte possa essere programmabile, dimenticando il monito di Gesù che ci esorta ad esser sempre pronti e vigilanti (Mt 24, 44). “Ma cosa significa essere pronti? In fondo, se l'Amore è la relazione, allora ci si preparerà – ci si salverà – solamente nelle relazioni. Non eremitiche e solitarie preghiere, inutili autoflagellazioni, ma la ricerca di un'anticipazione. Non aspettare che l'Amore venga dall'esterno, ma cominciare ad amare tutti e tutto qui ed ora. Ci si prepara, giorno per giorno, cercando di amare incondizionatamente e liberamente il Signore, l'umanità e la terra” (Alessandro Anderli). Proprio quello che non ha fatto il ricco del vangelo, “potea non volle, or che vorria non puote” (Luigi Fiacchi)

